Pride in Georgia: la lotta all’omofobia non si ferma

Gli incresciosi episodi di violenza omofoba avvenuti a Tbilisi, in Georgia, hanno portato alla cancellazione delle manifestazioni per il Pride. Ma la resistenza LGBT non si ferma.

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Solo pochi giorni fa, in Georgia, gli incresciosi episodi di omofobia avevano portato alla cancellazione del Tbilisi Pride. Il 5 luglio, nella capitale dell’ex Repubblica Sovietica era infatti prevista una Marcia della Dignità, alla quale avrebbero partecipato non soltanto i membri della comunità LGBT, ma anche numerosi reporter e giornalisti. Il Pride in Georgia ha però incontrato l’opposiozione dei gruppi ultra ortodossi e di estrema destra, che hanno fatto ricorso alla violenza fino a costringere gli organizzatori del Tbilisi Pride a cancellare l’evento.

Pride in Georgia: cosa è successo?

Nei giorni precedenti la manifestazione, sia la Chiesa ortodossa che il premier della Georgia, Irakli Gharibashvili, si erano espressi contro il Pride in Georgia. Il premier, in particolare, aveva definito la marcia “inappropriata”, arrivando a sostenere che questa non dovesse avere luogo al fine di evitare “una guerra civile”. Circostanza che si è effettivamente verificata, quando gruppi di estrema destra si sono riversati nelle vie del centro di Tbilisi, aggredendo manifestanti e giornalisti. Nella serata di lunedì, il Ministero degli Interni georgiano riportava che 55 persone avevano subito aggressioni fisiche; tra queste, 53 giornalisti. Il cameraman Alexander Lashkarava, 37 anni, ha perso la vita in seguito alle ferite riportate.

Una settimana dopo, il Pride non si ferma

Giorgi Tabagari, organizzatore del Tbilisi Pride, ha visto la morte in faccia. Circondato da una folla inferocita mentre si trovava a bordo della sua auto, è stato quasi ucciso, ma ha deciso di non arrendersi. Anche grazie al sostegno delle migliaia di persone che, nei giorni successivi alle aggressioni, si sono radunate fuori dal parlamento per denunciare le violenze ed esprimere la propria solidarietà alla comunità LGBT.

“La violenza di giovedì ha costretto molti georgiani a schierarsi, rafforzando il sostegno alla comunità LGBT+” ha raccontato Tabagari. “Molti che in precedenza non erano così favorevoli ai diritti LGBT, ora vedono che si tratta di una sfida comune”.

Giorgi Tabagari è stanco, ma non si arrende. Prevede di organizzare un nuovo Tbilisi Pride per il 2022. Ma, nel frattempo, continuerà a resistere, insieme a tutta la comunità LGBT georgiana. “Il nostro Pride è una resistenza. Dobbiamo ancora lottare per la sopravvivenza e per avere il nostro posto nella società”.

“La comunità si sta rafforzando. Sempre più persone lottano per i loro diritti e per le loro libertà. Questo è esattamente ciò che, alla fine, porterà il cambiamento”.