Prestito con busta paga: ecco perché conviene di più la cessione del quinto

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Per realizzare un progetto più o meno pianificato, si prende solitamente in considerazione l’opportunità di richiedere un finanziamento: si tratta di un’esigenza che non sempre corrisponde ad un’incapacità finanziaria, bensì alla valutazione di dilazionare nel tempo i costi, in maniera tale da avere la liquidità necessaria per far fronte a tutte le esigenze della quotidianità ed eventuali emergenze.

Si rivolge a banche e società finanziarie soprattutto chi non vuole privarsi di una somma cospicua in un’unica soluzione, ad esempio per acquistare una macchina, per effettuare un viaggio all’estero o permettere ai propri figli di studiare. La tipologia di prestito migliore sotto tutti gli aspetti, indicato per chi dispone di un contratto di lavoro a tempo determinato, è la cessione del quinto.

Che cos’è e come funziona la cessione del quinto

La cessione del quinto è una particolare tipologia di finanziamento che può essere richiesta da chi può presentare come garanzia il proprio stipendio: il piano di ammortamento prevede una trattenuta mensile che sarà applicata direttamente sullo stipendio dal datore di lavoro.

La legge impone che l’importo massimo della rata per il rimborso deve essere pari al 20% del reddito. Ad esempio, nel caso di un lavoratore privato oppure statale con contratto a tempo determinato, che percepisce un reddito di 2.000€ al mese, la rata massima pari al 20% è di 400€.

Partendo dal concetto di rata massima, è anche possibile individuare l’importo che può essere ottenuto. Nello specifico, la cessione del quinto prevede una durata del piano di ammortamento che può arrivare fino a 120 mensilità, per cui, riprendendo lo stesso caso di prima, si potrà richiedere un importo massimo di 120 x 400€, ossia 48 mila euro.

In linea teorica, la cessione del quinto non prevede un tetto massimo richiedibile, bensì viene calcolato rispetto allo stipendio percepito e alla durata del periodo di rimborso.

Chi può richiedere la cessione del quinto

Per la prima volta, la cessione del quinto è stata introdotta in Italia nel 1950 con un apposito decreto, ma era prevista esclusivamente per i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica. L’obiettivo era quello di facilitare l’accesso al credito e di gestire il finanziamento attraverso una trattenuta diretta sul reddito percepito.

Negli ultimi anni, invece, è stata ampliata la platea di potenziali beneficiari della cessione del quinto: in particolare, è possibile richiederlo anche per lavoratori privati con contratto di lavoro a tempo indeterminato. In aggiunta, lo possono ottenere anche i pensionati INPS, purché percepiscano una prestazione superiore alla pensione minima (regole su: INPDAP cessione del quinto).

I vantaggi della cessione del quinto

La cessione del quinto è la tipologia di prestito con busta paga più conveniente attualmente disponibile in Italia. I motivi sono molteplici e sono legati non solo ai costi, ma anche alla procedura che risulta più snella e veloce.

·       Innanzitutto, con la cessione del quinto non c’è l’esigenza da parte del richiedente di proporre alla banca delle forme ulteriori di garanzia, come l’ipoteca su un immobile oppure un garante. Infatti, la valutazione verrà fatta esclusivamente sulla busta paga percepita, tenendo in considerazione eventuali pignoramenti già in essere dovuti a debiti pregressi mai saldati.

·       Un altro vantaggio di cui si dispone scegliendo la cessione del quinto, è quello di poterlo ottenere anche se si è cattivi pagatori oppure protestati. Per l’agenzia finanziaria non esiste alcun genere di pericolo di insolvenza, poiché il datore di lavoro è obbligato per legge a trattenere dallo stipendio del proprio dipendente la quota prevista e di girarla direttamente alla stessa agenzia.

·       Tra l’altro, la banca e il datore di lavoro spesso sono tutelati dall’obbligatorietà di sottoscrivere, con la cessione del quinto, anche una polizza assicurativa. La polizza mette al riparo dal possibile decesso del titolare del finanziamento oppure dall’eventualità che possa perdere il posto di lavoro. In questo modo, anche gli eredi del richiedente non dovranno occuparsi della vicenda e magari saldare la parte restante di debito.

·       Un altro importante vantaggio insito nella cessione del quinto, è che si tratta di un prestito non finalizzato, per cui, al momento della sottoscrizione, il richiedente non dovrà indicare l’utilizzo dell’importo ricevuto. Nello specifico, non c’è un vincolo nell’utilizzare la somma percepita per un determinato progetto, ma il richiedente ne potrà fare l’uso più conveniente per le proprie esigenze.

·       Infine, ci sono tempi molto più ristretti per ottenere la somma richiesta sul proprio conto corrente; non ci sono costi relativi all’incasso della rata e si possono ottenere prestiti dall’importo più elevato rispetto ad altre tipologie di finanziamenti.

Come richiedere la cessione del quinto

Per richiedere la cessione del quinto bisogna rivolgersi a una banca oppure ad una società finanziaria: affinché l’esito della richiesta vada a buon fine, sarà necessario che il richiedente sia un lavoratore con contratto a tempo indeterminato oppure un pensionato.

Al momento della sottoscrizione, bisogna presentare alcune documentazioni: un documento di identità in corso di validità e la tessera sanitaria, che funge da codice fiscale. In aggiunta, occorrerà produrre delle documentazioni specifiche per dimostrare il proprio reddito.

Nel caso di lavoratori dipendenti, sia privati che pubblici, occorre allegare alla richiesta una copia della busta paga. I pensionati, invece, dovranno presentare il cedolino della pensione e la comunicazione di cedibilità della pensione, da ottenere presso la sede territorialmente competente dell’Inps.

Da ricordare che, per ottenere la cessione del quinto, il lavoratore dovrà essere in possesso di un’anzianità minima di servizio e il piano di ammortamento dovrà terminare entro il raggiungimento dell’età pensionabile.

Infine, ci sono vincoli anche per quanto riguarda il pensionato, che non potrà avere una determinata età anagrafica al termine del piano di rimborso. Molte banche e società finanziarie fissano il limite a 75 anni di età non compiuti al momento del pagamento dell’ultima rata.

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