Pietro Roccasalva: Sole e Giocondità nell’ordine rituale

Un percorso nell'opera dell'artista, nella riflessione sul linguaggio malinteso e il simbolismo solare

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Pietro Roccasalva
Pietro Roccasalva," La Sposa Occidentale", 2021, olio su tela, 72.7 x 57.3 cm. Collezione privata, Genova

Dal 18 settembre al 18 dicembre la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati a Lugano presenta Chi è che ride, una personale di Pietro Roccasalva. La mostra, la prima dedicata all’artista da un’istituzione svizzera, nasce con l’idea di presentare e ricostruire alcuni nuclei fondamentali della sua produzione. Un progetto che mette insieme circa 50 opere, dalla fine degli anni Novanta a oggi, tra nuove produzioni, lavori inediti provenienti dallo studio del creativo e altri da prestigiose collezioni pubbliche e private.


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Qual è il mezzo espressivo preferito di Pietro Roccasalva?

Il lavoro di Pietro Roccasalva ha a che fare con la pittura come campo di azione specifico, anche quando contempla l’utilizzo di altri media che sono sempre parte integrante del processo che precede e segue la realizzazione di un’immagine pittorica. La ricerca formale e concettuale che l’artista ha portato avanti negli ultimi vent’anni, si muove infatti all’interno di un campo d’indagine ampio in cui la pratica pittorica incrocia altri mezzi espressivi come scultura, fotografia, video e performance.

Il repertorio di Pietro Roccasalva

All’insegna di una contaminazione linguistica che ha però sempre il suo punto di partenza e di arrivo nella pittura. Attraverso una pluralità di riferimenti che spaziano dal quotidiano alla storia dell’arte, dal cinema, la letteratura e la filosofia alla cultura digitale e mediatica, Roccasalva ha elaborato un vasto repertorio iconografico fatto di personaggi, oggetti, architetture e un vocabolario molto personale in cui le tecniche e i generi pittorici più tradizionali incontrano le più recenti pratiche digitali.

Collezione Olgiati

La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati è aperta al pubblico nello spazio espositivo adiacente al centro culturale LAC. Espone oltre duecento opere di grande rilievo artistico selezionate con modalità differenti a seconda degli allestimenti. Quindi è tra le più significative dell’arte italiana dal primo Novecento ad oggi, i Nouveaux Réalistes e l’arte contemporanea internazionale. Gli appassionati d’arte ritengono che la città di Lugano, con MASI, possa diventare naturale erede della raccolta. Perciò dal 2012 è concessa in usufrutto all’amministrazione. Nel 2018, i proprietari donano settantasei opere al Museo, consolidando
il rapporto con l’istituzione.

Il percorso dell’esposizione

Ape il percorso espositivo è l’insegna al neon Chi è che ride (2022) che, oltre a dare il titolo alla mostra, fa da introduzione all’intero progetto. Racchiude infatti il senso di tutta la ricerca dell’artista: una riflessione sulla crisi del Soggetto, e dunque dell’identità, dell’immagine e della forma.

Just Married Machine #1

Alle spalle della grande insegna al neon, la prima sala mette insieme per la prima volta un gruppo di opere pittoriche tratte da Just Married Machine #1. Si tratta di un tableau vivant del 2012. I lavori ritraggono una coppia di sposi all’interno di un paesaggio affollato di oggetti ideati per l’occasione. In mostra la restituzione pittorica del soggetto passa attraverso diversi momenti che ne raccontano la genesi e l’evoluzione, dagli studi su carta nascosti sul retro delle moleskine di Rear Window (2016). Ci sono le grandi tele che ritraggono la coppia, Study from Just Married Machine (2018; 2019; 2022), e ai piccoli dipinti in bianco e nero della serie Hetalvó (2018).

La Sposa Occidentale

Il personaggio è protagonista di un’intera sala che riunisce una selezione di trenta disegni inediti e una serie di dipinti, intitolati La Sposa Occidentale (2021). L’incontro tra maschile e femminile, animato e inanimato ritorna in The Argon Welder (2019), un ciclo che tematizza il gesto artistico e il suo potere di sublimare l’ordinario cambiando la sostanza delle cose. Non mancano dipinti dedicati ai tipi forse più noti del repertorio dell’artista: l’ascensorista di The Skeleton Key (2007; 2015) e il cameriere di Il Traviatore (2012; 2014). Le opere raccontano l’evoluzione stilistica che si accompagna al susseguirsi delle variazioni iconografiche, oltre che la versatilità tecnica di Roccasalva che usa indifferentemente la pittura a olio o ad acrilico, così come il carboncino o il pastello morbido non fissato.

Sole e Giocondità

Dalle scene affollate di oggetti e figure della prima sala, si arriva nell’ultima a una serie di dipinti apparentemente monocromi. Sono allo stesso tempo imprimiture, il primo strato di un nuovo dipinto, e d’après di celebri quadri futuristi che l’artista ha realizzato mescolando tutti i pigmenti delle opere originali. Roccasalva immagina gli esponenti del movimento nel loro slancio verso il progresso fondersi come degli Icaro per essersi avvicinati troppo al Sole. Un motivo centrale nell’universo visionario dell’artista. Giocondità, una cattedrale con al posto della cupola uno spremiagrumi che ruota con la luce del giorno, ne visualizza l’entropia e la graduale morte. In mostra una sequenza di sei dipinti ritrae l’architettura da diversi punti di vista e in vari momenti della giornata, dall’alba al tramonto.

Fanfaro di Pietro Roccasalva

A chiudere il percorso espositivo è Fanfaro (2014). Un fanciullo che gioca a mordere la coda di un varano mentre l’animale tiene tra gli artigli un arancino, elemento che ricorre nel lavoro dell’artista come immagine del sole morto. La scultura sembra il rovesciamento del Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio ma evoca tanto altro. Il Putto sopra un Drago di Bernini, il drago cinese con la sfera fiammeggiante, e anche il ragazzo-faro di cui parla Duchamp negli appunti su Il grande vetro. Nel ricostruire diverse fasi della produzione di Roccasalva, la mostra sottolinea i legami e i continui rimandi tra temi, iconografie, tecniche e linguaggi. Restituisce la complessità di un percorso che è simile a un viaggio in un “mondo intermedio” affollato di visioni tra le quali l’artista si fa spazio con ogni mezzo a disposizione, primo fra tutti la pittura.

grande vetro. La mostra dunque inizia col sorgere del sole e finisce con la sua morte. Tra i due estremi c’è un percorso
che è simile a un viaggio in un “mondo intermedio”. Un universo affollato di visioni tra cui l’artista si fa spazio con
ogni mezzo a disposizione, primo fra tutti la pittura.

Il catalogo di Chi è che ride

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue, edito da Mousse Publishing, Milano, che include una esaustiva documentazione fotografica. I testi critici sono degli storici dell’arte Ara H. Merjian, Professor alla New York University e Flavia Frigeri, Curatore alla National Portrait Gallery di Londra. Un saggio ripercorre la produzione di Roccasalva con un confronto con la storia dell’arte del Novecento. L’altro offre una lettura del lavoro attraverso il prisma dello slippage, temporale, spaziale e narrativo.

Immagine da cartella stampa.