Giovanni Montinaro, figlio di Antonio, il capo scorta di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci, ha commentato un’immagine pubblicata dall’attore Pierfrancesco Favino su Instagram polemizzando sulla scelta del 23 maggio come data di uscita del film.

“L’uscita nelle sale (del film ndr) il 23 maggio è solo marketing, da orfano di quella strage mi permetto di scrivere che è decisamente offensivo. Nulla di personale, da ignorante in materia la considero un attore fenomenale. Saluti, Giovanni”. Con queste parole Giovanni Montinaro ha voluto rispondere a un’immagine presa dal Film “Il traditore” e pubblicata dall’attore Pierfrancesco Favino sul proprio profilo Instagram.

Immediata è stata la replica dell’attore: “Caro Giovanni, credo di poterla rassicurare circa il desiderio, nella scelta della data, di omaggiare e ricordare quel giorno senza retorica e senza il desiderio di approfittare di un evento così tragico. Le assicuro anche che nel film non troverà niente che potrà farglielo pensare. La saluto con affetto e la ringrazio di avermi scritto”

Le parole concilianti di Favino, che nel film interpreta Buscetta, hanno in parte smorzato la polemica, tanto che Montinaro ha risposto: “Io ringrazio Lei per la risposta e mi scuso, sicuramente era meglio un messaggio privato, ma deve comprendere, certi argomenti non mi permettono di riflettere. Le farò sapere che ne penso, per quello che può valere, comunque dopo il 23, capisce bene che quel giorno sono abbastanza impegnato. Saluti.”

L’attore Pierfrancesco Favino nel film “Il traditore” interpreta Tommaso Buscetta

Tommaso Buscetta, detto “Masino” è stato uno dei più importanti boss di Cosa nostra. Venne arretato in brasile nel 1972 e, una volta estradato in Italia, divenne il primo pentito di mafia, collaborando con il giudice Falcone che grazie alle sue testimonianze poté studiare a fondo l’organizzazione di Cosa Nostra e giungere ad arresti eccellenti.

Proprio oggi ha inizio il Festival di Cannes, manifestazione in cui “Il traditore” è l’unico film italiano in corsa per la Palma d’oro. La pellicola del regista Marco Bellocchio uscirà nelle sale italiane il prossimo 23 maggio, giorno dell’anniversario della strage di Capaci dove trovarono la morte Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

L’arrivo di Buscetta in Italia, dopo il suo arresto in Brasile

Antonio Montinaro, capo scorta di Giovanni Falcone era Assistente della polizia di stato. Il giorno della strage, con gli altri due agenti deceduti, viaggiava nella prima delle tre auto blindate che accompagnavano il magistrato Falcone e la moglie. Proprio la Fiat Croma con a bordo i tre agenti fu investita per prima dall’esplosione e fu sbalzata in un oliveto a molti metri di distanza dalla strada. Montinaro e i due colleghi morirono immediatamente.

Le polemiche sui film che parlano di mafia

Nel gennaio 2008, l’annuncio della messa in onda su canale 5 del film “L’ultimo padrino” con la regia di Marco Risi, in cui venivano raccontati gli ultimi anni di Bernardo Provenzano prima della cattura e le vicende degli uomini che lo hanno tratto in arresto, suscitò un grande dibattito sulla figura dello stesso “padrino” interpretato da Michele Placido. Secondo alcuni opinionisti, supportati anche da alcune dichiarazioni del ministro Clemente Mastella, in questo film Provenzano veniva descritto come persona molto attaccata alla fede e che voleva mettere pace all’interno di Cosa Nostra, elevando la figura del padrino a “mito”. Gli autori della fiction, in risposta alle polemiche dichiararono che nella pellicola venivano messe in risalto non solo la personalità del boss, ma anche il sacrificio dei poliziotti che lo avevano catturato.

Dieci anno dopo, nel 2018, il “Giornale di Sicilia” chiese a Mediaset di bloccare la fiction su Mario Francese, cronista siciliano ucciso da Cosa Nostra in un agguato nel 1979. Secondo l’editore del quotidiano, la ricostruzione dei fatti che portarono alla morte di francese era “grossolanamente falsa e strumentalmente artefatta”. La pellicola con la regia di Pietro Valsecchi, venne comunque mandata in onda nel gennaio 2018 all’interno della rassegna tv “Liberi sognatori”, che raccontava la storia di alcune vittime di mafia.

Più recente è invece la polemica riguardante il progetto di un film sulla figura di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana ucciso in un agguato mafioso il 6 gennaio 1980. La pellicola, con la regia di Aurelio Grimaldi, è stata finanziata in parte dal comune di Corleone e in parte dalla Regione Siciliana. La decisione dell’amministrazione comunale di Corleone di destinare 25.000 euro di finanziamenti per questo progetto, non è piaciuta ad alcuni commentatori, che sui social hanno espresso disappunto per la scelta del comune, in quanto aumenterebbe il discredito verso la città di Corleone. Il sindaco, Nicolò Nicolosi ha respinto le accuse giudicando “sacrosanta” l’idea di contribuire alla realizzazione del film su Piersanti Mattarella.

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