Premio “Khaled al-Asaad”: 4 scoperte archeologiche finaliste, una italiana

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Abbiamo i nomi delle scoperte archeologiche che hanno avuto accesso alla fase finale della settima edizione Premio Khaled al-Asaad. Una di queste rappresenta il nostro Paese.

Il Premio “Khaled al-Asaad”

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” (abbreviato Premio “Khaled al-Asaad”) è l’unico trofeo internazionale dedicato all’archeologia. Prende il nome dall’archeologo di Palmira ucciso dall’ISIS per aver difeso il patrimonio culturale dell’antica città. Ogni anno il Premio “Khaled al-Asaad” va ai professionisti del settore e alle scoperte archeologiche di spiccato rilievo scientifico.

Il processo di selezione

Il regolamento prevede che il Direttore della Borsa, Ugo Picarelli, e quello di Archeo, Andreas Steiner, segnalino cinque finaliste tra le scoperte archeologiche candidate al Premio “Khaled al-Asaad. Questa fase si è già conclusa, quindi conosciamo chi approderà alla finale. Il 1 ottobre i due direttori consegneranno il nome del vincitore in occasione della XXIII BMTA, che si terrà a Paestum dal 30 settembre al 3 ottobre 2021. Avverrà pure la premiazione del vincitore dell’edizione precedente, che era stata posticipata a causa della pandemia.

Special Award

Durante la cerimonia verrà attribuito uno “Special Award” alla più votata tra le cinque candidate sulla pagina Facebook della Borsa. Si può esprimere la propria preferenza fino al 1 settembre 2021.

Le scoperte vincitrici negli anni precedenti

  • 2015: la Tomba di Amphipolis in Grecia.
  • 2016: la Tomba celtica di Lavau in Francia
  • 2017: la città dell’Età del Bronzo nelle vicinanze di Bassetki, a nord dell’Iraq.
  • 2018: la “Piccola Pompei” di Vienne in Francia
  • 2019: il più antico relitto intatto al mondo nel Mar Nero.
  • 2020: scoperta italiana di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti le divinità dell’Antica Mesopotamia.

Le scoperte archeologiche candidate al Premio “Khaled al-Asaad”

Saqqara, Egitto: centinaia di sarcofagi ritrovati

Sotto la guida di Zahi Hawass, una squadra di archeologi ha rinvenuto nella necropoli di Saqqara una mole di sarcofagi nella necropoli di Saqqara, patrimonio Unesco. Cinquanta di questi provenivano dal tempio funerario dedicato alla regina Naert e svelano nuove informazioni sull’antica città durante il Nuovo Regno (XVI sec. a.C. – XI sec. a.C.). La stessa campagna di scavo ha trovato nella piramide di Djoser più di 100 sarcofagi che coprono due epoche, la tolemaica e il Tardo Periodo, e oltre 40 statue dorate di 2.500 anni in buono stato di conservazione. Altri cinquantanove risalgono a ben 2.600 anni fa, al tempo della XXVI dinastia. Erano riservati a sacerdoti, alti funzionari e altre persone di rango sociale elevato. In un pozzo sono stati scoperti altri 27 sarcofagi ancora intatti, nonostante i loro 2.500 anni, e mai aperti.

Germania: la verità sul Disco di Nebra

Il disco prende nome dalla città dove è stato ritrovato, vicino a Berlino. L’oggetto è una lastra in metallo con ricamazioni in oro risalenti all’Età del Bronzo. Vi sono raffigurati fenomeni astronomici e simboli di forte impatto religioso. Si tratta della più antica rappresentazione del cielo e uno dei ritrovamenti più importanti del XX secolo.
Emerso nel 1999, ultimamente l’archeologo Harald Menner, l’astronomo Wolfhard Schlosser, i chimici Ernst Pernicka, Heinrich Wunderlich e la studiosa delle religioni dell’Età del Bronzo Miranda J. Adhouse lo hanno esaminato. I risultati hanno portato alla luce che il luogo di ritrovamento del manufatto coincide con quello di altri componenti trovati nel medesimo luogo, sia sul piano cronologico, sia su quello territoriale.

Indonesia, Isola di Suwalesi: le più antiche pitture rupestri al mondo

Nella grotta calcarea di Leang Tedongnge è stata trovata quella che potrebbe essere la più antica pittura rupestre in assoluto, il cinghiale delle verruche di Celebes. Risale a circa 45.500 anni fa, quindi più longeva delle grotte francesi di Lascaux e delle spagnole di Altamira. Fino a quel momento nessun occidentale era mai entrato in quel luogo. A rompere questa tradizione è stato Adam Brumm dell’Australian Research Center for Human Evolution della Griffith University e co-leader del team di ricerca condotto con Arkenas (Pusat Penelitian Arkeologi Nasional), principale centro di ricerca archeologico indonesiano.

Gerusalemme: sotto il Muro del Pianto tre stanze di 2.000 anni fa

Una nuova scoperta a Gerusalemme. Gli scavi condotti dall’Autorità per le antichità israeliane hanno rinvenuto un colonnato sotto l’area un tempo occupata dal Secondo Tempio. Di questo rimane solo il Muro del Pianto. Ciò ha dimostrato l’esistenza di tre stanze sotterranee risalenti a circa 2.000 anni fa, che si aggiungono a molte altre scoperte precedenti. Infatti, nel corso dei secoli, i popoli che hanno invaso Gerusalemme hanno ricostruito la città più volte. Barack Monnickendam-Givon, co-direttore della spedizione, ha spiegato che “ci sarà una netta divisione tra l’attività liturgica riservata alla preghiera dei fedeli e quella turistica, con i visitatori che verranno a scoprire il sito archeologico”. Tehila Sadiel, il secondo co-direttore responsabile degli scavi, ha precisato: “Tra i vari oggetti, abbiamo rinvenuto delle stoviglie di terracotta, alcune basi di lampade a olio usate per fare luce, una tazza di pietra eccezionale per il periodo e un frammento di ‘qalal’, un ampio contenitore di pietra usato per l’acqua, forse legato alle pratiche ebraiche del rituale di purificazione”.
Alcuni tunnel sotterranei sono già fruibili dai visitatori.

A Pompei numerose scoperte

Pompei continua a stupire. Le ultime campagne di scavo hanno dimostrato l’identità etrusca della città, nonostante gli edifici evochino uno stile diverso.
La scoperta è del direttore Massimo Osanna e dell’archeologo Carlo Rescigno. Essi hanno rinvenuto un sacco di manufatti, tra anfore, vasi, ampolle e coppe con iscrizioni ritrovate nel santuario sulla strada che collegava la città al mare e nel santuario di Apollo. Su queste iscrizioni erano segnati nomi etruschi, alcuni inediti in Campania. In una si legge il nome di Apa, che significa “Padre” in etrusco, in riferimento a una divinità. Inoltre, sono emerse delle ricche decorazioni, delle ossa e oggetti preziosi in un Thermopolium, una di bottega alimentare con affiancato uno street food con piatti di vario tipo. Abbastanza materiale per scoprire cosa fosse in vendita e quale fosse la dieta del tempo. Infine è emerso un integro carro cerimoniale dallo scavo della Villa Suburbana a Civita Giuliana, a nord di Pompei. Serviva probabilmente per le parate e le processioni.