Proud boys: l’hashtag dei suprematisti “diventa” gay

L'hashtag dei Proud Boys, ora ha i colori dell'arcolabeno.

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Proud Boys

La comunità gay si è impossessata dell’hashtag dei Proud Boys, dopo che i suprematisti sono stati citati dal presidente degli Stati Uniti, durante il primo dibattito per le presidenziali con Biden, in vista delle elezioni del 3 novembre. La comunità LGBTQIA, dopo gli attacchi ricevuti in diretta TV, è passata al contrattacco. Cosa è successo? Ora lo scoprirete.

I Proud Boys: chi sono e cosa rappresentano

Inizia tutto il 7 settembre 2020. Quando un centinaio di sostenitori del presidente Trump, si riuniscono per una manifestazione in Oregon. In occasione del Labor Day. Qui un uomo con la maglietta nera e oro, con la scritta ‘Proud Boys’, di nome Flip Todd, si è rivolto alla folla affermando di aver giurato fedeltà agli Stati Uniti e al suo presidente, Donald Trump. In tale occasione ha ribadito che se gli attivisti del Partito Repubblicano avessero mai avuto bisogno di qualcuno per garantire la sicurezza di un evento, i ‘Proud Boys’ erano disponibili. I Proud Boys, sono di fatto, la nuova milizia armata del presidente Donald Trump. Inoltre, sono misogeni, islamofobi, antisemiti. Nonchè antiimmigrati e suprematisti bianchi. Tanto da definirsi sciovinisti d’Occidente. Negli ultimi mesi i Proud Boys si sono scontrati con gli attivisti di Black Lives Matter a Seattle, Washington e Portland.

La genesi

I Proud Boys è un gruppo di attivisti dell’Alt-Right statunistense. Nascono nel 2016, grazie a Gavin McInnes, autore canadese, tra i fondatori di Vice Media. Indossano una polo nera e gialla Fred Perry come uniforme. Il brand di moda però, ha preso posizioni di dissenso dal movimento. Durante i loro raduni inneggiano alla superiorità della civiltà occidentale, incoraggiando l’uso della violenza a scopo politico a scapito soprattutto dei movimenti antifa.

Cosa è accaduto durante il dibattito tra Biden e Trump

Durante il primo dibattito presidenziale con Joe Biden, proprio prima di comunicare al mondo di aver contratto il Covid-19, Donald Trump ha lanciato un attacco contro gli attivisti di sinistra. Poi rivolgendosi al gruppo dei Proud Boys ha suggerito loro di «stare a guardare e stare pronti». I componenti del gruppo hanno risposto con grande entusiasmo all’invito di Trump, interpretandolo come un modo per appoggiare pubblicamente la loro storia di violenza contro i manifestanti di sinistra e antifascisti. Quali, gli attivisti di Black Lives Matter. E soprattutto come una chiamata alle armi in vista delle imminenti elezioni.


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L’hashtag dei Proud Boys diventa arcobaleno

Pare infatti che i commenti di Trump abbiano portato a un picco nel reclutamento di nuovi adepti, attraverso l’ #ProudBoys apparso sul social media Parler. Una piattaforma di raduno dei sostenitori di Trump. I Proud Boys non sono presenti però su twitter perchè bannati per i loro post transfobici, misogini, islamofobici. La comunità LGBTQIA ha approfittato di questa assenza appropriandosi dell’hashtag #ProudBoys, rendendolo uno slogan di positività. Perciò, hanno inondato twitter, di foto di coppie gay felici e altre gioiose dimostrazioni di orgoglio gay.

A innescare il movimento sarebbe stato l’attore e attivista George Takei, che facendo riferimento agli sforzi passati di alcuni TikToker e agli stan del K-pop, per soffocare i sostenitori di Trump il primo ottobre ha twittato: «E se i ragazzi gay si fotografassero mentre si baciano o fanno cose molto gay, usando l’hashtag #ProudBoys?». Il risultato è stato dirompente. Cercando l’hashtag su Twitter non ci si imbatte più in post deliranti che sostengono l’idea che gli uomini bianchi e la cultura occidentale siano sotto assedio 

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