Problemi post Brexit: migliaia di pensionati devono provare il diritto a risiedere in UK

Emblematico ma non isolato il caso del connazionale Antonio Finelli, 95 anni, trasferitosi a Folkestone, Regno Unito, ben 68 anni fa. Nonostante percepisca regolarmente la pensione da 32 anni per il governo inglese è come se non fosse mai esistito e lo intima a provare il suo diritto ad abitare nel Paese

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Oggi ha 95 anni e vive nel Regno Unito dal 1952. Per 40 anni vi ha lavorato e da oltre tre decenni percepisce regolarmente la pensione. Eppure, il governo inglese ha chiesto ad Antonio Finelli di fornire le prove della sua residenza sull’Isola per provare il diritto di abitare quella che l’anziano, oramai, considera casa propria.

Finelli aveva richiesto un permesso lavorativo a seguito della conclusione del secondo conflitto mondiale. Circa 70 anni dopo, non risulta registrato in nessun sistema.

Non penso che sia giusto, dopo che sono stato qui così a lungo”. Questo il commento di Antonio, pensionato di origini italiane classe 1925, che 68 anni fa ha deciso di trasferirsi a Folkstone, nel Regno Unito, e di costruire lì la propria vita, lavorando e pagando le tasse al pari qualunque altro cittadino britannico.

Penso che sia davvero ingiusto. Avrebbero dovuto sapere che io ero qui”, ha replicato.

Nonostante percepisca regolarmente la pensione da 32 anni, sia sempre stato un cittadino modello e abbia rispettato le leggi sull’immigrazione inglese ben prima che venisse consentita la libera circolazione delle persone con la partecipazione della Gran Bretagna alla Comunità Europea, la lettera ricevuta dal governo londinese non gli lascia scampo, obbligandolo a dare prova della sua residenza. Come se non fosse mai esistito.

Non so perché mi chiedano tutti questi dati bancari”, ha detto a Dimitri Scarlato, volontario della sede italiana Inca CGIL in Gran Bretagna al quale l’anziano si è rivolto per ricevere assistenza. 

Hanno voluto dei soldi da me, ho pagato le tasse”, ha concluso il 95enne incredulo.

Il pensionato ha ora l’onere di dimostrare di essere residente nel Regno Unito da almeno cinque anni per ottenere il permesso di continuare ad abitarvi e fornire circa 80 pagine di documentazione bancaria per provarlo.

Il 50% degli anziani che hanno vissuto nel Regno Unito per 40, 50 anni – spiega Scarlato – non sono registrati nel database nazionale, quindi rischiano seri problemi col Dipartimento per il lavoro e per le pensioni (DWP). 

Quello di Finelli non è che uno dei molti casi che stanno affliggendo gli anziani trasferitisi da decenni Oltremanica, che ormai considerano casa propria. La scorsa settimana un altro connazionale, Giovanni Palmiero di 101 anni, si è ritrovato nella medesima situazione, vedendosi anche lui costretto a produrre i documenti necessari nella speranza di provare il suo diritto a risiedere sull’Isola. 

Scarlato teme che questi primi casi siano solo la punta di un iceberg e che i problemi dovuti alla mancata registrazione coinvolgano decine di migliaia di pensionati.

Al momento “Ho verificato circa 500 casi e oltre la metà di questi riguardano persone in pensione” ha dichiarato Scarlato al Guardian.
Anche se i casi – per la maggior parte riguardanti anziani residenti nel Regno Unito dagli anni ’50-’60 – sembrerebbero già aver raggiunto quota 100 dopo soli pochi giorni dall’inizio delle verifiche.

Immaginate un pensionato che non abbia nessun conto bancario intestato a suo nomee quindi non abbia alcuna possibilità di provare la sua residenza”, prosegue Scarlato “Il Signor Finelli se la caverà perché si è rivolto al centro, ma che ne sarà per chi viva da solo e sia vulnerabile o sperduto in mezzo al nulla e non abbia la minima idea di dove andare?”. O a chi rivolgersi, è il caso di aggiungere.

Alberto Costa, deputato del partito conservatore, ha dichiarato di aver ripetutamente sollevato il problema in passato con i ministeri competenti, senza un riscontro soddisfacente.

Al Guardian il Dicastero per gli affari interni ha dichiarato che i risultati combaceranno automaticamente non appena i cittadini europei otterranno il “settled status”, permesso che consentirà agli stessi di risiedere legalmente nel Regno Unito. Tuttavia, l’istituzione si è rifiutata di rispondere in merito ai problemi di digitalizzazione relativi alla registrazione, asserendo solo che “I controlli automatici eviteranno alla maggioranza dei richiedenti di fornire nuove documentazioni, ma che quando ciò sia necessario c’è un’ampia scelta di prove che le persone possono fornire, come prescrizioni mediche, buste paga o lettere di donazioni”. 

Secondo le stime ministeriali, il 75% dei casi non richiederà ulteriori prove per la residenza. Di certo il problema sussiste anche se il tentativo è quello di minimizzarne la portata.

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