1° novembre 1956 muore il generale Pietro Badoglio

"I miei nemici li strangolo lentamente col guanto di velluto". Pietro Badoglio

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Nell’astigiano, più precisamente a Grazzano Monferrato oggi conosciuto come Grazzano Badoglio, il 3 novembre del 1871 nasce Pietro Badoglio. Figura fra le più complesse del nostro recente passato, controversa e poco amata.

L’educazione marziale

Pietro Badoglio artigliere

Il 5 ottobre 1888 Pietro Badoglio entra in Accademia come allievo ufficiale di artiglieria. Risulta piuttosto brillante negli studi, eccellendo nelle discipline matematiche e negli esercizi sportivi, specialmente nell’equitazione. Dopo aver studiato all’Accademia militare di Torino dove entrerà solo diciannovenne nel 1890 uscendone con il grado di tenente il 7 agosto 1892. Entra in servizio nell’esercito dal 1892, come tenente in artiglieria.

Prende parte alla campagna in Eritrea comandando un piccolo presidio, distinguendosi valorosamente anche nella battaglia di Zanzur in Libia.

La grande guerra

All’inizio della prima guerra mondiale è tenente colonnello, salendo al grado di generale dopo aver gestito la cattura del Monte Sabotino nel maggio 1916. Sicuramente Pietro Badoglio è da considerarsi un miracolato dall’onda di destituzioni dopo Caporetto il 24 ottobre 1917. Si salvò, da una condanna alla fucilazione di spalle, degna dei traditori, dopo la sua inspiegabile “sparizione” a seguito della disfatta. Pietro Badoglio riceve aiuto grazie all’esistenza di legami inconfessati con i poteri occulti della massoneria. In sostanza ad un occhio storico e non, risulta un opportunista al quale ben poco interessa il destino del suo Paese.

Gli Incarichi diplomatici

Il 24 febbraio del 1919, Badoglio è senatore ma non rinuncia all’esercito svolgendo incarichi speciali in Romania e negli Stati Uniti nel 1920/21. In questo periodo ricopre diversi incarichi di rappresentanza all’estero, presso l’ambasciata in Brasile oppure ricoprendo la carica di governatore della Libia. Il primo novembre 1937, riceve la nomina prestigiosa di presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, succedendo all’illustre scomparso Guglielmo Marconi.

I rapporti con Mussolini ed il fascismo

Anche se inizialmente Pietro Badoglio si mostra lontano dalla figura di Mussolini, appare tra i firmatari del “Manifesto della razza“, appoggiando le leggi razziali fasciste. Tanto per rafforzare un’idea che già si fa chiara ai nostri occhi, nel 1939 il suo paese d’origine prende il nome di Grazzano Badoglio.

Badoglio ed il Duce

Il 29 maggio 1940, il maresciallo Badoglio si reca a Palazzo Venezia dove incontra Benito Mussolini e tutto lo stato maggiore dell’esercito in una riunione segreta, dove si comunica la decisione di entrare in guerra alleati alla Germania.

Il 10 giugno l’Italia dichiara guerra a Francia e Regno Unito. Vittorio Emanuele III si trova a firmare il decreto che conferisce a Mussolini il comando operativo di tutte le Forze Armate. Oggi sappiamo che Badoglio dispose tale delega, anche se non convinto del passo intrapreso, lascerà scorrere gli eventi.

Il giornalista Roberto Farinacci nel 1925

Badoglio viene accusato da Farinacci via stampa, il quale scarica su di lui tutte le responsabilità dei fallimenti. In fine si vede richiedere le dimissioni, di getto le rifiuta, ma pochi giorni dopo sarà lui stesso, dubbioso a presentarle.

Il 4 dicembre del 1941 perde la carica di Capo di Stato Maggiore. Ugo Cavallero diventa il prescelto, personaggio che non dimenticherà facilmente visto che più avanti lo farà arrestare appena ripreso il controllo

Le dimissioni

Rassegnate le dimissioni viste anche le accuse di incompetenza provenienti da diverse parti (inclusi gli ambienti fascisti), Badoglio nel 1943 incontra Orlando Bonomi, con altri esponenti anti-fascisti, manifestando la disponibilità a diventare Presidente del Consiglio, concludendo la guerra.

Orlando Bonomi con Nitti nel 1946

Dopo l’invasione alleata della Sicilia, in un colpo di stato tecnico, Vittorio Emanuele III congeda Mussolini nominando Badoglio capo del governo. Curioso come Badoglio, anche nelle sue memorie, si renda estraneo da ogni responsabilità riguardo la destituzione del Duce. Si procede con la legge marziale, Mussolini viene arrestato, aprendo un dialogo con gli Alleati. Quando l’esercito tedesco rispose, il nuovo governo italiano, costretto, accetta la protezione della cavalleria d’oltre Oceano. Pietro Badoglio firma la resa italiana incondizionata il 23 settembre 1943.

Soldato per sempre

Resta da dire che Badoglio rimase artigliere nel cuore. Più volte, già nel grado di Maresciallo d’Italia, partecipa a manifestazioni d’artiglieria, chiedendo alla moglie di sostituirlo nel caso a lui fosse impossibile partecipare, lasciando trasparire il vero attaccamento all’esercito che iniziò a vivere fin dalla giovane età.

Pietro Badoglio sul letto di morte

Muore il 1° novembre 1956, nella camera ardente si trova la grande bandiera di Addis Abeba, di cui lui fu duca, Badoglio rimase sempre monarchico.

La salma è vegliata da due sottotenenti d’artiglieria frequentatori della Scuola di Applicazione in uniforme per servizi d’onore. Sul piazzale del cimitero di Grazzano prima della tumulazione rese gli onori un picchetto del 52° pesante “Torino”, allora di stanza ad Alessandria.

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