Birmania: Mosca si oppone alle sanzioni

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Proteste in Birmania

Le proteste in Birmania rischiano di trasformarsi in una guerra civile su vasta scala. Per questo motivo il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov si oppone alle sanzioni contro il governo birmano, che peggiorerebbero la situazione.

La situazione in Birmania

In Birmania, il 1 febbraio un colpo di stato ha rovesciato il governo eletto lo scorso novembre, trasferendo il potere nelle mani del generale Min Haung Hlaing. Secondo alcuni militari, la causa del golpe riguarda i tanti brogli elettorali commessi nelle ultime elezioni ed altre irregolarità denunciate dalle forze armate. Infatti il Tatmadaw, il dipartimento per la sicurezza aveva annunciato di usare la forza, qualora le loro richieste non fossero state accolte. Infatti da quel momento la violenza dilaga. I rivoltosi hanno preso d’assalto tante case e tanti civili hanno perso la vita, anche medici ed infermieri, vittime dei tanti cecchini in circolazione.

Birmania: Qual’è il punto della situazione

Le reazioni della comunità internazionale alle proteste in Birmania

La comunità internazionale non si è fermata davanti a tanta violenza. Il Consiglio ONU per diritti umani chiede sanzioni mirati contro le violenze. Amnesty international ha sposato la stessa causa, chiedendo di abbandonare le armi contro i manifestanti pacifici. Il Relatore speciale delle Nazioni Unite, Tom Andrews ha definito queste proteste “una pericolosa escalation”, fino a sfociare in una guerra civile.

La risposta di Mosca sulla Birmania

In questo scenario, la Russia si oppone fermamente alle sanzioni contro il governo birmano, che inasprirebbero la violenza delle proteste. Secondo il ministro Lavrov, eventuali misure punitive nei confronti della giunta militare che è salita al potere, causerebbero una sempre più pericolosa guerra civile su vasta scala.

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