Psicologia e “culture” della psicologia

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La psicologia ha come obiettivo quello di spiegare i meccanismi e i dinamismi psichici dell’uomo. La riflessione psicologica arricchisce quotidianamente il pensiero e l’azione dell’individuo. Ne guida le scelte, le affermazioni, le motivazioni, le relazioni. Così si elabora una teoria, che consente di sistematizzare i dati osservati e raccolti in un preciso quadro, che è la teoria psicologica. E’ possibile parlare di psicologia e “culture” della psicologia. Infatti, dalle teorie psicologiche, derivano quattro prospettive antropologiche che sono definite “culture” della psicologia.

La psicologia

La psicologia ha come obiettivo quello di spiegare i meccanismi e i dinamismi psichici dell’uomo.

La riflessione psicologica arricchisce quotidianamente il pensiero e l’azione dell’individuo, guidandone le scelte, le affermazioni, le motivazioni, le relazioni.

Così, si elabora una teoria, che consente di sistematizzare i dati osservati e raccolti in un preciso quadro, che è la teoria psicologica. Essa è l’insieme di ipotesi coerentemente organizzate che servono come principi di spiegazione per una classe di fenomeni empirici e come spinta per esplorare più nel profondo l’organizzazione di tali fenomeni. Da qui, è possibile apprendere ulteriori informazioni. Infatti, lo psicologo si occupa di ordinare e sistemare i dati osservati, come pure fornisce gli elementi per permettere di interpretarli.

Differenti sono i fenomeni psichici che le diverse teorie psicologiche vanno ad osservare. Come diverse sono le riflessioni teoriche sullo stesso fenomeno osservato.

Le teorie psicologiche

La teoria spiega la realtà e resta in contatto con essa a patto di essere continuamente rivista. Dalla realtà sono elaborati modelli, cioè schemi che esplicano la teoria permettendone l’utilizzo. Infatti, il modello è qualcosa di pratico che serve per produrre nella mente umana ciò che la teoria afferma. Quindi ogni teoria è anche un modello, ma non può esistere il contrario.

Sigmund Freud, con la psicoanalisi, sosteneva lo stretto legame tra passato e presente. L’individuo è condizionato dai primi anni di vita. Il padre della psicoanalisi parte dal modello psicogenetico. Questo enuncia che il presente è comprensibile dal passato, avvalendosi del modello ‘topico’ e di quello ‘economico’. Attraverso il modello ‘topico’, riconosce tre istanze della personalità umana. Le tre istanze sono conscio, preconscio e inconscio. Secondo il modello ‘economico’ esistono tre energie che fanno funzionare la psiche. Queste sono Es, Io e Super-Io. Tutto questo funziona attraverso complessi, metafore e fasi di sviluppo, in vista del continuo rinegoziarsi dell’Io.

Alfred Adler, psicologo e psicoterapeuta fondatore della psicologia dinamica, ha affermato che l’uomo vive il dualismo tra il sentimento di colpa e la volontà di potenza. L’individuo è influenzato dal passato ed è in preparazione al futuro.

E’ possibile comprendere cosa accade nella realtà e l’impossibilità di costruire una scienza sull’uomo che non porti a una visione precisa dell’uomo stesso.

Ogni teoria sull’uomo afferma la natura dell’uomo, cioè che cosa è. Inoltre, afferma anche la sua essenza, cioè chi è.

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In tal modo, la teoria diviene un’antropologia. Questo perché teorizza sugli obiettivi, su ciò che è sano o dannoso, sulle strategie della vita a misura del singolo individuo. Egli è orientato al raggiungimento del bene integrale. Il bene integrale è il bene di tutta la persona nella sua totalità, cioè parte biologica, psichica, sociale, e in tutte le sue relazioni.

Prospettive antropologiche e “culture” della psicologia

Dalle teorie psicologiche derivano quattro prospettive antropologiche. Queste nascono della psicologia dello sviluppo morale, grazie a Jean Piaget, Eric Erikson, Lawrence Kohlberg. Esse sono definite “culture”. La“cultura” è un sistema di simboli e di norme. Essi guidano una società o un gruppo. Assicurano immagini generali della natura del mondo, dello scopo della vita e alcuni principi secondo i quali la vita va vissuta. Queste “culture” sono: la “cultura” del distacco, dell’armonia prestabilita, del controllo e della cura.

La “cultura” del distacco parte dal presupposto che l’individuo vive in un mondo ostile. Egli si muove spinto dai propri interessi e dall’impulso della soddisfazione di sé. Quando passa dalla frustrazione alla gratificazione, entra in contrasto con le richieste della società. L’obiettivo è arrivare al bene per se stessi e instaurare rispetto reciproco con l’altro.

La “cultura” dell’armonia prestabilita ipotizza un mondo, dove esiste un’armonia prestabilita. Questa è orientata ad assicurare che l’interesse di un individuo coincida con l’interesse degli altri. Ciò comporta che tutti gli individui seguono i propri interessi senza temere di entrare in conflitto con quelli altrui. Questa spontaneità che regge le relazioni è messa a rischio dalle pretese dell’ambiente.

La “cultura” del controllo pone attenzione al ruolo educativo dell’ambiente. Questo è possibile attraverso il ‘comportamentismo’. Esso studia il rapporto tra stimolo e risposta. L’educazione del singolo alla comunità è obiettivo primario, quindi al primo posto c’è il bene della comunità nel suo insieme. In un secondo momento, è considerato il bene di ciascuno.

La “cultura” della cura afferma che l’uomo ha possibilità di crescita. Se c’è la cura, tensioni e angosce permettono all’uomo di crescere, fino a intraprendere percorsi di formazione dell’identità personale e di incontro con gli altri.

Il ruolo delle “culture” della psicologia nella costruzione dell’identità umana

L’individuo desidera la vita. Il ruolo dell’inconscio è proprio ricordarglielo.

E’ fondamentale “discernere”. Quindi, l’individuo deve sviluppare la capacità di distinguere tra bene e male. Ciò è possibile grazie a una serie di valutazioni personali e che riguardano la relazione con gli altri. Le scelte consentono all’individuo di crescere e sviluppare la propria identità. Essa consiste nella percezione che si ha di sé e nella consapevolezza di esistere come individuo in relazione con l’altro.

L’obiettivo è il benessere. Esso si raggiunge attraverso la scelta del bene da farsi. Ciò avviene nell’ottica della reciprocità. Infatti, riconoscendosi l’uno con l’altro, ognuno può riconoscersi meglio e agire per il benessere.