Miele d’acacia, castagno, eucalipto, si pensi che solamente in Italia esistono oltre 50 varietà di miele; ma oggi voglio parlarvi di qualcosa di più sofisticato: il mad honey. Nel cuore del Nepal, vive una delle 59 nazionalità indigene nepalesi attualmente presenti sul territorio: i Gurung o anche denominati “Tamu” che in tibetano significa “uomo a cavallo”, sono una tribù di cacciatori del miele e gli ultimi esseri umani prima di un picco di 8091 metri, originari del Tibet e stabilitesi alle pendici di Annapurna, uno dei giganti dell’Himalaya. Il villaggio è circondato da una fitta foresta, dominata da un alone di mistero, i cui segreti sono noti solamente ai popoli locali.

Una volta all’anno, l’ape himalayana gigantesca dal nome Apis dorsata laboriosa che può arrivare a misurare più di 3 centimetri e risulta essere la specie più grande al mondo, si nutre del nettare di fiori velenosi e produce un miele afrodisiaco e dalle proprietà allucinogene che variano d’intensità in base al periodo dell’anno, raggiungendo il picco nei mesi primaverili. L’alveare che arriva a misurare 2 metri di lunghezza può contenere fino ad un quintale di miele.

Si tratta infatti di un rododendro che appartiene alla famiglia delle Erbacee, i cui fiori contengono la graianotossina che induce uno stato di ubriachezza, simile all’assenzio, se ingerito in quantità significative provoca l’avvelenamento da miele: secondo i Gurung la dose massima è di 3 cucchiai, se viene assunto in dosi maggiori può incidere sulla vista e provocare allucinazioni, problemi respiratori e cardiovascolari.

Prima della caccia è di buon auspicio bruciare dell’incenso e invocare gli spiriti della foresta, offrendogli un sacrifico animale in cambio di una buona protezione durante il raccolto. Questo rito è chiamato “puja” e nel farlo i Gurung si ispirano all’ animismo, termine coniato nel 1867 dall’antropologo inglese Edward Burnett Tylor; secondo la credenza, ogni elemento naturale è sacro perché dotato di anima.

A questo punto, vengono preparate le scale con dei bastoncini di bambo, la corda e una buona quantità di foglie verdi per stanare le api. Infatti, una volta creato il finto incendio, queste vedranno il fumo come un segnale di allarme e la presenza del cacciatore passerà in secondo piano. La nube grigia infatti, serve a disorientarle così da permettere ai Gurung di raccogliere il miele afrodisiaco.

La caccia è un percorso complicato che richiede un’elevata lucidità ed esperienza, l’alveare infatti, si nasconde fra insenature nella roccia a strapiombo che arrivano a sfiorare oltre 2500 metri, utilizzando dei lunghi bastoni chiamati “tangos” e delle scale di corde spesse, i Gurung si inerpicano a piedi nudi. L’impresa risulta molto rischiosa e alle volte, fatale.

Tornati al villaggio, rivendono una parte del miele ai market locali e con quello che avanza, consumano un cucchiaio al giorno per ottimizzare le proprie difese immunitarie; gli scopi del mad honey variano dai più ricreativi fino ad arrivare a cure vere e proprie per l’ipertensione, diabete e performance sessuale, dietro di esse non vi è alcuna documentazione scientifica, eppure c’è chi attesta la veridicità delle sue incredibili proprietà benefiche… Lo si può trovare in vendita su internet, il costo minimo è di 88 euro. http://themadhoney.com/honey/

In antichità, questo “miele pazzo” fece la sua prima comparizione nel 401 A.C. quando Senefonte, allievo di Socrate nonché studioso, soldato e mercenario greco lo menzionò nelle cronache dei suoi viaggi: in seguito alla vittoria sui Persiani, le sue truppe stavano tornando in Grecia lungo le spiaggie del Mar Nero. Nei pressi di Trebisonda (Turchia) decisero di fare un banchetto con il miele che avevano rubato dagli alveari, qualche ora dopo i soldati iniziarono ad avere crampi e convulsioni, soffrirono di uno stato confusionale che gli indusse vomito e diarrea e non poterono più proseguire. Il giorno dopo, gli effetti erano spariti e le truppe ripresero il cammino verso la Grecia.

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