“Prendersi cura di un anziano fragile” Recensione

Qual è la differenza tra prendersi cura di un anziano fragile e "prenderselo a cuore? Il saggio di Giulia Avancini apre la strada ad un'accezione diversa, più complessa dell'assistenza ai nostri cari. Non solo una serie di istruzioni pratiche, ma un viaggio "emozionale" nel mondo del caregiver. Con un'attenzione particolare alle emozioni di chi si prende cura di una persona anziana.

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prendersi cura di un anziano fragile

Prendersi cura di un anziano fragile” è molto di più di un semplice manuale d’istruzioni su come assistere al meglio un anziano bisognoso di cure.

Cure intese non solo dal punto di vista pratico o sanitario, ma soprattutto “cura della sua anima”, affinché la sua situazione non peggiori.

Il saggio di Giulia Avancini, docente nel corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è una vero e proprio viaggio nel complesso mondo dell’assistenza agli anziani fragili.

Un libro, edito dalla Erickson, pensato per il caregiver, per comprendere il ruolo di questa figura e acquisire consapevolezza rispetto al senso che ha o che dovrebbe.

Ad arricchire e formare il lettore non solo aspetti pratici e concreti, come l’iter burocratico nello scegliere una casa di cura o un amministratore di sostegno. E ancora, problemi legati ai sussidi economici o la scelta di un assistente domiciliare.

L’autrice tende la mano al lettore, probabilmente nel percorso più difficile nell’esperienza del caregiving. L’aspetto emozionale, l’altra faccia della medaglia che fa i conti con le paure, i dubbi, le fragilità di entrambe le figure.

Lo fa con un linguaggio semplice e scorrevole. Aiutandosi spesso con esercizi pratici e mirati.

Prendersi cura di un anziano fragile

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Chi è il caregiver?

Come specifica l’autrice del saggio, caregiver è un termine inglese che ormai è entrato nel lessico comune. Si potrebbe tradurre in italiano con l’espressione “colui che si prende cura“, perché composto dalla parola “care” (curare) e “(to) give” (dare, fornire).

In poche parole, il caregiver è colui/colei che si prende cura di un’altra persona in maniera continuativa e importante. In particolar modo se questa non è autosufficiente. Ci si riferisce ad una persona che lo fa senza fini di lucro, diversa quindi dall’assistente domiciliare. Chiamata nel gergo comune badante.

Ma è proprio dall’etimologia del termine inglese che, Giulia Avancini, vuole partire per dare un senso più ampio e completo al compito del caregiver.

Il concetto di cura può essere inteso sia dal punto vista sanitario, intenso come “curare per guarire“. Gli inglesi lo definiscono “curing“. Sia da un punto di vista più profondo, più attento alle necessità emotive di chi riceve le cure.

In questo senso viene in aiuto il termine anglosassone “caring“, che compone, anch’esso, la parola caregiver.

Prendersi cura di un anziano fragile: “prenderlo a cuore

Anche se la persona di cui ti sta prendendo cura sta affrontando uno o più problemi sanitari, la cura che esprimi e agisci tu come caregiver non è inserita nella logica del
curing. Molte manifestazioni di difficoltà, disagio e malessere, nonostante siano connesse alla patologia, producono difficoltà che necessitano di essere curate in modo diverso. È necessario quindi avere in mente in un’accezione diversa, più complessa ma
sicuramente più completa, del termine curare, cioè il caring. Con questo stile di cura si mira ad assistere qualcuno con l’intenzione di «prenderselo a cuore», di avere premura di quella persona e del suo, seppur appaia relativo, benessere
“.

Non è detto, sottolinea l’autrice, che, se una persona bisognosa di cure, si pensi alla demenza, o il Parkinson ad esempio, non possa guarire, non debba vivere una vita degna di essere vissuta.

L’autrice pone spesso l’accento sull’importanza dell’affrontare la malattia valorizzando il positivo. Ciò non significa eliminare il negativo o, ahimè, le difficoltà, ma concentrarsi sugli aspetti positivi. In maniera tale che la persona “raggiunga un relativo stato di benessere grazie alla ‘care’ che sta ricevendo“.

Per farlo è essenziale che il caregiver abbia chiari concetti come attenzione, responsabilità, competenza e disponibilità. Insieme rendono il prendersi cura, il caring, autentico.

Concetti già trattati e approfonditi da diverse studiose, che l’autrice rende facilmente fruibili anche ai meno esperti.

L’attenzione verso i bisogni del caregiver

Non solo i bisogni di chi riceve le cure assumono un ruolo centrale. È molto importante riflettere anche sui bisogni del caregiver.

Prendersi cura di un anziano fragile” è prendersi cura soprattutto di se stessi. Un’attenzione quella sui bisogni del caregiver che non si traduce in frustrazione o demotivazione riflettendo sui propri limiti.

Tutt’altro, ragionare sulle difficoltà quotidiane nella cura di una persona anziana, permetterà di lavorare sugli ostacoli allo scopo di fronteggiarli.

Per farlo l’autrice mette a disposizione del lettore una serie di esercizi pratici per aiutarlo a focalizzare punti deboli e migliorarli.

Il saggio rappresenta una vera e propria cassetta degli attrezzi. Pronta a rendere l’esperienza del caregiving un’esperienza in grado non solo di formare, ma soprattutto arricchire, migliorare. Orientata al benessere di colui o colei che assiste una persona anziana. Un benessere che, come sottolinea l’autrice, va inevitabilmente a riflettersi sul benessere della persona di cui ci si prende cura.

È importante riconoscere e gestire le emozioni

In questo percorso, spesso difficile e faticoso, l’autrice ribadisce quanto sia importante raggiungere la capacità di riconoscere e gestire le emozioni. Al di là delle emozioni provate, belle o brutte che siano, è fondamentale essere in grado di dar loro un nome, focalizzarle.

Come caregiver è altrettanto importante che tu riesca a mettere in ordine, riconoscere e gestire i tuoi sentimenti e le emozioni“.

Emozioni che possono essere di rabbia, paura, imbarazzo, tristezza. Il punto è riuscire a riconoscerle, accettarle ed elaborarle. Anche in questo caso l’autrice prende per mano il lettore consigliando una serie di esercizi pratici in tal senso.

Con un’attenzione particolare al tema della nostalgia. Con nostalgia l’autrice intende quel sentimento di paura e mancanza che il caregiver prova nel momento in cui la persona cara si aggrava. Diventando in taluni casi una persona completamente diversa da chi era. Alimentando la sensazione di averla già persa.

Un testo, “Prendersi cura di un anziano fragile“, che affronta il tema del caregiving a 360 gradi. Non limitandosi ai semplici aspetti pratici e burocratici dell’assistenza. Ma sottolineando, illustrando, più e più volte, l’aspetto emotivo e psicologico di entrambe le figure prese in esame.

Come afferma l’autrice stessa, i bisogni, gli stati d’animo, le paure della persona che “si prende a cuore“, sono importanti quanto i bisogni, le emozioni, le paure di chi si fa carico di questa cura.

Una sorta di dare/avere profondamente reciproco. Con uno sguardo anche agli stati d’animo dei più piccoli, che in alcune realtà quotidiane si ritrovano a convivere con nonni, zii, persone bisognose di cure.

Giulia Avancini

Dottore di ricerca in Sociologia, organizzazioni, culture, è assistente sociale con esperienza nell’ambito comunale e ospedaliero. È docente a contratto nel corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Svolge attività di ricerca e formazione con il centro di ricerca Relational Social Work.

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