Potere e politica: legame indissolubile?

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Il desiderio di potere (e di poltrone) ha sempre portato l’individuo a mentire.

“Fregare l’altro” è segno di astuzia, di ingegno, di abilità, di conoscenza ?

Di sicuro è a volte il mezzo più rassicurante e veloce per raggiungere ciò che si desidera,senza problemi , almeno cosi sembrano stare le cose. Anche nella politica, purtroppo, la storia ci insegna, che di menzogne, di strategie “distruttive” ( mirate a “disumanizzare” il nemico) e di voglia di potere, ce ne siano sempre state in gran quantità.

In epoca post-globalizzata caratterizzata da profonde trasformazioni tecnologiche e dall’(d)evolversi di società e individui, linguaggio e comunicazione , identità ed emozioni, l’unica cosa che non è per nulla mutata, anzi è peggiorata, quasi a diventare patologica, è proprio il desiderio di potere.

Più precisamente, parliamo di potere politico.

Che cosa è oggi il potere politico se non grande capacità di persuasione e di comunicazione, di adozione di precise e non troppo dettagliate sfumature linguistiche nei dibattiti pubblici, di controllo della propria gestualità ( e dei mezzi di comunicazione)e tweet e selfie a più non posso?

Tutto ciò, oggi più che mai , ha un grande impatto sulla sfera sociale ed emotiva degli elettori e gli avversari politici. La forte crisi economico-finanziaria però ,ha “mosso le coscienze” di molti elettori, la maggior parte ora senza lavoro, con figli neolaureati disoccupati,con meno pesce e più pizza a tavola , meno cinema e più divano e quindi più preoccupazione e “tagli” di (quasi) tutti i piaceri quotidiani.

Cambia di conseguenza la figura dell’elettore-cittadino contemporaneo completamente sfiduciato, se non schifato della politica, è anche un assiduo frequentatore di social, vere e proprie arene politiche , spazi virtuali dove dire la propria senza censura, ma soprattutto spazi dove conoscere ed approfondire ciò che ci era sfuggito, comprendere meglio , partecipando e confrontandosi all’interno di piccole comunità virtuali.

Tale premessa può apparire superficiale, ma è necessaria per arrivare ad un punto che vale la pena approfondire politicamente e giornalisticamente parlando e anche perché ,questione più che attuale: il rapporto tra potere , linguaggio politico e dinamiche emotive del cittadino.

Che legame c’è tra questi elementi?.Da sempre, ma in particolare oggi , in un contesto sociale caratterizzato da forte incertezza, paura dell’Altro, incomprensione e crisi del sistema etico, il linguaggio è potere, il linguaggio e la comunicazione sono strumenti politici per raggiungere il potere ( e quindi la poltrona), ma anche per costruire quella prima rel-azione ormai del tutto assente con il cittadino.

Oggi c’è bisogno di verità, o meglio di percepire “ un senso di verità”.

Potenti e non , vinti e vincitori, deboli e forti, ricchi e poveri, a queste differenze sociali ormai ci si è purtroppo abituati, sembra essere un problema “secondario”; quello che interessa sentire oggi in un dibattito pubblico tra potenti che si rivolgono ai loro futuri cittadini, è la verità ,si, ma con un linguaggio rabbioso e semplice che crea immediatamente quell’empatia vincente, quel “link-emotivo” che accomuna elettore e politico che insieme , potranno costruire e vivere in una società migliore una volta chiuso il seggio elettorale.

Ecco dove sta il potere, ma questà verità dov’è? Il candidato manipola cosi l’elettore?

Empatia e comunicazione persuasiva sono concetti base che troviamo in qualsiasi manuale accademico di comunicazione e psicologia politica, un discorso ormai apparentemente vecchio e superato , perchè tutti conosciamo la teoria , ma la pratica è un’altra storia. La verità, l’azione e il programma politico vengono considerate in un secondo momento, prima devono essere sfiorate, assaporate dall’elettore anche con mezzi linguistici “pungenti”.

Non perché l’elettore sia stupido ma perché è oggi un individuo stanco , distratto, sfiduciato,ha bisogno di essere compreso e “coccolato” , vuole la verità ma questa prima, deve essergli comunicata .

Verità comunicata si, ma con un linguaggio che abbatta tutti gli schemi del “politicamente corretto” e del “rispetto tutti cosi ne esco pulito”, altrimenti di questa,non ne percepisce nemmeno l’odore.

Insulti, urla, gesti spettacolarizzati abbattono quel modo di agire e comunicare nella politica, che ormai ha fallito, che ha per troppo tempo nascosto la voglia di potere che oggi invece, può essere palesata a patto che si provi a descrivere la realtà per quella che è , anche “mandando tutti al diavolo”, e l’esperienza dei nuovi partiti politici italiani ne è un esempio.Educazione, etica, giustizia sono temi profondi che da filosofici necessità di essere trasformarti in temi sociali anzi in “fatti sociali”, che devono continuare ad essere presenti e devono essere rafforzati all’interno della società anche con l’aiuto dei nuovi media digitali e con l’aiuto della politica, ma cambiando prima il modo di comunicare.

Ecco spiegato il successo di nuovi protagonisti politici, dal movimento 5 stelle a Donald Trump. E’ necessario accettare anche nuovi schemi, tornando a dibattere su problemi di etica, educazione, senza troppe strumentalizzazioni e giochi linguistici, ma provando anche a ridimensionare il potere con strumenti linguistici un poco più “sporchi” ma non troppo, senza rischiare di impoverire la cultura .

(foto serie tv “House of Cards”)

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