Primarie USA: Sanders “vince” in New Hampshire

Bernie Sanders si dichiara trionfante al voto delle primarie in New Hampshire. Secondo posto per Pete Buttigieg. Bene anche Klobuchar, inaspettatamente in terza posizione. Flop di Warren e non pervenuto Biden

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Democratic presidential candidate Sen. Bernie Sanders, I-Vt., with his wife Jane O'Meara Sanders, arrives to speak to supporters at a primary night election rally in Manchester, N.H., Tuesday, Feb. 11, 2020. (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Stanotte già con lo scrutinio dell’85% delle circoscrizioni era chiaro che a vincere le elezioni in New Hampshire – seppur di poco – sarebbe stato il socialista Bernie Sanders con il 26% delle preferenze, seguito a ruota da Pete Buttigieg al 24.4%. Inaspettato il buon risultato di Amy Klobuchar che si è piazzata al terzo posto. Molto male per la Senatrice Elizabeth Warren, in quarta posizione e altrettanto deludente l’ex vice Presidente Joe Biden, fanalino di coda in quinta posizione.
Una sfida sempre più avvincente quella delle primarie del partito Democratico che non smette di sconvolgere i pronostici.

Diversamente dal solito, il voto dei primi Stati non ha ancora delineato con chiarezza il front-runner del partito dell’Asinello che sfiderà Donal Trump alle presidenziali del 2020.
Il problema, secondo Pete Buttigieg, è che “Molti Americani non sanno da che parte schierarsi tra queste visioni estremamente polarizzate“.

Classifica generale:
1. Buttigieg con 23 delegati;
2. Sanders, 21
3. Warren, 8
4. Klobuchar, 7
5. Biden, 6.

Di sicuro, i Democratici non possono lamentarsi dell’affluenza al voto. Nonostante le preoccupazioni di un possibile disincentivo a recarsi a votare da parte dell’elettorato dopo il grave incidente della registrazione dei risultati con in caucus dell’Iowa, per i quali non è ancora stato ufficializzato un vincitore, i numeri alle urne del New Hampshire fanno ben sperare.

Come riporta la NBC News sono stati superati sia i 250’983 voti delle primarie del 2016 sia i 288’672 votanti rispetto al 2008.

La stessa vittoria di Donald Trump nel 2016 era stata in parte attribuita alla scarsa affluenza degli elettori di Obama, rimasti a casa invece di votare per Hillary Clinton.
Tuttavia è indubbio che gli elettori siano estremamente indecisi nello scegliere il candidato che presenti la miglior “ricetta” per il futuro del partito e soprattutto per il “post-Trump”, indipendentemente da come andranno le presidenziali di Novembre.

L’attuale Presidente – che all’interno del suo partito non ha un vero competitor che possa minare la sua ricandidatura – ha vinto senza fatica, commentando su Twitter: “Non è una grande notizia che abbia ottenuto nelle primarie del New Hampshire più voti di qualsiasi candidato alla presidenza, di entrambi i partiti, nella storia di questo meraviglioso Stato? Non è certo un fatto insignificante!
Sempre su Twitter, Trump si è poi divertito a farsi beffe dei suoi rivali Democratici, schernendo la “pessima notte” della Warren – che il Presidente ama chiamare “Pocahontas” – nonché il miliardario Tom Steyer per aver “ottenuto solo il 3% dei voti nel New Hampshire” nonostante gli ingenti investimenti della sua campagna.

Le reazioni dei candidati

Quello che posso dirvi con assoluta certezza… Non ha importanza chi vincerà, e speriamo senza dubbio di essere noi, saremo uniti… e sconfiggeremo il più pericoloso Presidente della storia di questo Paese”.
Così ha declamato gloriosamente Bernie Sanders dal suo palco alla pubblicazione dei risultati, proseguendo: “Lasciatemi dire che questa vittoria è l’inizio della fine per Donald Trump” e che “Non si tratta solo di sconfiggere Trump, ma di cambiare questo Paese. ”.

Sanders festeggia pur avendo ottenuto “solo” il 26% dei consensi, risultato ben lontano dal 60% delle primarie del 2016.

A conferma dell’ottimo risultato in Iowa si piazza al secondo posto il sindaco di South Bend, Pete Buttigieg, storpiato in “Bootedgeedge” da Trump che su Twitter si congratula col giovane candidato per dare del filo da torcere a “Crazy Bernie“. E il plauso non è certo immeritato, soprattutto considerato che Buttigieg fosse sconosciuto fino all’anno scorso.

Da parte sua, Buttigieg sta cercando di conquistare l’elettorato americano presentandosi come un “sindaco della classe media e veterano del Midwest” che rappresenta “la scelta giusta per sfidare il Presidente” e unificare le diverse correnti che da troppi anni stanno logorando il partito Democratico.
All’ufficializzazione dei risultati elettorali si è complimentato con Sanders, affermando di averlo stimato molto durante gli anni del liceo e lanciando così una critica non troppo velata all’anzianità del 78enne Senatore del Vermont.

Rilevante quanto inaspettato resta però un altro “caso elettorale”. A seguito della grande eco ottenuta durante un dibattito televiso dello scorso venerdì, Amy Klobuchar si è aggiudicata il terzo posto alle votazioni del New Hampshire dopo essersi classificata quinta in Iowa, con un totale – al momento – di 8 delegati. 
Alle votazioni in New Hampshire si è presentata così davanti a una folla di circa 400 persone: “Buongiorno America, sono Amy Klobuchar e batterò Donal Trump”.
Poi ha proseguito: “Il mio cuore è traboccante [di gioia] stanotte”. 

Non altrettanto può dirsi per l’altra rappresentante del gentil sesso in corsa per la nomina, anzi, si conferma un’altra cocente delusione quella di Elizabeth Warren per una performance che Politico definisce “anemica“. A maggior ragione se si considera che la Senatrice del New England – giocando in casa – avrebbe dovuto avere vittoria facile.
Nonostante ciò, martedì sera la Warren ha rassicurato i suoi di non pensare a un ritiro. Semplicemente, ha definito un buon risultato quello di Sanders e di Buttigieg e si è congratulata con la Klobuchar per aver “dimostrato quanto i sapientoni possano sbagliarsi nel chiamare fuori dai giochi una donna”, riferendosi indirettamente all’infelice frase di Sanders che metteva seriamente in dubbio la possibilità che una donna (la stessa Warren) potesse ambire alla presidenza.
Per nulla abbattuta dal suo quarto posto né dal fatto che non abbia ottenuto nemmeno un delegato per il New Hampshire che possa sostenerla alla nomina di metà Luglio, la Warren ha ribadito che la competizione è solo all’inizio e che al momento si siano espressi solo “due Stati, rispetto ai 55” ancora da affrontare.
Infine si è proposta come l’unica candidata capace di “unificare il partito e questo Paese”.

Nonostante non abbiano raggiunto la soglia del 15% Warren e Biden non hanno intenzione di ritirarsi, spiegando che “Questo è solo l’inizio”.

Con diverse ore di anticipo rispetto alla proclamazione dei risultati, Joe Biden ha già raggiunto la Carolina del Sud. Nonostante non abbia ottenuto alcun delegato in New Hampshire non avendo superato lo sbarramento del 15%, la campagna dell’ex braccio destro di Obama al momento non vuole scrivere la parola “fine”, come dichiara lo stesso Biden.
Il più anziano tra i candidati in corsa si dice sereno per condurre ancora i sondaggi nazionali e punta tutto sul voto in Nevada e in South Carolina – a maggioranza afro americana – del 22 e 29 Febbraio.
Dobbiamo aspettare gli esiti in Nevada e South Carolina e del Super Tuesday” ha spiegato Biden “Non è ancora finita. Possiamo ancora ripartire”.

Hanno annunciato il ritiro: l’imprenditore Andrew Yang, il Senatore del Colorado Michael Bennet e l’ex governatore del Massachussets, Deval Patrick.

Le elezioni del New Hampshire hanno anche messo fine ad alcune candidature, tra cui quella dell’imprenditore Andrew Yang che ha ringraziato i suoi pochi ma fedeli sostenitori annunciando tuttavia il suo ritiro dicendosi “amareggiato” per non avere i numeri necessari a scalare il percorso per la nomina alla presidenza.
Anche Michael Bennet martedì notte ha dichiarato conclusa la sua corsa e ci si aspetta che faccia altrettanto Deval Patrick nel corso della giornata.

Ciò lascia in corsa 8 candidati per la nomina democratica. Inoltre, la competizione tra i Democratici – che avevano portato come vanto l’eterogeneità della scelta degli sfidanti – si sta via via riducendo a candidati caucasici, per lo più maschi.

Alle votazioni del Nevada ci sarà l’esordio di Michael Bloomberg, ex sindaco di New York. 

Un candidato si fa notare per la sua “ingombrante” assenza: il moderato Michael Bloomberg. L’ex sindaco di New York ha infatti deciso di seguire una strategia non convenzionale e tendenzialmente rischiosa, bypassando le consultazioni elettorali dei primi Stati per presentarsi a tutti gli effetti solo dal Super Tuesday – il 03 Marzo – quando a votare saranno 16 Stati e verranno assegnati in un sol colpo un terzo dei delegati totali.

Il prossimo Stato a votare con il sistema dei caucus sarà proprio il Nevada, Sabato 22 Febbraio, seguito dalle primarie del South Carolina, il 29.

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