Storia (e polemiche) sulle nomine dei Presidenti di Seggio

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presidente di seggio

I presidenti di seggio sono sempre gli stessi? Diffidate di chi dà risposte semplici a domande complesse. Accade più o meno dappertutto ogni volta si pensa allo scandalo.

Tra una settimana le elezioni referendarie per decidere sul taglio del numero dei parlamentari. Ma non solo. Il 20 e 21 Settembre ci sarà un vero e proprio Election Day, con sei elezioni regionali (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto) e le elezioni amministrative in 1184 Comuni del territorio Nazionale.

Queste votazioni passeranno alla storia considerato che si svolgeranno in un 2020 segnato dal Covid19. Il ministero della Salute e quello dell’Interno hanno previsto speciali misure sanitarie. Una storia diversa quindi anche per tutte quelle migliaia di cittadini che parteciperanno alle operazioni di seggio: scrutatori, rappresentanti di lista ma in particolare i presidenti di seggio su cui ricadono le responsabilità della gestione del seggio, da Sabato 19 Settembre ore 16 al Lunedì successivo fino al termine delle operazioni di scrutinio.

E sulla figura dei presidenti di seggio che oggi proviamo a fare un approfondimento, grazie alla disponibilità del Cancelliere del Tribunale di Trani Dott. Pasquale Vitagliano che ha risposto ad alcune nostre domande.

Come nasce e come si trasforma nel tempo la figura del presidente di seggio?

 “Chiunque voglia farsi un’idea di che cosa hanno significato e significano le elezioni in Italia dovrebbe leggersi un racconto di Italo Calvino del 1953, La giornata d’uno scrutatore.

Allora gli scrutatori venivano assegnati proporzionalmente ai partiti che quindi li nominavano fra i loro militanti. Questo sistema è durato fino agli anni ’90. Personalmente ho fatto a quei tempi lo scrutatore e ricordo che mi impegnavo a lasciare al partito il compenso, cosa che ho sempre fatto. Era un altro “mondo”, non so se migliore o peggiore.

Quanto ai presidenti di seggio si tratta di una funzione molto delicata che veniva svolta solo da magistrati, funzionari del Ministero di Giustizia, notai e giudici onorari. Il principio deriva dalle garanzie di imparzialità che queste figure dovrebbero assicurare. All’opposto, per le stesse ragioni, i militari, i membri delle forze dell’ordine e i funzionari del ministero dell’interno non possono mai svolgere questa funzione in quanto espressione del governo e dunque “di parte”. Un’altra prassi non più seguita, anche se la norma non lo escluderebbe, è quella della nomina in comuni diversi dalla propria residenza”

Chi e come viene nominato?

“Le norme derivano dai testi unici sulla elezione del Parlamento e quelli sulla elezione degli enti locali. Oggi le figure istituzionali che abbiamo indicato sopra hanno preferenza e non esclusiva nella nomina che spetta al presidente della Corte di Appello  che “a suo libero giudizio sono idonei all’ufficio”.  Ed infatti tra i compiti degli uffici elettorali centrali nelle varie elettorali vi è quello di segnalare i presidenti che abbiano compiuto irregolarità o non si siano dimostrati diligenti e corretti.”

Si tratta di un lavoro? O di un servizio alla democrazia?

“Da tutto quello che si è detto si desume che non si può affatto considerare un lavoro, al contrario. Tecnicamente è un ufficio delicatissimo. Per esempio, è molto discutibile la scelta dei comuni di preferire come presidente di seggio i più giovani nella scelta degli scrutatori. Anzi contro legge. Infatti, il presidente in caso di assenza di uno scrutatore per legge deve nominare il più anziano presente e in alternanza il più giovane.

Per demagogia, le amministrazioni comunali hanno avallato una percezione di queste funzioni come occasioni di lavoro. Ma senza dire che per di 36-48 ore di seguito e con quelle responsabilità non si arriva a prendere neppure 200,00 euro, compreso il Presidente. Infatti, le polemiche del prima riguardano le nomine. Quelle del dopo riguardano l’inesperienza e l’incompetenza perché i risultati sono arrivati con difficoltà”.

Perché i presidenti di seggio sono sempre gli stessi? Accade più o meno dappertutto e ogni volta si pensa allo scandalo perpetrato da una misteriosa mafia dei seggi elettorali.

Intanto non è vero in assoluto. Nella mia esperienza posso affermare che chiunque abbia voluto mettersi alla prova e abbia fatto richiesta di essere nominato è stato scelto. E posso anche assicurare che le posizioni politiche sono tutte rappresentate. Diverso è dire che si può essere nominati spesso o non essere nominati più: la corte di appello, infatti, attinge da elenchi di persone che abbiano fatto domanda per la nomina. Se un presidente viene segnalato negativamente dall’ufficio centrale viene cancellato; al contrario, vengono evidenziati quelli che si sono meglio distinti.

Insomma, c’è un sistema di merito che funziona abbastanza direi. Si tenga conto che se sorgono problemi in un seggio le responsabilità sono penali. Nella mia esperienza di segretario degli uffici centrali per le elezioni comunali, per esempio, mi è capitato molto spesso di trovare verbali si sezioni nei quali non venivano riportati voti singoli, ma solo i riepiloghi; ovvero intere parti del verbale non riempite. Questi presidenti sono stati segnalati per la cancellazione.

Possiamo quindi affermare che spesso i presidenti vengono riconfermati principalmente perché in occasione delle elezioni si tende a non avere problemi e a confermare chi lo ha già fatto senza commettere irregolarità.

Una circolare del 2009 del Ministero dell’Interno dà indicazioni precise: “si reputa opportuno rappresentare all’attenzione delle SS.LL. L’imprescindibile esigenza che la scelta dei presidenti di seggio riguardi, in via prioritaria, quegli elettori che, per i loro requisiti di cultura giuridica e professionalità, ovvero di comprovata capacità e di competenza per aver già svolto in maniera efficace ed efficiente analoghi incarichi, anche solo nella veste di scrutatori o di segretari di seggio, senza però essere mai incorsi in precedenti cancellazioni dal relativo albo o in segnalazioni di disfunzioni varie, garantiscano la massima idoneità all’espletamento dell’incarico“.

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