Premio Lissone Design: progetti di artigianato mobiliero

In mostra i progetti presentati al Premio, pezzi iconici e l'inedito “un mobile che non c’è”

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Premio Lissone Design
Bartoli Design, 1085, Kristalia nero

Prosegue fino al 24 luglio la mostra dei lavori presentati all’8a edizione del Premio Lissone Design allestita al Museo d’arte contemporanea cittadino. Il concorso nasce con l’obiettivo di sostenere e promuovere le potenzialità dei creativi, in ambito progettuale. Lissone conserva infatti un ruolo culturale, economico e commerciale di primo piano, con un’attenzione particolare rivolta alle produzioni dell’artigianato mobiliero.


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Cosa rappresenta il Premio Lissone Design per il territorio?

Fin dagli anni Sessanta e Settanta la provincia briantea è il “Primo Centro Italiano del Mobile” e vede operare imprese del territorio. Nel corso dei decenni, le realtà hanno realizzato prototipi di importanti architetti e designer: un’eredità manifatturiera che è anche un’identità territoriale, da sempre incentrata sul “saper fare”. L’amministrazione comunale per il Premio Lissone Design che conferma la vocazione, ha promosso un’edizione che mantiene vivo il legame con la storia culturale e produttiva della Città. Punta infatti a valorizzare i progettisti che operano sui prodotti e i luoghi del vivere. Un’iniziativa a cura di Francesca Guerisoli, Direttrice Artistica del Museo, e Anty Pansera, Critica del design che si è occupata della selezione dei progettisti coinvolti. Un contest a invito che mette in scena le case history di dieci tra studi di progettazione e designer che, nel loro insieme, ben rappresentano furniture e complemento d’arredo nei laboratori di Brianza.

Il concorso

Il progetto prevedeva che i dieci designer e studi coinvolti si rappresentino attraverso due proposte. Una ritenuta significativa del proprio percorso progettuale, l’altra riferita a un “mobile che non c’è” prototipato per l’occasione, o descritto con disegni, rendering, fotografie o video. In un’ottica di ricerca doveva rispondere alla particolare attualità che stiamo vivendo e alle profonde trasformazioni degli habitat domestici degli ultimi anni. I progettisti, differenti per generazione, formazione, modalità metodologiche e realizzative, operano singolarmente o a quattro mani.

La giuria del Premio Lissone Design

Una giuria di spicco ha selezionato i due progetti vincitori. Ne faceva parte Michele Cuomo, Architetto e Designer, premiato alla I edizione di ADI Compasso d’Oro International Award dedicato al tema Design for Food and Nutrition per il progetto Canna di Fucile. Poi Raimonda Riccini, Professore ordinario all’Università Iuav di Venezia, Presidente dal 2020 del direttivo SID, Fondatrice e past president dell’Associazione italiana degli storici del design. Inoltre, è Direttrice della rivista AIS/Design. Storia e ricerche. Ha partecipato anche Marco Sammicheli, curatore per il settore design, moda e artigianato della Triennale Milano e direttore del Museo del Design Italiano. I due vincitori, uno per ciascuna categoria, si sono aggiudicati un premio di 4.000 € ciascuno. L’arredo storico e i progetti del “mobile che non c’è” saranno acquisiti da MAC, andando così ad ampliare la collezione del Museo.

I pezzi del Premio Lissone Design in mostra

L’esposizione presenta fino al 24 luglio i venti prodotti e progetti selezionati per l’VIII Premio Lissone Design. Lo Studio Bartoli Design, oggi dei fratelli Paolo e Anna, come pezzo storico ha selezionato la poltroncina 1085 edition (Kristalia, 2015/2016). Ha rappresentato una sfida coinvolgente per tutto il team eun ottimo esempio di collaborazione tra industria e eccellenze artigiane a cavallo tra Brianza e Friuli. Il prototipo Wunder dalla iconica forma cilindrica, si ispira alla palina di ormeggio delle gondole, decorata al suo interno da una grafica surreale firmata Jacopo Prina.

Matteo di Ciommo

Il giovane progettista progetta e costruisce in legno poetici oggetti d’uso. La sua proposta “storica” è Specchio all’ora della luna che presenta la superficie riflettente tagliata al laser. Inoltre, ha la decolorazione delle nuvole in larice massello e la cornice in ciliegio. Come prototipo presenta Falsa credenza, un mobile, un tempo protagonista della sala da pranzo, ora profondamente innovato nelle forme e nel contenuto.

Patrizio di Costanzo e Paolo Pallucco

Particolare la partecipazione di Patrizia di Costanzo, Design Manager e Ricercatrice, e Paolo Pallucco, Imprenditore. Documentano la riedizione del 1980 di sedie, sgabello e tavolo non più in produzione, ma ricercati dai collezionisti, di Jacobus Johannes Pieter Oud. Sono complementi progettati nel 1927 per le cinque case a schiera per l’Esposizione di Architettura al Weissenhof di Stoccarda. Quindi un omaggio a Giuseppe Terragni e Antonio Carminati e al loro edificio in Piazza della Libertà a Lissone. Un articolato repertorio di materiali ci accompagna in un affasciante processo creativo. Il loro “mobile che non c’è”, Annalou e la fata verde, propone invece un diverso e autonomo uso a uno “storico” oggetto di servizio. Si tratta di una toilette e un beauty case di nuova generazione che attinge al repertorio della memoria.

Massimo Farinatti al Premio Lissone Design

Profondamente attento a nuovi modi di vivere l’ambiente domestico che declina in realtà produttive innovative, propone come oggetto iconico il tavolino Bice (Albatros, 2011). In lamiera piegata e verniciata può trovare spazio non solo nell’ambiente bagno. Come prototipo Giano, lo sgabello che non c’è che ripropone il valore della condivisione e cita i due anelli-cerchi intrecciati segno iconico della tomba Brion, capolavoro di Carlo Scarpa.

Studio Gumdesign

La Designer Laura Fiaschi e l’Architetto Gabriele Pardi per il loro percorso progettuale hanno selezionato Mastro (De Castelli, 2012, selezionato all’ADI Design Index. Eccezionalmente “fuori concorso”, a motivare le loro modalità progettuali, è un particolare tavolo da lavoro che richiama il tradizionale, ma dallo stoccaggio compatto. Gli si affiancano i Calici Caratteriali (Colle Vilca, 2011), sperimentale collezione di bicchieri, reinterpretazione concettuale di una forma che non perde il suo valore funzionale. Per il “mobile che non c’è”, Frammenti: coniugando alto artigianato e tecnologia, presentano armadi in metallo con diversi usi, di fatto contenitori di storie e emozioni.

Le idee di Giorgio Gurioli per il Premio Lissone Design

Votato da sempre alla ricerca e all’innovazione, come suo oggetto rappresentativo ha selezionato Hara (Kundalini Italia, 2002). Una seduta dalle forti valenze plastiche che si propone nello spazio con una forma senza soluzione di continuità. Nel 2002 la sedi è valutata da numerose riviste miglior oggetto di “design extrasensoriale”. Il prototipo Bufflat, per “il mobile che non c’è”, è un tavolo da buffet bidimensionale e ultrapiatto, con accessori dedicati in grès.

Ilaria Marelli

Si occupa di allestimenti e interior design legati al mondo della moda e della creatività, ha selezionato come prodotto rappresentativo della sua storia Ara (Nemo, 2003). Una famiglia di lampade da terra e da parete in alluminio estruso e dalla tecnologia innovativa Dim to Warm. Alla diminuzione dell’intensità della luce corrisponde un aumento della temperatura colore. Per “Il mobile che non c’è”, Marelli propone River un tavolo consolle vaso che parte da una reale esigenza del periodo pandemico. Avere un tavolo extra in casa per riuscire a gestire home working e didattica a distanza di tutta la famiglia. Il tavolo è pensato anche come outdoor, perfetto per i balconi grazie alle sue dimensioni strette e lunghe.

Elena Salmistraro e Marta Sansoni al Premio Lissone Design

Nome di spicco della nuova generazione del design italiano votato alla libertà creativa e di espressione, propone la libreria Roue/ruota (Emmemobili, 2019). Celebrando il know-how dell’azienda, allude alla sua posizione leader nel processo produttivo del legno curvato. Il suo “mobile che non c’è”, Eppi, è un pouf extralarge, divano/isola, dal futurista poggiatesta/tromba. Marta Sansoni ha selezionato come suo oggetto rappresentativo Campanellino che fa parte della collezione autoprodotta “…bianco solo” (Hybrids, 2011). Il piccolo mobile è un contenitore in mdf laccato matt con pomelli lucidi, dotato di cassetti, nicchia e piano di appoggio. Lo affianca Revealing the unexpected, il prototipo di un mobile contenitore fuori dagli schemi con una composizione libera che ospita al suo interno un alberello. Un richiamo al grido d’aiuto della natura.

Carlo Trevisani

Da sempre interessato a approfondire il senso dell’interazione tra persone e oggetti e la relazione affettiva e emozionale che si stabilisce tra loro. Il prodotto storico è la poltroncina Kate (Atipico, 2015), da relax ma anche da lettura, da interno e da esterno. Un ibrido di tipologie, forme e materiali che riassume perfettamente la sua filosofia progettuale. Per il “mobile che non c’è”, propone Colombano, a prendere nome dall’eremo trentino, fusione di vari elementi domestici. Un paravento che nasconde un piano di lavoro e una seduta.

Collateralmente al Premio Lissone Design, MAC presenta la mostra The same (chair) in any language?

In esposizione, nove sedute di prestigiosi studi di design e progettisti acquisite dal Museo col bando PAC Piano Arte Contemporanea 2020. Si tratta di sedie particolari, autoprodotte o in edizione limitata, realizzate da alcuni maestri del design italiano, da autori mid career e apprezzati designer a livello internazionale. Sono lavori che andranno a incrementare la collezione di design di MAC che a oggi conta oltre trecento pezzi. Sono Post Steltman (1990) e Redesign Chair (1985) di Studio Alchimia, Post Steltman plexiglass (1978-2012) di Alessandro Guerriero, Houdini (2009) di CtrlZAK. Felix (2016) di Franco Raggi, Foglio (2012) di Lorenzo Damiani, Avvitamenti (AV1, AV2) (2015) di Carlo Contin, Terra! (2000-2016) di Studio Nucleo.

Immagine da cartella stampa.