Putin cita la Bibbia per giustificare la guerra in Ucraina

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Putin cita la Bibbia

Il presidente russo Vladimir Putin cita un versetto della Bibbia durante il suo discorso alla nazione, a un concerto-raduno a Luzhniki. In onore dell’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea e di Sebastopoli alla Federazione Russa. 

Putin cita la Bibbia: cosa dice?

In una rara apparizione pubblica dopo tre settimane dall’invasione dell’Ucraina, che ha reso la Russia un’emarginata tra le nazioni e ha innescato proteste in patria, contro la guerra, il presidente russo Vladimir Putin è apparso a un’enorme manifestazione di sbandieratori, in uno stadio di Mosca. In piedi sul palco con un dolcevita bianco e un piumino blu, Putin ha parlato per circa cinque minuti. E durante il suo discorso, trasmesso sul canale televisivo Russia 24, il leader del Cremlino cita la Bibbia. Cercando di giustificare la guerra come giusta. Parafrasando i versetti del Vangelo di Giovanni, il leader russo dice delle truppe: “Non c’è amore più grande che rinunciare alla propria anima per i propri amici. Spalla a spalla, si aiutano e si sostengono a vicenda”. Insistendo, poi, che le sue azioni erano necessarie per prevenire il “genocidio“. Un’affermazione categoricamente negata dai leader di tutto il mondo.

Cremlino e patriarcato

Putin che si dichiara cristiano praticante, la conversione risalirebbe al 1993, quando la moglie rischiò di morire in un incidente, dovrebbe avere come riferimento il Vangelo. Nel quale si condanna la guerra, e si archivia anche il “concetto di guerra giusta“. Una guerra di aggressione è intrinsecamente immorale. Ma anche la stessa parte di Chiesa che è fedele a Mosca, appare sempre più divisa al suo interno. A causa della posizione ambigua espressa dal Patriarca Kirill. Il quale è legato a doppio filo a Putin. Nel sermone del 6 Marzo, da molti definito “allucinante“, Kirill ha giustificato la guerra come uno scontro di civiltà tra la Russia autenticamente cristiana e l’Occidente filo-gay. Che vorrebbe esportare ovunque il Gay Pride. Il risultato della presa di posizione pro-Putin di Kirill, è che un certo numero di vescovi ucraini del Patriarcato di Mosca hanno deciso di non nominare più Kirill nelle divine liturgie. Il che equivale a uno scisma di fatto.


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