Pino Vitaliano: quando il ricordo diventa poetica d’autore

Incontro con l' Autore de "I Ricordi di un Ulisside" e "Il Paese dei Pazzi", in occasione dell'uscita della 2ª edizione dei suoi primi due libri con racconti inediti

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Pino Vitaliano

Conoscere personalmente un autore ti mette in una posizione privilegiata. Perchè leggendo i suoi scritti vedi come tra le pagine emerge il suo pensiero e la sua personalità. Ma quando, come nel caso di Pino Vitaliano i suoi libri trattano la poetica del ricordo è diverso. Perchè l’autore si svela e diventa intimo amico del lettore, pur non conoscendolo. Scrivere è un’arte che Pino Vitaliano ha innata. Con le parole riesce a descrivere emozioni e a trasmettere sentimenti. Aprendo una pagina qualsiasi di un suo libro, quello che emerge, oltre il racconto, è la forza delle parole. Le parole che Pino Vitaliano utilizza arrivano al lettore come immagini precise. Frutto di una capacità descrittiva notevole. Egli prende per mano il lettore e lo conduce in un mondo magico. Il mondo della memoria in fondo è questo. Un luogo a cui tutti noi possiamo accedere.

Pino Vitaliano: “I Ricordi di un Ulisside” e “Il Paese dei Pazzi

  Oggi esce la seconda edizione dei primi due libri scritti dall’autore, “I Ricordi di un Ulisside” e “Il Paese dei Pazzi”, editi da Montecovello editore. In queste nuove edizioni ci sono racconti inediti. I libri così appaiono in divenire, come se avessero ancora altro da dire al lettore. “I Ricordi di un Ulisside” sono un viaggio intimo in un mondo in cui l’autore si mette a nudo davanti all’amore. Ne “Il Paese dei Pazzi”, oltre alla tematica del manicomio, traspare un amore per la storia, la cultura e le tradizioni. Pino Vitaliano, professore di storia e filosofia, oltre che autore è nato e vive in Calabria a Girifalco(CZ), dove insegna al Liceo Scientifico Majorana. Ecco l’intervista che gentilmente mi ha concesso.


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Siamo alla seconda edizione dei tuoi primi 2 romanzi: cosa è cambiato da allora? Da quando scrivesti “I Ricordi di un Ulisside” e “Il Paese dei Pazzi”, sono passati 5 anni.

Esatto, sono trascorsi cinque anni, e molto è cambiato nella mia vita. Intanto, sono invecchiato di un lustro. Nel frattempo, ho continuato a scrivere, ho prodotto cose nuove, ma sentivo da tempo l’esigenza di rivedere i miei due primi lavori. Forse, per vedere se qualcosa  fosse veramente cambiata in me, nel mio mondo, che sentivo non essere più quello di prima.

Pino Vitaliano, come nasce la tua passione per la scrittura?

Le parole sono immagini indefinite, che non sempre hanno la forza di dire tutto ciò che vorremmo dire. Ci sono pensieri che rimangono indicibili e che la parola può solo rivelare, ma non disvelare. E qui si apre un gioco con il lettore, un gioco che io definirei al nascondino, in cui egli dovrà impegnarsi a interpretare le parole. E, interpretando, crea a sua volta altre immagini, che saranno diverse dalle mie. Il lettore così diventa, per un attimo, egli stesso autore dei miei racconti. La mia passione per la scrittura nasce che ero appena un ragazzo. Ricordo che mi divertivo a scrivere bigliettini con pensierini ermetici, che lasciavo di nascosto negli zaini dei miei compagni di scuola. Poi, aspettavo che li scoprissero e mi chiedessero cosa volessero dire. Ovviamente, io non davo loro alcuna spiegazione, perché altrimenti il gioco sarebbe finito. Ho cominciato a giocare così.

Come nasce l’idea di un libro? Insegui un pensiero, un’intuizione o ti si palesa concretamente il desiderio di scrivere di un argomento specifico?

 L’idea di scrivere un libro è sempre stato il mio sogno proibito, ma non avevo il coraggio di farlo. Avevo paura di mettermi in gioco, di misurarmi con qualcosa che ritenevo più grande di me. Poi, l’ho fatto. Ma ho trovato inaspettatamente il coraggio che ero già avanti con gli anni. L’esigenza di comunicare, di raccontarmi, di aprire un occhio indiscreto sul mondo, mi ha spinto a scrivere. A volte, scrivo di me; a volte, interpreto il mondo; altre volte, scrivo senza sapere dove voglia andare a parare.

Cosa ti ha spinto, per questa seconda edizione, ad aggiungere nuove pagine?

A distanza di tempo, mi sono  accorto di aver commesso degli errori e di aver omesso delle cose che ritengo importanti. Si è trattato di un lavoro di revisione, ma che non ha cambiato i due libri nella loro sostanza originaria. Ci sono pensieri nuovi, nei Ricordi di un Ulisside, perché il mio viaggio interiore di ulisside è ancora in essere, non si è mai fermato. C’erano pensieri che bussavano con insistenza alla porta del mio io e ho dovuto liberarli nella mia scrittura...

Tu, scrivendo le tue storie e i tuoi racconti, attingi dalle tue emozioni o cogli le emozioni inconsce della realtà esterna a te?

Chi scrive, senza saperlo diventa anche interprete delle emozioni altrui. È inevitabile che ciò non accada, se la scrittura entra in empatia col mondo che ti circonda. Poi, è anche vero, che l’inconscio abbia un ruolo importante. Chi scrive, spesso, compie un lavoro di archeologia del proprio vissuto e va a scavare non solo negli abissi della propria personalità, ma anche in quel luogo misterioso e spesso insondabile che conosciamo come immaginario collettivo.

Ma perché queste donne non restano con Odisseo? Forse, perché lui, inconsciamente, non vuole che rimangano?

L’amore, come la vita, è un viaggio fatto di approdi, mai di arrivi definitivi. Forse, in questo, sta il segreto del suo fascino, nella consapevolezza, cioè, che niente sia definitivo e compiuto. L’ulisside, al contrario di quello che si possa immaginare, però, cerca una sua Itaca, un approdo sicuro, fermo, stabile. Sa che il navigare perpetuo non sia la risposta alla sua inquietudine. Gli eventi, le avversità, le condizioni esterne alla sua volontà, ma anche le sue insicurezze, le sue paure lo fanno sovente naufragare.

Pino Vitaliano, ritieni che l’attesa e il desiderio procurino l’unica felicità a cui un uomo possa ambire?

 Attesa, desiderio, felicità… mi verrebbe di citare Seneca e Leopardi, che a questo proposito hanno già detto tutto. Comunque, sì, l’attesa e il desiderio hanno un ruolo determinante nella vita di un ulisside, anche se non necessariamente debbano procurare felicità. Direi che sono più la mancanza e l’assenza, che rendono sublime il navigare nostalgico nella nostra memoria.

L’amore per te è sogno o realtà?

L’amore è ineffabile. Ma se devo proprio rispondere, direi che l’amore è sogno che si fa realtà, e realtà che si trasmuta in sogno.

Questo libro è stato apprezzato più dagli uomini o dalle donne?

I ricordi di un Ulisside nasce dai miei post pubblicati su Facebook. Pensieri, che sono stati commentati e accolti con entusiasmo esclusivamente dalle mie amiche virtuali e non. E sono state sempre loro a invogliarmi a pubblicarli in un libro. Però, al momento del debutto del libro, nessuna di loro fu presente all’evento. Non solo, ma neanche me lo chiesero per leggerlo. Scomparse. La cosa bella, è che il libro ha trovato accoglienza nei miei amici. Amici maschi, voglio significare, che hanno apprezzato molto la fragile forza del sentimento dell’amore maschile. Ma hanno apprezzato anche una visione femminile del viaggio di Odisseo. In fondo, io mi sono lasciato attraversare dal mondo femminile. Mi sono guardato attraverso i loro sguardi, che hanno scavato nelle mie profondità, disvelandomi un mondo – il mio mondo –  che non conoscevo, e che nemmeno immaginavo di avere.

 Tu, spesso, dalle pagine dei tuoi social affermi di sentirti più siciliano che calabrese. Non vorrei sbagliarmi, ma ho la sensazione che sia una provocazione

Un po’ è una provocazione, quella di definirmi un siciliano nato per caso in Calabria. Ma credo che non basti il luogo di nascita, per sentirsi necessariamente appartenente a una terra. Diciamo, che sento più vicino a me la grecità della tua terra. Insomma, mi sento più a mio agio in terra di Sicilia, culturalmente parlando e come visione del mondo. Io sono un’isola, esattamente come la Trinacria. In Calabria – giusto per giocare con qualche aforisma nietzscheano – mi sento un “inattuale”, un “nato postumo”, la “cosa più lontana” da essa.

Ne “Il Paese dei Pazzi”emerge un mondo che ormai non esiste più se non nei ricordi.

Cominciamo col dire che nel Paese dei pazzi ci sono delle novità più sostanziali: ho eliminato racconti che ho ritenuto non fossero in linea con la tematica del libro; alcuni sono stati tradotti dall’italiano al dialetto girifalcese, per dare opportunità ai ragazzi che lo leggeranno di entrare direttamente in contatto con la loro cultura. Secondo me, è necessario  e urgente che essi conoscano il dialetto, cioè la lingua dei loro antenati, ricco di storia e di tradizioni popolari, che non possono assolutamente ignorare. Per incoraggiarli in questo approccio, ho corredato il libro di un glossario di termini e locuzioni dialettali, che possono aiutare a capire meglio le storie narrate nel libro.

È un recupero della memoria, che hai voluto fare per le generazioni attuali e future? 

Nel libro, ho raccontato un mondo che non c’è più, ma che continua a esistere nelle tradizioni e, appunto, nella lingua dialettale. Ecco, l’obiettivo è far comprendere ai ragazzi che conoscere la memoria storica della loro “piccola patria” sia importante  per la ricerca delle proprie radici. Un patrimonio culturale che non va perso, ma va recuperato per far rivivere quei luoghi dell’anima del proprio paese, che sono la testimonianza della loro storia.

I racconti ne “Il Paese dei Pazzi” li hai vissuti realmente, te li hanno raccontati, hai fatto ricerche o sono frutto di fantasia?

Alcuni li ho vissuti in prima persona, addirittura da protagonista. Altri, li ho semplicemente riportati come me li hanno raccontati. Altri, ovviamente, me li sono inventati. Ma giusto qualcuno, che è pur sempre verosimile.

Pino Vitaliano, i tuoi libri danno la possibilità di vedere, toccare, sentire, attraverso le immagini che evochi con le parole. Quanto sono importanti per te i ricordi?

La vita è memoria, e i  ricordi sono come ragnatele che la avvolgono e la proteggono, ma al contempo la nascondono alla nostra coscienza. Ricordare, è riscoprire un mondo che avevamo dimenticato, ma i ricordi ti consentono anche di ri-costruire un mondo come vorremmo che fosse. È questa, la bellezza del ricordare. L’importante, è che nel ricordare non ci siano rimpianti. La nostalgia, invece, è il sentimento dell’ulisside: il viaggio del ritorno di un passato che non tornerà mai più, e che perciò ci procura dolore. Un viaggio che possiamo rivivere soltanto nella nostra coscienza, squarciando con la memoria le nebbie del sogno.

Ne “Il Paese dei Pazzi” c’è il Vitaliano bambino e il Vitaliano adulto. Il bambino quanto peso ha ancora nella tua esistenza di adulto?

Non sono mai cresciuto, se è per questo. Altrimenti, da dove prenderei tutta questa sconsideratezza per scrivere?