Processo Assange, spuntano documenti CIA di un piano contro il giornalista

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L’opera di insabbiamento del processo Julian Assange da parte dei nostri media mainstream ha raggiunto il limite. Non è solo una questione di giustizia, e già questa sarebbe necessaria per renderlo come primo fatto nei tg o nei giornali, ma anche di diritti umani. Assange è imprigionato da oltre un anno in un carcere di massima sicurezza per aver svolto il ruolo consono a tutti i mestieranti del giornalismo. Portare fatti e documenti di attività illecite.

Chi c’è dietro all’incarcerazione di Assange?

Come ha più volte affermato Nils Melzer, inviato speciale ONU, Assange ha subito numerosi attacchi psicologici. Avallati poi dalle numerose attività di spionaggio da parte di società come la UC Global, rea di aver raccolto filmati dell’australiano durante la sua permanenza nell’ambasciata ecuadoregna. Non solo: la società spagnola era d’accordo con l’intelligence americana con la volontà di posizionare numerosi microfoni nascosti per monitorare gli incontri di Assange con gli avvocati. In più, la sua impronta digitale è stata ottenuta da alcune rilevazione biometriche.

Dietro tutto questo ci sarebbe stata la regia della Cia che avrebbe voluto addirittura inscenare un omicidio o un rapimento. La questione è ora sotto gli occhi della giustizia britannica che la sta valutando all’interno del complesso processo che vede protagonista una rete sempre più numerosa di persone dietro la detenzione di Assange.

Wikileaks, Julian Assange arrestato a Londra - la Repubblica
Julian Assange

La libera informazione a riscio

Insomma, il caso Assange dovrebbe inondare tutte le emittenti pubbliche, ma a conti fatti una piccolissima fetta della popolazione ha mai sentito parlare di Wikileaks e della sua attività di informazione. Ricordiamo inoltre che il processo è in mano a Emma Arbuthnot, giudice inglese legata sentimentalmente ad un magnate dell’industria militare e connessa con gli ambienti della Henry Jackson Society. Una persona che ha quindi un notevole interesse nell’ammanettare il giornalista in una prigione americana; come lo stesso think thank che ha dichiarato in vari comunicati che Assange è il nemico. E per la salvaguardia della cosiddetta “esportazione della democrazia”, bisogna tacciarlo.

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