Ponte di Messina: un sogno realizzabile dal Recovery

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Ponte di Messina

Ma voi ditemi se questa gente può parlare ora del ponte di Messina? Voi ditemi se frustrazioni campanilistiche possono influire sulla già precaria economia sociale. A noi non importa quanti soldi vi da l’Europa, quello che a noi importa è che non li facciate sparire sotto i vostri mattoni, conti cifrati, cassaforte dietro un falso della gioconda, o chi sa dove altro. Magari sotto la cuccia del cane che tenete in giardino.

Il ponte di Messina è la rivincita del Sud?

L’esigenza di colmare il divario economico e quindi infrastrutturale tra Nord e Sud fa tornare di attualità l’esigenza di opere strategiche per il Mezzogiorno. Ovviamente, senza tenere in considerazione tutti gli altri soldi spariti per opere mai costruite. Per il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, “il Ponte è la via maestra per un attraversamento stabile dello stretto, come dimostrano i tanti studi“. Ma i tanti studi signor Ferrara, non ci spiegano perché i soldi già stanziati in passato per le opere pubbliche del Sud, siano finiti magicamente in mafiostrutture o in tasche di politici ancora da condannare. A questo punto l’attenzione rimane alta, non solo per siciliani e calabresi ma in tutto il Paese. Un dibattito che si ripropone periodicamente e che ora vede la possibilità dar fondo follemente alle risorse del Recovery Fund. Compensando lo sbilanciamento di risorse a favore del Nord nella programmazione delle grandi opere. Forse perché al Nord le opere le fanno, mentre il ponte di Messina è come la favola di pulcinella.


Ponte sullo Stretto: lo Stato si fa causa!


La commissione tecnica

La Commissione tecnica del Mit è al lavoro da settimane su un documento di 200 pagine. Tale folle documento dovrebbe ribadire l’utilità di questa infrastruttura per il paese. Il via libera al documento porta con se un altro elemento determinante: il ponte sullo Stretto può accedere alle risorse messe a disposizione dai fondi comunitari. Questo è l’elemento più drammatico. Dovremmo, secondo loro, deviare fondi della comunità europea, destinati agli italiani, per una ripicca campanilistica. Ma c’è un altro elemento ancora più inquietante. I soldi di fatto verrebbero dalle risorse non spese del Fondo Coesione e Sviluppo 2014-2020, pari a circa 30 miliardi di euro. Quindi ci sono fondi fermi che non sono stati utilizzati per gli italiani? Ma ancora di più la questione fa schifo se aggiungiamo le risorse del Fondo Coesione e Sviluppo 2021-2027 e le risorse del Fondo Reti Ten-T. Tutto questo senza contare il Recovery Fund rispetto al quale il limite temporale del 2026 non riguarda il completamento dell’opera. Ma a quanto pare, lo stato di avanzamento dei lavori con le fasi realizzative avviate.