Pompeo visita insediamento israeliano in Cisgiordania

Il Segretario di Stato americano visita Psagot, colonia israeliana in Cisgiordania. Ira dei leader palestinesi

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Pompeo visita insediamento israeliano

Visita del Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, a Psagot, insediamento israeliano in Cisgiordania. È il primo diplomatico di spicco a visitare un insediamento oltre la Linea Verde. A Ramallah i palestinesi hanno manifestato contro la visita, definita nei giorni scorsi dal portavoce di Abu Mazen, Nabil Abu Rudeinah, “una provocazione contro il popolo e la leadership palestinesi”.  

Pompeo visita insediamento israeliano, cos’è successo?

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, è diventato il primo diplomatico statunitense di spicco a visitare un insediamento israeliano nella regione occupata della Cisgiordania.  Ha visitato l’azienda vinicola Psagot vicino a Gerusalemme prima di recarsi alle alture del Golan occupate da Israele. Questa mossa è destinata a far arrabbiare i leader palestinesi. A Ramallah i palestinesi hanno manifestato contro la visita, definita nei giorni scorsi dal portavoce di Abu Mazen, Nabil Abu Rudeinah, “una provocazione contro il popolo e la leadership palestinesi”.

Durante una conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Pompeo ha dichiarato: “Il precedente Dipartimento di Stato aveva una visione sbagliata degli insediamenti. Aveva un punto di vista che non riconosceva la storia di questo luogo speciale. E invece, ora, oggi il Dipartimento di Stato degli USA è fermamente convinto che gli insediamenti possano essere fatti in modo lecito, appropriato e corretto”. Ha poi aggiunto: “Anche il semplice riconoscimento del Golan come parte di Israele è stata una decisione presidente Trump. Fatto storicamente importante e semplicemente un riconoscimento della realtà”.

Pompeo in visita all’insediamento israeliano: il movimento BDS è antisemita

Pompeo, durante la conferenza stampa, ha anche chiamato il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) antisemita. Tale movimento esorta i paesi e le imprese a evitare affari con Israele e il suo governo, come antisemiti. Ha detto: “”Oggi voglio fare un annuncio in merito alla decisione del Dipartimento di Stato che considereremo la campagna globale contro Israele BDS come antisemita. So che questo le sembra semplice, signor Primo Ministro, sembra un dato di fatto, ma voglio che sappia che prenderemo immediatamente provvedimenti per identificare le organizzazioni che si impegnano in una condotta odiosa del BDS e ritirare il sostegno del governo statunitense a tali gruppi”.

Ha aggiunto che tutte le nazioni dovrebbero “riconoscere il movimento BDS per il cancro che è”. Pompeo ha sottolineato che gli USA taglieranno tutti i finanziamenti ai gruppi che vi partecipano. Tuttavia un passo del genere potrebbe negare il finanziamento ai gruppi palestinesi e internazionali per i diritti umani.

Il BDS risponde alle accuse di Pompeo

Gli organizzatori del BDS definiscono il loro movimento un modo non violento per protestare contro le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi. Il movimento, modellato sulla campagna anti-apartheid del Sud Africa. In una dichiarazione, il movimento BDS ha ribadito il suo rifiuto di “tutte le forme di razzismo, compreso il razzismo antiebraico”. Ha accusato gli Stati Uniti e Israele di aver tentato di mettere a tacere la difesa dei diritti dei palestinesi. Il movimento ha detto: “Il movimento BDS per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi è con tutti coloro che lottano per un mondo più dignitoso, giusto e bello. Con i nostri numerosi partner, resisteremo a questi tentativi maccartisti di intimidire e costringere i difensori dei diritti umani palestinesi, israeliani e internazionali ad accettare l’apartheid israeliano e il colonialismo dei coloni come destino”.

Trump e la politica pro-Israele

Le osservazioni del Segretario seguono anni di politica pro-Israele perseguita dall’amministrazione Trump. In gran parte a scapito dei suoi rapporti con le autorità palestinesi, che non hanno segnalato alcun interesse ad accettare un accordo di pace promosso dalla Casa Bianca a gennaio. Tra le azioni intraprese dall’amministrazione Trump vi sono il movimento dell’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Vi è anche l’intermediazione di accordi storici tra Bahrein, Israele ed Emirati Arabi Uniti, che hanno portato i due paesi a normalizzare le relazioni con Israele per la prima volta. 


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