Longitudine e latitudine dissimili, il clima enormemente diverso, il cibo assolutamente imparagonabile, la lingua diametralmente differente; eppure laddove pare sia indispensabile la presenza di un anglosassone a dirigere le danze negli spogliatoi più caldi d’Inghilterra, anche un salentino verace è stato capace di annullare le distanze che separano culture, aspetti tattici, e manageriali, di altro tipo.

Conte è bersagliato dall’interno e dall’esterno, con i quotidiani che gli rimproverano ogni passo falso e i suoi calciatori apparentemente contrariati per i metodi d’allenamento.

Ma davvero, nella capitale dell’agonismo, del fair play, del rispetto per la maglia, per l’impegno, per il rigore morale in campo, Conte può essere messo in discussione da personaggi assolutamente inadeguati ad alzare la voce al suo cospetto?

Come si può pensare che l’Inghilterra abbia qualcosa da insegnare sotto il profilo tattico, tecnico, caratteriale a chi di tutte queste virtù ha costruito i suoi successi ovunque.

Come si può credere che giocatori pagati profumatamente abbiano il coraggio di mettere in discussione i metodi d’allenamento di un tecnico che, grazie al temperamento di chi ha allenato, ha sempre ottenuto quei risultati conosciuti ormai da tutto il pianeta.

Ritenere inappropriati quegli sforzi fatti in settimana, o eccessivamente faticanti nell’economia di un club del livello del Chelsea, è pura follia ed offensivo nei confronti di chi esercita con grande professionalità quel ruolo.

La vergogna mediatica con la quale si sta cercando di dipingere l’attuale momento della squadra, dimostra come l’Inghilterra non abbia in serbo le caratteristiche fondamentali per affermarsi a livello internazionale.

Non a caso, solo grandi allenatori stranieri, da Mourinho, a Ranieri, ad Ancelotti, a Mancini, a Conte, per l’appunto, sono stati in grado di ammutolire quei continui cori di scemenze pronunciate tanto per parlare di football.

E poiché, proprio il calcio, produce ricavi mostruosi per tutto il movimento inglese, esiste purtroppo anche una parte del sistema, preposto a seminare contrasti e visioni allucinanti, favorendo un mercato interno, idoneo solo a giustificare quegli introiti.

Denaro che offusca le virtù ineccepibili di tanti bravi tecnici, che distoglie l’attenzione dai problemi reali delle squadre, simulando situazioni ambientali surreali, solo per creare discordie e stress utili al proprio tornaconto.

Arriverà il giorno però che qualcuno di quegli ingrati, che oggi offendono serenamente il lavoro di Conte, dovrà scusarsi a parole e per iscritto.

Perché Conte da Londra andrà via senz’altro, ma la sua carriera proseguirà altrove.

Dove, ancora non si sa, ma non ha importanza per ora; ne ha molta di più la consapevolezza che presto, proprio lui, alzerà il trofeo più importante d’Europa, alla faccia di chi l’ha criticato indegnamente e in anticipo sulla sua tabella di marcia.

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