Pomeriggi perduti: intervista a Michele Nigro

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Nel 2019, la pubblicazione di Pomeriggi perduti, la raccolta poetica di Michele Nigro. Inoltre, la prefazione del poeta Stefano Serri, che interviene sui sensi del tempo e dello spazio, mentre fuggono nell’esistenza rizomatica e frattale. Protagoniste dell’opera, le liriche nel viaggiatore viandante, che insegue il senso della propria strada.

Pomeriggi perduti: chi è Michele Nigro?

Lo scrittore nasce nel 1971 nella provincia napoletana e dopo qualche anno vive a Battipaglia (SA). Nel corso del tempo, Nigro abbraccia la passione della scrittura, con cui si diletta nella stesura di racconti, poesie, saggi brevi ed articoli di giornali e riviste. In seguito, la direzione della rivista letteraria Nugae – scritti autografi, fino al 2009.

Anche la partecipazione a diversi concorsi letterari, tra cui la presenza di scritti in Antologie e Periodici. Nel 2016, l’uscita della prima raccolta poetica, Nessuno nasce pulito (Edizioni Nugae 2.0), che Nigro definisce come raccolta di formazione. Seguono altre opere dell’autore, come: Esperimenti (racconti), La bistecca di Matrix (il mini – saggio), Call Center (prima edizione del racconto – 2013), Call Center – reloaded (seconda edizione racconto – 2018), Poesie minori. Pensieri minimi (raccolta poetica).

Nel 2019, la raccolta lirica Pomeriggi perduti (Edizioni Kolibris). L’anno seguente, il secondo volume di Poesie minori. Pensieri minimi (raccolta di poesie). Alcune liriche dello scrittore ottengono la traduzione nelle lingue: portoghese, inglese e spagnolo.

Pomeriggi perduti: il pensiero dello scrittore

Nigro attraverso le parole segue l’ispirazione, senza esagerare sulla fantasia espressiva. L’autore esula dalla ricerca della parola, piuttosto predilige seguire il modello dell’artigianato poetico. Dal cuore alla mente, la realizzazione della stesura dell’opera Pomeriggi perduti, da cui emergono le qualità liriche dello scrittore. In ogni lavoro di Nigro, l’elaborazione in primis dei sensi, che trovano l’equilibrio tra spazio e tempo su carta e poi su monitor. All’inizio, l’irrequietezza di una poesia embrionale, che durante la propria lavorazione diviene testo e poesia in forma nuova.

Pomeriggi perduti: recensione del libro

Attraverso lo scrittore, un viaggio nella poesia, che nella trasformazione di un’idea lirica di base, nasce un’opera definita, ricercata, di alto stile, come Pomeriggi perduti. Dall’elevazione delle parole, il coinvolgimento del lettore, tra i significati di una raccolta lirica di rilievo. Nelle tematiche universali, l’espressione umana nella concezione sensoriale di cuore e mente, che l’arte poetica sa generare.

Durante la lettura del libro, l’autore appare in parallelo al viaggiator viandante, nella protagonista della meta o strada. Ogni lirica risulta indipendente, con uno stile distintivo del realizzatore dell’opera, per i caratteri del tutto personali, che emergono con la raccolta. Inoltre, Nigro si allontana dalla ricerca della parola, poiché attende il tempo e spazio necessari, per la giusta ispirazione poetica.

A fronte di ciò, un editing che giunge all’autoanalisi, per proseguire col testo alla riflessione razionale e senso poetico individuale. Anche l’idea dell’arte poetica, come distillazione naturale nell’essenza dell’esistenza. A fronte di ciò, le distanze dall’apparente semplicità, senza alcuna proiezione di banalità. A ragion per cui, un linguaggio di pensiero unico, dove la poesia diviene significato dei sensi della vita e del mondo.

Pomeriggi perduti: poesia

Opere sparse nel tempo

Sentire il riverbero
di trascorse energie
tocco di antichi
entusiasmi sulle cose
il loro effetto fuori moda.

Le mani stanche di madre
che curavano i lembi
di famiglie ormai disperse
non lavorano più d’ago
per un domani incerto.

Nuove cuciture
su stoffe consunte
come passaggi d’epoca
segnati da assenze.

In silenzio, da padre a figlio
mirando l’infinito di oggi
da laiche trappe
si eredita il da farsi.

Pomeriggi perduti: come si presenta Michele Nigro ai lettori?

Provenendo da una formazione tutt’altro che letteraria (la vita sa essere molto bizzarra!), preferisco sempre presentarmi come un “artigiano della parola”. Learning by doing: studiare, conoscere, certo, ma soprattutto vivere la parola sulla propria pelle, trasformare la vita in segni e suoni, in poesia esperienziale. 

Pomeriggi perduti: come avviene l’incontro con la scrittura?

Da quando ho memoria di me stesso scrivente, ho sempre imbrattato carte. Nasco principalmente diarista, una scrittura a uso e consumo privato, un acerbo esercizio per la definizione degli spazi interiori. Poi le prime “poesie” ancora troppo didascaliche, i primi racconti (alcuni addirittura di genere fantascientifico), la loro pubblicazione su qualche rivista. L’epoca autocelebrativa dei concorsi letterari (oggi, per fortuna, terminata!), le prime letture importanti… Il resto è venuto da sé, seguendo una naturalezza a volte dolce, altre volte dolorosa.

Pomeriggi perduti: cosa pensa sulla letteratura classica?

La letteratura classica è come le Paludi Morte, presenti nel Signore degli Anelli di Tolkien: vanno attraversate necessariamente, ma senza annegare in esse. Mi spiego meglio: l’insegnamento derivante dai classici è attualissimo, più di quanto si creda, ma gli stili adottati in certe epoche non ci appartengono più. Non possono appartenerci più: sarebbe anacronistico il contrario; dobbiamo cercare la nostra voce, quella dei nostri tempi, anche se meno bella di quella riportata nei classici.

Pomeriggi perduti: cosa pensa sulla letteratura contemporanea?

Non la inseguo. Non vado dietro all’autore in voga o al best seller, quindi non ho una visione d’insieme sufficientemente onesta per poter rispondere. Per fare un esempio: non credo nella qualità letteraria degli instant book a tema “covid”, che in questi mesi stanno venendo fuori come funghi. Così come accade con la scrittura, bisogna far decantare certi titoli e certe tematiche. Dopo un certo periodo di tempo, se resistono alla prova, possono essere collocati in un contesto storico e valorizzati. Poi c’è anche il caso del colpo di fulmine in libreria: alcune volte seguo l’istinto e mi va bene. Certi libri chiamano.

Pomeriggi perduti: ci sono autori che predilige rispetto ad altri?

Riprendendo la precedente risposta, per quanto riguarda la narrativa contemporanea, non inseguo nessun autore in particolare. Diverso è l’ambito poetico con cui, per ovvie ragioni, vivo a più stretto contatto: c’è molto fermento nella poesia italiana contemporanea e si pubblica molto. Tuttavia, non è stata finora compiuta un’analisi approfondita, in grado di individuare una poetica di questo periodo storico. Forse è ancora presto per individuarla o forse non c’è.

Si naviga a vista, ci sono autori molto venduti (che in poesia sono una rarità) che si occupano di politica, vanno in tv, fanno dirette sui social. E poi c’è un sottobosco autoriale, al quale fortunatamente appartengo e dove è possibile sentirsi liberi da etichette, ancora informe, indefinito, semi-sconosciuto. Ci sono molti poeti contemporanei che è un piacere leggere, altri un po’ meno. Altri ancora non m’interessano per un’assenza di alchimia.

Pomeriggi perduti: come nasce il suo libro?

“Pomeriggi perduti” (ed. Kolibris, 2019) è una raccolta, con cui cerco di definire uno stile meno didascalico e intimistico rispetto alla precedente (“Nessuno nasce pulito”, ed. nugae 2.0, 2016). Non so se ci sono riuscito, ma la forma è sicuramente più asciutta; paradossalmente ad alcuni lettori continua a piacere di più lo stile “aperto” della prima. Ma io devo seguire la mia evoluzione e non il gusto dei lettori. A differenza di certi poeti di successo, non sono interessato a una poesia che conforta, che spiega, che asseconda le esigenze emotive di chi legge.

Pomeriggi perduti: ci sono alcuni personaggi che la rappresentano?

Restando in ambito poetico, anche se in passato ho scritto dei racconti, con dei personaggi a cui sono ancora oggi legato, vorrei citare dalla mia raccolta “Pomeriggi perduti”, Herman Coluccio. Il mio alter ego lucano, presente nella poesia “Epitaffio”: un omaggio ai personaggi immortalati, nell’Antologia del grande Edgar Lee Masters. Credo che Herman Coluccio tornerà in futuro a guidare spiritualmente un mio progetto, sospeso tra poesia e prosa, dedicato alla Lucania.

Pomeriggi perduti: ci sono tematiche attuali nella sua opera?

In “Pomeriggi perduti” c’è la vita: la mia e spero anche un pezzetto di quella dei lettori. L’amore, il viaggio, il disincanto, la solitudine, la morte, la natura, la critica all’esistenza, la memoria personale e collettiva, i luoghi dell’anima, le amicizie fallite, la stessa poesia… Insomma, la vita. C’è un tema più attuale della vita? Non cito i fatti di cronaca: la mia non è una poesia cosiddetta civile.

Pomeriggi perduti: quali difficoltà incontra uno scrittore?

Se ci sono troppe difficoltà, soprattutto psicologiche, meglio non scrivere e andare a divertirsi. Il lavoro che precede la scrittura o quello coincidente con la stessa, anche se impegnativo, deve essere un momento piacevole e appagante. La scrittura, è vero, scavando fa soffrire, ma è una sofferenza catartica, mai distruttiva. Non bisogna concentrarsi, mentre si scrive o si edita un’opera da pubblicare, sulle difficoltà del dopo. Sono pochi gli editori che fanno un serio e capillare lavoro di promozione e di distribuzione costante nel tempo (tra questi purtroppo non posso includere anche il mio!). E il “ricambio” editoriale è veloce, non si resta a lungo sugli scaffali delle librerie. Oggi l’autore deve arrangiarsi, deve essere anche un discreto esperto di book marketing e di personal branding. E di molte altre cose.

Pomeriggi perduti: cosa consiglia agli autori emergenti?

Consiglio di non “aspirare” ma di respirare, di vivere semplicemente. Gli obiettivi devono essere realistici e le tappe vanno vissute una alla volta, lavorando ogni giorno con umiltà e costanza, correggendo il tiro. Il successo è un mito frainteso; esiste solo ciò che intendiamo realizzare e la pressione che esercitiamo costantemente nel tempo per realizzarlo. Il resto, se è destino, verrà da sé.

Ma la domanda principale, che un “aspirante” dovrebbe rivolgere a sé stesso è: “sono disposto a deludere le altrui aspettative?” Inoltre: “sono disposto a viverne le conseguenze nel corso degli anni, a essere diverso e percorrere strade alternative, a pagare per le mie scelte e nonostante tutto, a crederci fino in fondo?”. Se la risposta è negativa, allora è meglio seguire un’altra strada, lineare, comoda, più remunerativa e ben vista da tutti.

Pomeriggi perduti: cosa rappresenta per lei, il suo stile letterario?

È il risultato di quello che sono dal punto di vista esistenziale: è il colore dei miei occhi, è la mia corporatura, il mio modo di camminare, di interagire con gli altri. Lo stile letterario non è solo una scelta razionale e manualistica riguardante la forma scritturale, da adoperare in un testo. Esso è il frutto neurolinguistico della mia esperienza su questa terra, in questa vita, in questo tempo. E dipende da molti fattori. Nel corso degli anni lo stile può cambiare, in maniera più o meno radicale. Ma nel momento in cui scrivo un racconto o una poesia, ho a disposizione solo quello che mi rappresenta, e che ho assimilato fino a quella fase del mio percorso terreno. Tentare di emulare altri stili, o di anticipare i tempi, è contro natura.

Pomeriggi perduti: quali sono i suoi punti di forza nella scrittura?

Non so se ve ne siano, ma cerco di utilizzare frasi semanticamente semplici, dirette, anche per esprimere concetti complessi. Forse non sempre ci riesco ma mi sforzo in tal senso. Cerco di attingere, prima di scrivere, al mio pensiero più intimo, senza filtrarlo, abbellirlo, così da risultare autentico in scrittura. L’editing è un’altra fase necessaria, ma non deve mai alterare la genuinità della prima idea, deve solo rinforzarla e correggerla.

Cosa le regala la scrittura?

Nuovi mondi, nuove vite, nuovi scenari che mai vivrò nella realtà, ipotizzandoli e raccontandoli. E il piacere della creazione che ne deriva è indescrivibile. La scrittura poetica, in particolare, delimita i miei spazi interiori senza fissare dei confini precisi, mi definisce senza etichettarmi. Grazie alla poesia posso fare la conoscenza di me stesso, del divino che campeggia nel quotidiano. E posso raccontare una storia intima, che travalica il tempo e lo spazio. 

Cosa le trasmette la poesia?

Quando leggo i “grandi” cerco di assaporare i loro versi e attraverso essi di riconoscere le esperienze esistenziali, che li hanno direttamente o indirettamente influenzati. Ma più di ogni altra cosa, cerco di riconoscermi nel messaggio universale (quindi rivolto anche a me) che veicolano. Solo così la poesia “degli altri” diventa mia. La mia poetica, invece, come quella di ogni poeta, prende vita da un atto di “ricezione”: come antenne nel cielo, scriviamo ciò che percepiamo. Il trasmettere ad altri, il pubblicare, è una scelta secondaria che non deve mai prendere il sopravvento, sulla sacralità della creazione.

Quali sono i suoi obiettivi nella scrittura?

Sicuramente altre raccolte poetiche e come accennato in una precedente risposta, un’opera mista tra poesia e prosa dedicata alla Lucania. Una terra che spesso mi ospita e da cui ho tratto e traggo ispirazione. Ho un genius loci da onorare. Forse un giorno, mi cimenterò anche nella scrittura di un romanzo… Chissà.

Come racconta la sua esperienza letteraria?

Vorrei che a raccontarla fossero i miei scritti; vorrei che l’evoluzione di questa meravigliosa esperienza silenziosa trasparisse attraverso le mie parole passate, presenti e spero future.

Ha un sogno nel cassetto?

No, solo biancheria pulita.