Pope, moriva oggi il poeta che esaltò Chaucer

Riccore oggi l’anniversario della morte di Alexander Pope. Il poeta inglese che esaltò il distico eroico di Geoffrey Chaucer

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«Beato chi non si aspetta nulla, perché non resterà mai deluso». La frase, da «Delusione», è forse la più famosa citazione di Alexander Pope e in un certo senso ne definisce la personalità umile e disillusa. Lo stile satirico da lui utilizzato ne è un chiaro esempio. Considerato uno dei maggiori poeti del XVIII secolo, nasce a Londra il 21 maggio 1688 da un ricco mercante cattolico. Per questo motivo studia privatamente, in quanto gli vengono interdette le scuole regolari a causa della sua appartenenza religiosa. 

Amico di Jonathan Swift, John Gay e Arbuthnot, con cui fonda il club satirico Scriblerus, Alexander Pope entra a far parte del circolo di letterati e aderisce all’«Arte poetica» di Boileau. Frequenta quindi la società elegante londinese. Povero di salute e provato dagli studi quasi ossessivi, non si priverà comunque dei «piaceri» della vita. Wortley Montagu sarà per anni la sua fiamma segreta.

Pope viene indicato come figura poetica dominante, portavoce e critico attento dell’epoca augustea, le cui linee erano date dalla prevalenza dell’intelletto sulla fantasia e l’enunciazione di canoni di giudizio morale ed estetico come unici validi. I toni dei suoi discorsi sanno variare dall’ironia alla solennità burlesca, dall’umorismo tenero alla impalpabile malinconia.

Alexander Pope muore il 30 maggio 1744; sarebbe apparso ai romantici come l’antitesi del vero poeta: William Wordsworth. Continua, invece, ad essere apprezzato nel XIX secolo, primo fra tutti, da Lord Byron.

Le opere maggiori

Pope è famoso per il distico eroico. La figura retorica tradizionale della poesia epica inglese, introdotta da Geoffrey Chaucer, è portata all’apice. Chiaro a riguardo è il «Saggio sulla critica» (Essay on critism, 1711) in cui codifica le sue regole letterarie. Alexander esordisce con un elegante prova giovanile in «Heroic couplets»: le «Pastorali» (Pastorals, 1709). Nel famoso poema «Il rapimento del ricciolo» (The rape of the Lock, 1712), invece, condensa con abilità i precetti estetici nelle volute alessandrine dell’arte rococò. Qui rende un’elegante rappresentazione satirica, fatta di sorridente indulgenza verso un mondo effimero. Si esalta, dunque, il suo stile «eroicomico», con Pope che descrive i suoi personaggi in stile epico senza mancata di una forte vena satirica.  

Famoso anche per la traduzione dell’«Iliade» (1715-1720), coordina diversi collaborati anche per riscrivere in inglese l’«Odissea» (1725-1726). In via anonima pubblica anche il poema eroicomico «La zuccheide» (The dunciad, 1728), intriso di una satira arguta e ingegnosa. Alexander Pope scrive inoltre quattro «Saggi morali» (Moral essays, 1731- 1735) e il «Saggio sull’uomo» (Essay on man, 1733-1734).

Arricchito dalla versione in distici dell’«Iliade», il poeta si rende economicamente indipendente da mecenati e librai. Si trasferisce da Londra a Twickenham, nel Middlesex, in una villa dove continuerà l’attività di studioso fino alla fine dei suoi giorni.

Se Jonathan Swift detestava l’intera umanità e amava i singoli individui, si può dire che Pope amasse l’intera umanità, ma avesse poca fiducia nei singoli individui: «Molti uomini sono stati capaci di fare una cosa saggia, molti di più di farne una furba, ma pochissimi sono stati capaci di farne una generosa».

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