PIL: l’Italia sta per rialzare la testa? Le considerazioni di Visco

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Sarebbe opinione comune quella secondo la quale il nostro Paese potrebbe risollevare i punti percentuali del PIL già a partire da quest’anno per proseguire nel 2022. A parlarne ieri da Lucia Annunziata, nella trasmissione “Mezz’ora in più”, l’economista Carlo Cottarelli. Apparso possibilista e ottimista sul fatto che l’indice del Prodotto interno Lordo già quest’anno potrebbe crescere del 5%.

Credo che il Pil crescerà più di quanto dica il Fmi e forse anche di quanto dice il governo. Penso possa andare anche al 5%. E anche il prossimo anno potrebbe essere un anno favorevole“. Non ha espresso la stessa opinione riguardo il medio termine “quando i tassi di interesse cominceranno ad aumentare

A confermare l’ottimismo di Cottarelli, arriva anche il report dell’OCSE che indica una crescita del PIL al 4,5% nel 2021 supportata dall’accelerazione data alle vaccinazioni e si stabilizzerà intorno al 4,4% nel 2022. Questo ricondurrebbe alla possibilità di tornare ai livelli pre pandemici del 2019, nel secondo semestre dell’anno prossimo. Anche se viene indicata la possibilità che un ulteriore sostegno alla politica di bilancio da una parte rilancia la crescita e mantiene la capacità produttiva ma aumenterà i livelli del debito pubblico. Va da sé che le riaperture e il venir meno di nuove restrizioni favoriranno la ripresa della crescita dell’occupazione.

Sulla stessa linea di Cottarelli anche il Governatore di Bankitalia Visco che parla della crescita del nostro PIL superiore al 4%, un dato in linea con quello europeo. Le sue considerazioni sono racchiuse nella relazione annuale riferita al 2020, pubblicato oggi, in cui si legge:

Considerazioni di Visco

La crescita del PIL dovrebbe riprendere vigore nella seconda parte dell’anno superando, nelle stime più recenti, il 4% nella media del biennio 2021-2022, dopo la caduta del 6,6% nel 2020. Questo scenario sconta ulteriori porgressi nelle campagne di vaccinazione e una favorevole evoluzione dei contagi; continua a dipendere dal mantenimento degli interventi di sostegno all’economia. Benchè in ripresa, principalmente per il rincaro delle materie prime, le prospettive a medio termine dell’andamento dei prezzi al consumo restano deboli: le aspettative che ampi margini di capacità produttiva inutilizzata persistano a lungo frenano la dinamica dei salari e il ritorno dell’inflazione su livelli congruenti con l’obiettivo di stabilità dei prezzi“.

Secondo Visco esistono ampi margini di miglioramento: “Prima della pandemia la spesa pubblica al netto degli interessi ammontava in Italia al 45% del PIL. L’efficienza nell’uso di risorse così ingenti e la capacità di reperirle con strumenti meno distorsivi contribuiscono a determinare il potenziale di crescita del Paese. Sono ampi i margini di miglioramento: nella qualità delle infrastrutture e dei servizi pubblici; nella distribuzione del prelievo fiscale, resa iniqua da ampi fenomeni di evasione ed elusione; nell’efficaica della rete di portezione sociale, frammentata dalla stratificazione degli interventi normativi.”

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