Giornata Mondiale dei Poveri. Per la prima volta si celebra il 19 Novembre la giornata mondiale sulla povertà, fortemente voluta da Papa Francesco e lanciata alla fine del Giubileo.

Tutte le diocesi del mondo si sono riunite attorno all’iniziativa voluta da Papa Francesco che ha voluto così lanciare un messaggio importante: la povertà non ha solo dimensione economica, ma anche sociale. La povertà è emarginazione, violenza, sopraffazione, degrado. La povertà non è solo materiale ma anche spirituale. L’indigenza economica alimenta l’esclusione sociale, la periferia, l’abbandono.

“Non amiamo a parole ma coi fatti”: questo il messaggio profondo di Papa Francesco. Il Santo Padre ha affermato che di fronte alla povertà non si può e non si deve rimanere indifferenti. La Chiesa deve prendersi cura di loro perchè l’insegnamento di Dio è amare il prossimo ma tutti dobbiamo impegnarci per rimuovere le ineguaglianze che sono alla base della povertà.

 «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo (cfr 1 Gv 4,10.19); e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita (cfr 1 Gv 3,16).

Dal Messaggio del Santo Padre Francesco, I Giornata Mondiale dei Poveri, Domenica XXXIII del Tempo Ordinario, 19 novembre 2017.

 

Rispetto al contesto europeo l’Italia si piazza nel mezzo della classifica sulla povertà. Se in Bulgaria 4 persone su 10 sono povere e in Finlandia solo 1 persona su 10, in Italia si contano 17 milioni di poveri, pari al 28% della popolazione. Si definisce povero, secondo i criteri europei, chi vive con un reddito inferiore del 60% rispetto al reddito medio nazionale. Di norma la famiglia povera percepisce una sola entrata a nero o sottopagata.

Da quando nel 2008 soffiavano i primi venti di questa lunga crisi finanziaria che sta attanagliando il nostro Paese, i poveri sono aumentati a dismisura. Se dieci anni fa contavamo un povero su 10 italiani, oggi – come già detto – i poveri sono aumentati. Se l’anno scorso si contavano in una condizione di “grave deprivazione materiale” circa il 7.5% della popolazione, oggi questa percentuale è salita a 11,5%.

povertàIl  Rapporto su povertà giovanile ed esclusione sociale 2017 “Futuro anteriore”, presentato qualche giorno fa a Roma dalla Caritas italiana, fa emergere un quadro ancora più preoccupante che coinvolge i giovani, le future generazioni.

Infatti il tasso di disoccupazione giovanile al di sotto dei 34 anni è salito al 37,8% liddove la media europea è del 18,7%. Nel corso del 2016 si sono rivolte ai Centri di Ascolto in rete della Caritas ben 205.090 persone di cui il 22,7% con meno di 34 anni.

​​​”La povertà è un fenomeno complesso che dipende da diversi fattori. Non è legato alla sola mancanza di reddito ma è anche strettamente connesso con l’accesso alle opportunità e quindi con la possibilità di partecipare pienamente alla vita economica e sociale del paese. Le politiche nazionali per l’inclusione sociale, pertanto, si caratterizzano per una gamma di iniziative e compiti differenziati sia per ambito di intervento sia per tipologia di strumenti”.

Orientamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

In Italia a più livelli e con diversi strumenti si cerca di contrastare la povertà e l’esclusione sociale. L’efficacia di tali misure è collegata all’interazione tra i soggetti nazionali, regionali e locali che ai diversi livelli di governo di occupano di tutelare le persone a rischio povertà.

Tra di esse la più recente è il Reddito di Inclusione (Rei) che è stato introdotto dal Consiglio dei Ministri il 29 agosto scorso ma verrà erogato a partire dal 1° gennaio 2018. Il Rei sostituisce il Sostegno all’inclusione attiva e l’assegno di disoccupazione Asdi e sarà composto di due parti: un assegno mensile il cui importo varia a seconda del nucleo familiare e un progetto personalizzato di reinserimento nel mondo del lavoro.

Requisito essenziale per essere beneficiari del Rei è l’avere un valore ISEE non superiore a 6.000 €, un indicatore ISR non superiore a 3.000 € e un patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, non superiore a 20.000 €. Infine il patrimonio mobiliare non deve superare i 10.000 €. Avranno precedenza le famiglie con figli minorenni e disabili, disoccupati con età superiore a 55 anni e donne in stato di gravidanza. Il sussidio sarà caricato sulla Carta Rei che andrà a sostituire la Carta Acquisti. Infatti il sussidio potrà essere prelevato per metà in contanti e l’altra metà speso negli esercizi commerciali convenzionati.

 

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