martedì, Luglio 23, 2024

Proteggere la dignità: l’Iran tutela le donne? (Video)

Proteggere la dignità delle donne è tra gli obiettivi della nuova legge approvata in Iran. Il provvedimento tanto atteso dovrebbe introdurre tutele contro la violenza di genere. Nonostante sia considerato un notevole passo in avanti per il Paese, alcune organizzazioni internazionali dei diritti ne hanno segnalato diverse lacune. Quindi la domanda è: le autorità hanno fatto abbastanza?

Proteggere la dignità: di cosa si tratta?

Proteggere la dignità, difendere le donne. Questi gli obiettivi prefissatisi dal disegno di legge presentato dall’esecutivo centrista e moderato del presidente iraniano Hassan Rouhani. Una normativa attesa da anni che introduce le prime caute forme di tutela contro la violenza di genere e timidi provvedimenti nei confronti dei responsabili. Un risultato ragguardevole se si considera che la proposta è stata votata da una maggioranza conservatrice e ultraconservatrice. Comunque, il provvedimento ha inorgoglito la vicepresidente iraniana per le donne e gli affari familiari, Massoumeh Ebtekar. Tanto che su Twitter ha spiegato come la nuova legge sia il risultato di “centinaia di ore di deliberazione” dedicata a “donne iraniane degne e pazienti“.

Una nuova consapevolezza?

L’esame della proposta era iniziato il 17 settembre 2019 grazie al pressing del movimento #MeToo e delle attiviste per i diritti delle donne, che da sedici chiedevano una normativa in materia. Fino al gennaio di quest’anno, infatti, l’Iran rientrava nella lista dei circa 50 paesi il cui ordinamento non prevedeva leggi specifiche contro la violenza domestica. Come del resto la maggior parte dei paesi mediorientali e del Nord Africa. Tuttavia, l’escalation di deplorevoli violenze verificatesi nella primavera ed estate del 2020 ha indotto l’opinione pubblica ad affrontare il problema. Ad esempio, uno studio della Iranian Quarterly Journal of Social Development mostra che tra il 2010 e il 2014 il paese ha registrato almeno 8.000 delitti d’onore. Crimini tollerati dall’ordinamento perché percepiti come violazioni delle norme islamiche o delle consuetudini sociali.

Un problema di mentalità?

Stando al rapporto nazionale dello Human Rights Watch (HRW), nel 2004 il 66% del campione di donne sposate intervistate aveva dichiarato di aver subito almeno una volta nella vita una qualche forma di violenza. Di queste, il 30% aveva subito violenza fisica mentre il 10% riportava danni permanenti. Sebbene non esistano dati ufficiali della violenza contro le donne in Iran, nel 2014 un funzionario della polizia di Teheran, Hadi Mostafayi, aveva riferito che il 20% degli omicidi fossero crimini di questa natura. Ma vero catalizzatore della riforma è stato l’omicidio a Teheran di una giovane quattordicenne. Un’esecuzione commessa dal padre per impedirle di fuggire con il ragazzo.

Il caso

Nonostante la brutalità del crimine, l’uomo era stato condannato a nove anni di reclusione anziché alla pena capitale. Come consentirebbe la legge iraniana nei casi di omicidio volontario. In quel caso, i giudici avevano riconosciuto la parentela come esimente piuttosto che aggravante. Infatti, ai sensi dell’articolo 220 del codice penale islamico il padre viene considerato il “guardiano” della famiglia. Ragion per cui gli viene riconosciuto uno sconto di pena nel caso compia un delitto per “riscattare” l’onore della famiglia. Ad ogni modo, l’episodio aveva infiammato il dibattito pubblico avviando il percorso che avrebbe portato all’approvazione della legge del gennaio 2021.


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https://twitter.com/Skeikhali1/status/1346194124920254467?s=20

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Proteggere la dignità: cosa dice la legge?

Il provvedimento intende tutelare la donna contro qualsiasi forma di violenza. Quindi anche sessuale. Infatti, la legge punisce “Ogni atto intenzionale contro una donna commesso nei confronti del suo essere tale, per la sua posizione vulnerabile o per la natura della relazione e che possa arrecarle danno fisico, morale o spirituale”. Dunque, da gennaio la violenza domestica rientra nell’ambito dei crimini contro l’integrità fisica o mentale, contro il buon costume e contro i diritti della famiglia. Inoltre, la normativa include delle misure attuative che prevedono l’istituzione di fondi per il risarcimento delle vittime. Oltre alla formazione della magistratura per trattare questi casi. Sebbene sia stata festeggiata come “una vittoria” dalle attiviste iraniane per i diritti delle donne, la nuova legge lascia però delle perplessità. A partire dal fatto che positivizza l’inferiorità di genere della donna rispetto all’uomo.

L’iter legislativo

L’allora progetto di legge “Protezione, dignità e sicurezza delle donne contro la violenza” era stato discusso per la prima volta dall’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad (2005-2013). Anche se mai definito completamente. Poi la proposta è stata ripresa nel 2013 dall’attuale presidente Hassan Rouhani. E solo nel settembre 2019 la magistratura aveva dichiarato di averne ultimata la revisione. Fino al gennaio 2021 quando il testo ha passato anche il vaglio del Consiglio dei Guardiani, il consesso composto da giuristi ed esperti religiosi. Secondo l’Iran Press News Agency, il provvedimento di 58 articoli avrebbe prima di tutto un intento educativo. Ragion per cui si è affiancata una campagna di prevenzione delle violenze sulle donne in tutto lo Stato islamico.

Cosa s’intende per violenza?

Nello specifico, il provvedimento definisce violenza come “qualsiasi comportamento inflitto alle donne a causa del sesso, della posizione vulnerabile o del tipo di relazione, idoneo a infliggere danni alla loro mente, corpo, personalità e dignità, oppure le limita o le priva dei diritti e delle libertà legali“. Il che sembrerebbe includere tra le fattispecie penali anche atti come il matrimonio forzato e le molestie sessuali in pubblico. “Per decenni, le donne iraniane hanno aspettato una legislazione completa per prevenire la violenza contro le donne e perseguire i colpevoli“, ha osservato Tara Sepehri Far, ricercatrice iraniana di Human Rights Watch. Pur riconoscendo la validità di alcune disposizioni introdotte, però, l’Osservatorio ritiene che il provvedimento non soddisfi ancora gli standard internazionali.


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Proteggere la dignità: il commento

Dialogando con cinque professionisti tra avvocati e difensori dei diritti delle donne, l’Osservatorio ha potuto riscontrare diverse lacune del provvedimento. Ad esempio, la nuova legge non include tra le fattispecie di reato alcune forme di abuso come lo stupro coniugale o il test della verginità. Entrambi considerati crimini dalle Nazioni Unite. Inoltre, la legislazione non considera ancora reato (né tantomeno abolisce) i matrimoni precoci. Quindi, dal tredicesimo anno di età le ragazze potrebbero contrarre legalmente matrimonio col consenso del padre. Oppure del giudice qualora abbiano un’età inferiore. Oltretutto, il nuovo dettato normativo non modifica la definizione di stupro ai sensi del codice penale. Considerando reato solo il rapporto sessuale non consensuale tra una donna e un uomo a cui non è sposata, la fattispecie esclude diverse forme di abuso.

Proteggere la dignità anche dallo stupro?

Soprattutto, la legge riconosce una serie di esimenti in caso di parentela tra donna e stupratore che di fatto ne limitano la tutela. Stando alle nuove disposizioni, se l’aggressore è il marito o il padre della vittima si può chiedere al giudice di esperire un tentativo di conciliazione. Una sorta di soluzione transattiva che escluderebbe il processo di primo grado in caso di esito positivo. Al contrario, il diritto internazionale vieta procedimenti alternativi al giudizio in tutti i casi di violenza sessuale. Per di più, le norme iraniane continuano a riconoscere una posizione di supremazia all’uomo, che sia marito o padre. Ad esempio, consentendo loro di controllare gli spostamenti della consorte o figlia allo scopo di proteggere “i valori familiari”. Di certo, queste restano le principali criticità della nuova normativa.

Una conquista per l’Iran?

Nel 2012 Amnesty International aveva denunciato l’Iran per mantenere nell’ordinamento leggi discriminatorie. Infatti, lo Stato islamico è tutt’ora uno dei 6 paesi a non aver ratificato la Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne (CEDAW). Anche se nel 2017 l’Iran sembrava aver compiuto i primi timidi passi a favore delle vittime di violenza domestica. Non solo istituendo un numero di emergenza. Ma anche assegnando delle case sicure alle donne vittime di violenza o senza fissa dimora. Secondo quanto riferisce lo Human Rights Watch, a marzo 2019 si contavano solo 24 di queste strutture in tutto l’Iran, per un totale di 1.500 posti. Oltretutto, le donne avrebbero potuto restarvi per un massimo di 12 mesi. Da ultimo, solo di recente l’Iran ha consentito alle donne di assistere agli eventi sportivi. Ad esempio, le donne hanno potuto guardare la prima partita calcistica nell’ottobre 2019.

Proteggere la dignità è possibile?

In passato lo Stato islamico è stato criticato in numerose occasioni per il modo in cui ha gestito i diritti delle donne. Tuttavia, gli ultimi provvedimenti emanati sembrerebbero indicare un cambio di rotta. La speranza è che in futuro la normativa iraniana possa garantire alle donne una tutela piena ed efficace. In questo modo si potrà davvero realizzare l’Obiettivo 5 dell’Agenda delle Nazioni Unite. Ossia porre fine alla violenza di genere entro il 2030.


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