Post-Brexit: nuovi casi di europei detenuti alla frontiera

Dopo i casi raccontati da Repubblica e Politico, anche il Guardian racconta della drammatica esperienza subita dai cittadini europei dopo la Brexit

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Post-Brexit

Diversi giornali hanno trattato il caso dei cittadini europei detenuti alla frontiera nell’era post-Brexit. Dopo i drammatici racconti svelati da Repubblica e Politico, ora anche il Guardian si è occupato dell’umiliante esperienza subita dai cittadini europei che sono stati fermati, detenuti in carcere ed infine espulsi. Il premier britannico Boris Johnson si difende: “Siamo nel giusto”.

Post-Brexit: cittadini europei detenuti alla frontiera?

Aumentano sempre di più i casi di cittadini europei detenuti alla frontiera del Regno Unito dopo la Brexit e portati addirittura in prigione fino all’espulsione, in caso di mancanza di visto lavorativo o della giusta documentazione. La Repubblica ha intervistato una 24enne sulla sua inquietante esperienza a Londra. La giovane ha raccontato di essere arrivata lo scorso 17 aprile alla frontiera per fare la ragazza alla pari a casa di suo cugino. Ha quindi affermato di essere stata considerata un migrante irregolare senza visto lavorativo, questo nell’era post-Brexit significa essere subito trasportati in un carcere vicino all’aeroporto. La ragazza rivela che le autorità le hanno sequestrato tutto, anche il cellulare per non divulgare foto e video. Poi afferma di essere rimasta scioccata e spaventata nel vedere che accanto a lei c’era una ragazza toscana che era detenuta da 5 giorni.

Aumentano i casi di detenuti alla frontiera

Il caso della giovane italiana non è isolato. Politico ha raccontato casi simili di cittadini spagnoli e greci e ora anche il Guardian si è occupato della vicenda. Il giornale britannico racconta di nuovi casi di europei presi, rinchiusi per ore se non giorni in prigione e poi espulsi dalle autorità di frontiera perché non autorizzati a varcare la frontiera del Regno Unito. Nelle ultime 48 ore oltre dieci cittadini europei sarebbero stati detenuti ed espulsi dopo essere atterrati all’aeroporto di Gatwick. Alcuni di loro sarebbero stati portati nel centro di detenzione Yarl’s Wood Immigration Removal Centre, in Bedfordshire, a due ore di auto dallo scalo e dove ci sarebbero stati anche contagi di Covid.

Il governo britannico si difende

Il portavoce di Boris Johnson ha dichiarato che “i cittadini europei sono nostri amici e vicini”. Tuttavia si è rifiutato di commentare i singoli casi individuali emersi in questi giorni. Downing Street ha affermato: “L’approccio che stiamo utilizzando è quello deciso in partenza. La maggioranza dei migranti non ha riscontrato problemi alla frontiera. Continueremo a lavorare in questo modo. Per coloro che vogliono entrare nel Regno Unito abbiamo diffuso il più possibile tutte le informazioni riguardanti i visti e la documentazione necessari. Quindi sanno che, se non in regola, potrebbero essere respinti”.

Il ministero dell’Interno britannico ha dichiarato a Repubblica: “I cittadini Ue sono nostri amici e hanno il diritto di restare se residenti nel Regno Unito prima del 31 dicembre 2020. Chi è arrivato dopo, come ci chiedono i britannici, deve invece dimostrare di averne diritto e attenersi alle nostre nuove regole comunicate in ogni Paese Ue, nella propria lingua”.


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