Premier Bennett contro Hamas: sale la tensione a Gerusalemme

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Il nuovo Premier Naftali Bennett potrebbe dover gestire una nuova ondata di tensioni con Hamas. Al leader di Yamina non è concesso neppure il tempo per insediarsi. Complice il “regalo avvelenato” donato dal suo predecessore Benjamin Netanyahu: la marcia delle bandiere. Israele è sull’orlo della guerra? Di nuovo?

Quale eredità per il Premier Bennett?

Bennett il bugiardo. Bennett il traditore. Così lo apostrofano i sostenitori del Likud, gettando benzina sul fuoco. A proposito di incendi, da giorni le zone boschive nei pressi di Gerusalemme sono in fiamme. Gli incendi sono dolosi. Mentre si pensa che siano appiccati dai militanti del Movimento islamico di Resistenza, meglio noto come Hamas. Il gruppo palestinese che dal 2007 governa la Striscia di Gaza. E lo stesso che ha favorito la recente guerra contro Israele. La quarta. Appena insediatosi, dunque, il neo Premier si trova ad affrontare una situazione affatto idilliaca. Nel frattempo, nella Città Santa si sono tenuti cortei di ebrei nazionalisti. La parata della bandiera.

Disordini a Gerusalemme e non solo

Una manifestazione in cui 17 persone sono state arrestate, come riferiscono le forze di sicurezza israeliane. Mentre i palestinesi, di cui 33 rimasti feriti, tornano a scontrarsi con i 2.000 agenti schierati. Due dei quali hanno riportato lesioni non gravi a causa del lancio di alcune pietre. Il tutto condito dalle minacce di Hamas. Il quale ha ripreso la sua belligeranza a Gerusalemme Est, occupata, e in Cisgiordania. Di certo, la sicurezza dello Stato ebraico sarà la priorità. Anche se le premesse non fanno ben sperare. D’altronde, il rinvio della “marcia delle bandiere” al 15 giugno ha permesso ai gruppi sionisti di estrema destra di scendere nelle piazze e inneggiare cori dal tono “Morte agli arabi”.


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Chi la fa la aspetti

A detta degli opinionisti, questo sarebbe il “regalo avvelenato” da parte di Netanyahu per vendicarsi dell’amico che lo ha tradito: Naftali Bennett. Ora, il neo Premier barcolla su un filo. Più che camminarvi sopra. Adesso che assapora il potere, il leader di Yamina sperimenta cosa significhi essere un uomo solo. Ma c’è di più. Dalla sua poltrona di Primo ministro, Bennett assiste alla nuova escalation come a un incidente al rallentatore. Da una parte, il Kingmaker non ha potuto annullare una manifestazione organizzata dai suoi stessi elettori. Perché non bisogna dimenticare che Bennett sia il primo leader conservatore osservante che ricopre l’incarico di Premier. L’unico che indossa la kippah. Dall’altra, questa stessa marcia potrebbe riaprire le tensioni con Hamas. Determinato a riconquistare Gerusalemme. Per sopravvivere.

La guerra è un affare sporco

Comunque vada, un’escalation con Gaza potrebbe solo che logorare i rapporti (già fragili) della sua coalizione. Non tanto per gli attriti che verrebbero a crearsi con i partiti i sinistra e moderati. Quanto, piuttosto, per le reazioni che potrebbero avere i parlamentari arabi. Nell’esecutivo del Premier Bennett, infatti, vi partecipano anche le due fazioni islamiste guidate da Mansour Abbas: Ra’am. Acronimo di Lista Araba Unita. La quale aveva ottenuto ben il 10% dei consensi alle elezioni del 23 marzo. Un risultato storico. A dir poco. Ma se Bennett non esulta, Hamas si sfrega le mani.


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Premier Bennett contro Hamas

Fino a lunedì, la Resistenza palestinese aveva rispettato la tregua. Poi la situazione è cambiata. Ragion per cui Hamas ha promesso che riprenderà la sua offensiva missilistica, in risposta al corteo organizzato nella Gerusalemme occupata. Secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar, l’organizzazione avrebbe avvertito Abbas Kamel, capo dell’intelligence egiziana, che riprenderà il lancio di razzi contro Israele. Al pari di quanto accaduto il 10 maggio scorso. In effetti, esistono già alcune avvisaglie in tal senso. Giovedì scorso, ad esempio, Hamas ha scagliato un razzo di avvertimento. Finito nel Mar Mediterraneo.

Nuova offensiva?

Non solo. Quello stesso giorno, l’organizzazione aveva avvertito Israele del fatto che sarebbe stata disposta a interrompere il cessate-il-fuoco, qualora gli aiuti economici del Qatar non fossero giunti a Gaza. E nel più breve tempo possibile. Eppure, lo Stato ebraico non aveva ceduto al ricatto. Al contrario, in una recente intervista l’ex capo del Mossad, Yossi Cohen, aveva dichiarato che, in passato, consentire il transito degli aiuti a Gaza rappresentava un grave errore di valutazione. “Con l’approvazione di Israele, il Qatar dal 2018 ha rifornito periodicamente milioni di dollari in contanti a Hamas per pagare i costi della centrale elettrica della Striscia, per pagare gli stipendi ai propri dipendenti pubblici e per fornire aiuti a decine di migliaia di famiglie povere“. Lo riporta il Times of Israel.

Do ut des

Come spiega il quotidiano israeliano: “Israele lo ha fatto in cambio della garanzia da parte di Hamas di continuare a mantenere la calma nel sud del Paese”. Eppure, negli ultimi due giorni la Resistenza palestinese ha incrementato il livello di allerta. Anche in considerazione dell’intensificarsi della presenza di aerei da guerra e di ricognizione dell’aeronautica israeliana. A ben vedere, dopo la guerra degli “undici giorni” l’opinione pubblica israeliana aveva rivolto dure critiche al ruolo del Qatar. Per altro, un Paese che ospita il leader militare di Hamas, Ismail Haniyeh. Nonché l’ex capo dell’ufficio politico del movimento, Khaled Mashal.


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Premier Bennet: uomo solo?

Dal giuramento del nuovo esecutivo del Premier Bennett, Israele non farà passare i finanziamenti da Doha con altrettanta facilità. A maggior ragione qualora Hamas continui a chiedere la liberazione di migliaia di prigionieri in cambio di quattro ostaggi israeliani detenuti a Gaza. Tra cui le due salme dei soldati israeliani caduti in battaglia. Di conseguenza, questo braccio di ferro sta logorando anche i rapporti tra Israele e Qatar. Già precari. L’8 giugno, ad esempio, i media israeliani avevano riferito della partenza di una delegazione israeliana dall’aeroporto Ben Gurion, di Tel Aviv, con destinazione Doha. La visita sarebbe valsa l’occasione per ridiscutere i finanziamenti a Gaza. Anziché a Doha, però, l’aereo sarebbe atterrato ad Amman. Un possibile segno di risentimento da parte del Qatar.


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Considerazioni

Alla luce di tali considerazioni, quindi, si può credere che la situazione possa precipitare da un momento all’altro. Difatti, sarebbe inopportuno calare la guardia proprio ora. Pertanto, l’esercito israeliano rimane in allerta. Mentre il sistema di difesa antimissile Iron Dome, la Cupola di ferro, è pronto all’azione. Nel caso in cui Hamas attaccasse, Israele sarebbe pronto a rispondere. In definitiva, questo rappresenterà il banco di prova più importante per saggiare la stabilità del nuovo esecutivo. Oltre che del carisma del neo Premier Bennett. Il quale dovrà dimostrare di poter difendere lo Stato ebraico dalle minacce terroristiche. Intanto, il Ministero degli affari esteri dell’Autorità palestinese ha rilasciato i primi commenti sul nuovo governo.

Premier Bennett anti Netanyahu?

Un governo è stato formato senza Netanyahu, ma non è accurato chiamarlo governo del cambiamento“, ha commentato il Ministro degli esteri palestinese, Riad Malki. Prima di aggiungere: “Eccetto che il cambio non sia inteso solo come l’eliminazione di Netanyahu. Per il resto, per quanto riguarda le politiche del Paese, non è cambiato niente”. Eppure, non è proprio esatto. Un cambiamento c’è stato. Dal governo sono usciti i movimenti sionisti. Tra cui il partito ultranazionalista Shas e il Giudaismo Unito nella Torah. Per fare largo al movimento islamista guidato da Mansour Abbas.


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Il punto sul Premier Bennett

Al momento è azzardato formulare delle ipotesi. Soprattutto perché si tratta di una vicenda in continua evoluzione. Quello che si auspica è che i decisori politici riescano a scongiurare l’ennesima offensiva. La quale andrebbe a detrimento dei civili. Anziani, donne e bambini.