Pietro Pomponazzi: il trattato De maximo et minimo

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Pietro Pomponazzi è un filosofo ed umanista italiano, della seconda metà 1400 ed inizi 1500. Nella carriera accademica, il letterato si oppone alle ideologie di Aristotele e riceve dure critiche, sulle convinzioni contrarie alle dimostrazioni dell’immortalità, discordanti dalla razionalità. Tra i principali scritti dell’umanista, si ricordano: il De fato, il De naturalium effectuum causis sive de incantationibus, il Tractatus de immortalitate animae ed altri.

Pietro Pomponazzi chi è?

Il letterato nasce a Mantova il 16 settembre 1462 e decede a Bologna il 18 maggio 1525. Dalle origini familiari nobili, i primi studi scolastici di base e la frequentazione universitaria, presso l’ateneo di Padova. A fronte di ciò, le lezioni di Metafisica, Medicina e Filosofia con gli insegnamenti accademici, di Francesco Securo da Nardò, Pietro Riccobonella e Pietro Trapolino.

Nel 1487, il conseguimento della laurea come Magister artium e l’inizio della docenza della dottrina filosofica, fino al 1499, come sostituto dell’insegnante Nicoletto Vernia. Per la vita privata, il matrimonio dell’umanista con Cornelia Dondi, a Mantova nel 1497 e dall’unione della coppia la nascita di due figlie. Qualche anno dopo, la scomparsa della consorte ed un secondo legame matrimoniale con Ludovica di Montagnana, poi un terzo con Adriana.  

Pietro Pomponazzi: la carriera

Nell’attività di professore a Padova, Pietro Pomponazzi realizza lo scritto De maximo et minimo, un trattato in cui emerge la polemica e la contrarietà al pensiero di Guglielmo Heytesbury. A ragion per cui, l’umanista nell’opera sostiene l’opposizione alle ideologie del logico e filosofo inglese. Nel 1496, il letterato raggiunge Carpi, dove insegna la materia della logica, presso la residenza del principe Alberto III Pio di Savoia.

In seguito, Pomponazzi decide il trasferimento a Ferrara, dove elabora e commenta la stesura dell’opera De anima di Aristotele. Dal 1508 al 1511, la Guerra tra la Lega di Cambrai e la Repubblica di Venezia, con l’occupazione della città per un periodo dagli invasori. Soltanto dopo un mese, la riconquista della stessa, per gli abitanti e risiedenti legittimi veneti.

A causa degli scontri tra le parti, segue la sospensione delle lezioni negli Atenei ed il nobile Alfonso I d’Este offre una cattedra a Pomponazzi, nella sua città. Ciò nonostante, consegue la chiusura anche dell’Università di Ferrara. Da qui, la decisione dell’umanista di raggiungere Mantova e Bologna, dove il filosofo compone numerose opere di rilievo.

Pensiero ed opere

Nel pensiero del letterato, il sostegno all’immortalità dell’anima, nell’estraneità di spiegazioni razionali. Di fatto, le ideologie dell’accademico denotano tale convinzione, con l’opera Il Tractatus de immortalitate animae, nella pubblicazione del 1516. Come conseguenza per l’umanista, la denuncia per eresia da Ambrogio Fiandino e l’intervento del cardinale Pietro Bembo, in aiuto del letterato.

Nonostante la difesa dell’ecclesiastico, in soccorso del filosofo, consegue l’ordine di Papa Leone X sul ravvedimento concettuale del letterato. Al contrario, consegue la reazione dell’umanista d’imposizione sulle proprie tesi e nascono gli scritti Defensorium adversus Augustinum Niphum ed Apologia. Altre opere del filosofo, sono: De maximo et minimo, il De naturalim effectum causis sive de incantationibus, De fato.