Preparare il cibo in casa…ma si risparmia davvero?

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Con la crisi gli italiani sono ritornati a preparare il cibo in casa. Più conserve home made, meno cibo pronto e più discount. Ma si risparmia davvero?

I dati parlano chiaro: i prezzi dei beni alimentari sono in costante e preoccupante aumento. Il carrello della spesa si fa sempre più pesante per le famiglie italiane ed è caccia alle offerte e gli acquisti di alimentari si fanno sempre più spesso al discount. Tra il 2010 e il 2014 la catena Eurospin ha visto crescere del 48,7% le sue vendite. Il low cost – complice la crisi – piace sempre di più per pasta, carne, verdura, ma si fa economia anche sui surgelati, la frutta e le bevande.

Un altro modo  utile per fronteggiare la crisi è recuperare alcuni metodi di economia domestica e ritrovare nella tradizione un modo per risparmiare risorse. E quando si risparmiano risorse si evita non soltanto lo spreco economico ma anche lo spreco ecologico.

Il nuovo (ma davvero si tratta di una novità?) trend domestico in fatto di preparazione dei cibi in casa è in continua ascesa: cala sensibilmente la vendita di cibi pronti e per contro aumenta il numero di famiglie che preparano in casa conserve (marmellate, ortaggi sottolio), ma anche pane, taralli e biscotti.

Solo qualche anno fa leggevamo il contrario: le insalate in busta erano preferite così come gli affettati già pronti da sempre più famiglie.

Ma negli ultimi anni, la crisi  ha completamente  stravolto i nostri modi di preparare e consumare i cibi: la crisi ha alleggerito le nostre buste della spesa e la perdita di potere d’acquisto ha stimolato consumi più mirati e razionali. Insomma meno sprechi anche per mangiare: il convenience food ha subito gli effetti della crisi e le famiglie apprezzano sempre di più i prodotti tradizionali perchè costano meno.

Ma si risparmia davvero nel preparare i cibi in casa?

Ma che senso ha prepararsi dei biscotti in casa con uova e farina industriali?

Dove trovo il tempo di pasticciare?

Comunque devo comprare gli ingredienti, in più tanta energia per il forno, la lavastoviglie…

Cerchiamo di dare qualche risposta evidenziando i vantaggi derivanti dal prepararsi da sé i cibi con qualche utile riflessione.

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Preparare una ciambella o una lasagna in casa permette un maggior controllo sulle materie prime. Abbiamo ancora tutti memoria della carne di cavallo misteriosamente comparsa nelle lasagne Findus, lo scandalo delle polpette Ikea e non solo. Preparare in casa ci permette di usare prodotti di qualità, materie prime che selezioniamo noi dai migliori fornitori che ci danno fiducia;

Si riducono i costi intangibili. I costi del servizio. I costi del citato convenience food. Un gateau di patate acquistato al volo in rosticceria o un salume affettato e confezionato ha un alto valore aggiunto per il servizio che incorpora. Un valore che spesso per noi è intangibile (perchè immateriale) ma che per le aziende ha un’importanza strategica: è su esso che noi clienti ci facciamo un giudizio di soddisfazione o insoddisfazione sul prodotto, poiché il contenuto è prevalentemente qualitativo. Ma tutto questo ha un costo. Che  è immateriale, intangibile….altroché…è ben presente e ben percepibile alla cassa!

 Si conservano le tradizioni. Preparare in casa ha il vantaggio di portare in tavola cibi semplici, preparati con materie prime locali e di stagione. E si finisce quasi sempre per recuperare dalle dispense della cucina i vecchi ricettari della nonna e della mamma;

Si conserva il cibo senza sprecarlo. Le conserve alimentari (ortaggi sottolio, marmellate, conserve di pomodoro) rimandano alla necessità di approfittare di momenti di abbondanza (le nostre piante di zucchine hanno dato i loro frutti tutti assieme!) per assicurare una dispensa varia e fornita tutto l’anno;

Si contengono le calorie. I cibi già pronti sono più calorici che spesso sono ben nascoste. Inoltre se prepariamo noi, possiamo scegliere metodi di cottura salutari evitando fritture e grassi animali. Troppi condimenti insidiosi per la linea e per la salute sono contenuti nei cibi pronti;

Si educa i bambini alla corretta nutrizione. I bambini quando vengono coinvolti nella preparazione dei cibi sono contenti perché apprendono divertendosi. E così si può insegnare loro a stare lontani da cibi troppo calorici ma per nulla nutrienti;

Si riduce l’apporto di additivi. Lo dice stesso la parola: “additivo” è qualcosa in più ma che non apporta nessun nutrimento. Di per sé gli additivi alimentari non sono tossici e servono per colorare (coloranti), per addensare (addensanti) o per emulsionare (emulsionanti) ma evitarne qualcuno sarebbe meglio. L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) esegue – a tutela del consumatore – controlli e valutazioni su nuovi additivi e nuovi impieghi.

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