Pompei ed Ercolano: distrutte dall’eruzione del Vesuvio

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Pompei ed Ercolano

Pompei ed Ercolano furono distrutte nel 79 d.C. dopo l’eruzione del Vesuvio. Essa è durata oltre 24 ore e, secondo uno studio basato sull’analisi degli strati di cenere, si è svolta in due fasi. La prima, quella che seppellì Pompei, durò 20 ore mentre la seconda avvenne dopo circa 12 ore e, con il cambio di direzione dei venti, furono investiti Ercolano e i paesi a nord-ovest del vulcano.

Pompei ed Ercolano: eruzione di tipo pliniano

Pompei ed Ercolano: eruzione Vesuvio

Il Vesuvio ha un’altezza che varia a seconda delle fasi di distruzione e costruzione e che risulta comunque superiore ai 1.200 metri. Sorge all’interno di una caldera di circa quattro chilometri di diametro, la quale rappresenta ciò che resta della grande eruzione del 79 d.C. Si trattò di una delle più grandi e spettacolari eruzioni del vulcano e una delle prime a essere documentate. Essa è stata definita di tipo pliniano perché a osservarla furono Plinio il Vecchio in primis e suo nipote, lo scrittore e senatore romano Plinio il Giovane. Quest’ultimo la descrisse dettagliatamente in una lettera inviata all’amico e storico Publio Cornelio Tacito, 30 anni dopo, dove raccontò di come vide formarsi in cielo una nuvola altissima di fumo mista a cenere e lapilli. Al momento dell’eruzione Plinio si trovava, infatti, a Miseno, nella baia di Napoli, a circa 35 chilometri da Pompei.

Al giorno d’oggi si definiscono pliniane le eruzioni esplosive, prodotte da vulcani come il Vesuvio. Questi vulcani emettono una lava molto viscosa che si accumula alla sommità, impedendo ai gas di uscire. Col tempo, ciò porta a un aumento della pressione interna fino allo sfogo istantaneo, che si manifesta nell’esplosione parziale o totale del vulcano stesso. Quando succede, per decine di chilometri si alza una grande colonna di ceneri, lapilli e gas che poi collassano ricadendo a terra con effetti devastanti.

Pompei ed Ercolano: cosa successe durante l’eruzione del 79 d.C.

Pompei ed Ercolano: eruzione Vesuvio

I centri abitati erano distribuiti lungo le pendici e vicino al Vesuvio, fino a pochi anni prima considerato una montagna qualunque. In effetti il vulcano era inattivo (o meglio “dormiente”) da otto secoli.
La colonna di ceneri si alzò in cielo intorno all’una del pomeriggio dopo un potente boato: doveva essere alta quasi 26 chilometri e quando collassò si abbatté sul territorio circostante alla velocità di oltre 100 chilometri orari, seppellendo tutto.

Le vittime dell’eruzione morirono carbonizzate, esposte a temperature di 300 °C (a Ercolano si arrivò anche a 600 °C). A Pompei ed Ercolano vivevano circa 16-20.000 persone: nelle ceneri pietrificate sono stati rinvenuti i resti di circa 1.500 persone, ma il numero totale delle vittime è ignoto.

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