Politica e media. Chi può fare a meno di chi?

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Secondo il vicepresidente della Camera, alcuni cronisti avrebbero diffuso “menzogne e notizie letteralmente inventate” sulla storia della polizza vita intestata dal dipendente comunale Romeo alla sindaca di Roma Raggi”. Il pentastellato ha dichiarato di aver consegnato una lettera a Enzo Iacopino per lamentare “uno spettacolo indegno da parte di certa stampa”. “La campagna diffamatoria nei confronti del Movimento 5 Stelle deve finire. Vi chiedo di reagire”, scrive su facebook l’esponente Luigi Di Maio.

Nuova sfida tra Movimento 5 stelle e i media, già accusati di false e fantasiose narrazioni da il guru 5 stelle Grillo.

Ma “conviene” alla politica sfidare l’informazione? Potrebbero le Istituzioni vivere senza il supporto della comunicazione giornalistica, soprattutto, in un periodo molto vicino alle nuove elezioni? O meglio, potrebbero i cinque stelle in questo caso, ma non solo, abili comunicatori nei social, fare a meno della Tv tanto demonizzata?

Per quanto un tweet o un post possano essere influenti e avere un valore simbolico, comunicativo anche nella politica, la tv si mostra ancora un mezzo di comunicazione non completamente superato, un “ambiente” ancora credibile,quasi istituzionale, in grado di emozionare, di coinvolgere, di informare, di arrivare a tutti i tipi di pubblico, anche ai più giovani. La comunicazione politica è un particolare processo la cui forza ed efficacia dipende senza dubbio da chi costruisce e invia i contenuti, dai feedback dei suoi destinatari ma anche dal contesto. E il contesto televisivo ha un ruolo di primo piano, soprattutto nei periodi di campagna elettorale e negli esiti delle votazioni. Il discorso pubblico nelle piazze, nei teatri e perfino alla ex-stazione “Leopolda”non funziona più se esce dal contesto televisivo, viene ormai “minimizzato”, ovvero viene svuotato del suo significato, ma non all’interno di format televisivi di successo come Piazza Pulita, Agorà e molti altri dove si scatena un apparente riflessione e confronto che si nutrono esclusivamente di odio, ossessioni, violenza, ma che ancora fa audience, che attrae nonostante tutto. A differenza di quanto si crede, la Tv può ancora far vincere o perdere un’elezione, ecco perché si potrebbe parlare di “mediatizzazione della politica”. Questo scenario è almeno la percezione che molti italiani hanno oggi della politica e della comunicazione costruita dai politici e l’infinita discussione sul Referendum in tv, ne è stato un esempio.

Comunicare è sinonimo di conoscenza, competenza e responsabilità.

La comunicazione politica contemporanea, invece, è spettacolarizzazione e puro marketing, niente è più reale; David Roberts, blogger americano, parla di “democrazia post-fattuale”: noi tutti siamo sempre più vulnerabili alle bugie e alle manipolazioni, vittime di algoritmi. Tutti i media hanno una responsabilità capacità di influenza nelle scelte e nei comportamenti sociali; e quindi fondamentale il ruolo di garante e l’azione di mediazione ed una “comunicazione responsabile”. Patrick Champagne, sociologo francese, ha analizzato l’impatto dei media, in particolare la televisione, sul campo della politica e del giornalismo contemporaneo.

“Il campo giornalistico ha una relazione cosi stretta con il campo politico che si può riconoscere l’esistenza di un unico campo (spazio) giornalistico-politico; con una logica circolare tanto i giornalisti, quanto i politici, reagiscono ad una versione dell’opinione pubblica che loro stessi hanno in parte creato attraverso sondaggi, domande e reazioni ai risultati di questi”, scrive Champagne. Esiste quindi una “logica mediale” nella politica contemporanea che riguarda l’informazione, i cicli temporali e le influenze. Il tutto è regolato dalla natura strategica della comunicazione. I politici conoscono la potenza della tv e del web, conoscere meglio le dinamiche comunicative è oggi necessaria strategia, anche per la difesa del proprio partito.

Se Paul Watzlawich, psicologo e studioso della comunicazione umana, si fosse occupato di politica o avesse partecipato ai nostri salotti televisivi, sicuramente avrebbe individuato un sesto assioma nella sua “Pragmatica della comunicazione umana”: la tv non può fare a meno dei politici, i politici non possono fare a meno della tv.

Può quindi la politica permettersi di accusare continuamente i media o, peggio ancora, farne a meno?

 

 

 

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