Pompei, la raccolta differenziata esisteva già 2000 anni fa

Un gruppo di ricercatori americani, analizzando la composizione del suolo, ha scoperto che la raccolta differenziata veniva praticata già al tempo dei romani

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La raccolta differenziata è tutt’altro che un’invenzione moderna. A confermarlo è la ricerca scientifica condotta a Pompei dalla professoressa Allison Emmerson della Tulane University di New Orleans. Allo studio hanno contribuito anche i colleghi Steven Ellis e Kevin Dicus dell’Universita di Cincinnati. Grazie alle tracce dei cumuli di rifiuti, congelate dall’eruzione del Vesuvio nel 79, si è constatato come la spazzatura venisse accumulata lungo le mura esterne sul lato settentrionale della città. 

I rifiuti, però, erano solo apparentemente scaricati fuori dalle mura. Le zone, in realtà, erano terreni di sosta per cicli di utilizzo e riutilizzo dei materiali. Gli scarti venivano raccolti, differenziati, lavorati e rivenduti. Sappiamo come i romani dell’epoca fossero dei veri e propri ingegneri esperti: pavimenti riscaldati, acquedotti e muri in calcestruzzo. Ora, alle loro abilità, si aggiunge anche quella della raccolta differenziata.

«Queste pile di rifiuti sono spesso molto alte. Probabilmente è quello che resta dell’immondizia prodotta quotidianamente dagli antichi abitanti di Pompei», ha sottolineato Emmerson.

Alcune aree fuori dalle mura, infatti, venivano utilizzate come vere e proprie discariche per depositare i cumuli di materiali fino a qualche metro di altezza. Ceramica, vetro, gesso, piastrelle, anfore rotte e molto altro. Tutti scarti raccolti in periferia per poi essere rivenduti all’interno della città come materiale da costruzione.

Lo sviluppo della ricerca a Pompei

La ricerca archeologica ha confutato l’ipotesi che queste montagne di resti fossero le macerie di un terremoto avvenuto il 62-63 d.C. Analizzando alcuni campioni di terreno per ricostruire gli spostamenti dei rifiuti all’interno della città, Emmerson e i suoi colleghi hanno scoperto che i frammenti di materiale da costruzione si muovevano dalla città verso i depositi fuori dalle mura. Una volta differenziati, rientravano in città per essere reimpiegati nell’edilizia.

«La consistenza e il colore del suolo intorno ai resti ci consente di vedere se la spazzatura è stata generata nel luogo in cui è stata trovata, o raccolta altrove per essere riutilizzata e riciclata. I rifiuti ammassati in luoghi come latrine o pozzi neri rivelano tracce di terreno organico. Al contrario, quelli accumulati nel tempo lungo le strade o nei cumuli fuori dalla città, presentano tracce di terreno molto più sabbioso», ha spiegato la ricercatrice al Guardian.

«Si puoi dire che parte della città sia stata costruita con il reimpiego di scarti e rifiuti», ha continuato Emmerson. L’analisi scientifica, infatti, ha dimostrato come muri e pavimenti siano ricchi di elementi riciclati. Alcune pareti, ad esempio, includono materiali riutilizzati: piastrelle, anfore rotte, grumi di malta e gesso. Addirittura resti ossei di animali, ceneri e carbone. «Una prova di questo», chiarisce la ricercatrice, «si trova nel fatto che una volta impilati i materiali e creati i nuovi muri, questi ultimi venivano ricoperti di intonaco per dare un aspetto più gradevole alla nuova costruzione». Sono invece del tutto assenti frammenti più grandi di oggetti ancora intatti. Essendo destinati ad un riuso immediato, non venivano accumulati in queste aree.

Un esempio da seguire

Oggi incentriamo lo smaltimento dei rifiuti sulla loro eliminazione dalla nostra vita quotidiana. «Non ci interessa cosa succede alla nostra spazzatura, l’importante è che venga portata via. Quello che ho trovato a Pompei è una priorità completamente diversa. I rifiuti venivano conservati in prossimità dell’abitato, o anche al suo interno, per poi riutilizzarli non appena possibile», afferma Allison Emmerson.

Sicuramente, come riportato dai dati di scavo, i pompeiani vivevano molto più vicino alla loro immondizia di quanto noi troveremmo accettabile. Non perché mancassero le infrastrutture per smaltirla, ma perché i loro sistemi di gestione urbana erano organizzati secondo principi diversi.

Secondo Emmerson è questo l’esempio da seguire: «I paesi che gestiscono in modo più efficace i loro rifiuti hanno applicato una versione del modello antico, dando la priorità alla mercificazione piuttosto che alla semplice rimozione».

Certo, il modo gestire i rifiuti e i punti di raccolta non sono paragonabili alle nostre discariche. Quello che è diverso è il punto di vista: «Noi ci concentriamo sull’eliminazione degli oggetti per allontanarli quanto più possibile da dove viviamo. Solo dopo ci preoccupiamo di riciclarli. I pompeiani, invece, al momento dello scarto sapevano già come reimpiegarli», ha concluso la professoressa.

Pompei è un sito patrimonio mondiale dell’Unesco e attira 2,5 milioni di visitatori ogni anno. Da sempre modello di arte e cultura, forse presto ci suggerirà la bellezza di una più attenta gestione urbana.

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