21 ottobre 1556 muore Pietro Aretino

“Anche quando si inveisce contro di me, guadagno rinomanza.” Pietro Aretino

0
250

Il 21 ottobre 1556 muore Pietro Aretino, letterato tanto amato quanto discusso, uno dei primi a guadagnarsi da vivere con la stampa. Come “flagello dei principi” era famoso in tutta Europa per il suo acuto spirito, tuttavia dopo la sua morte la sua fama affondò, quando tutte le sue opere furono collocate nell’indice papale dei libri proibiti nel 1559. Nel secolo che seguì Aretino fu una figura controversa, associata alla pornografia e all’ateismo nell’immaginazione popolare e, come Machiavelli, divenne sinonimo con il vizio italiano nelle menti dei lettori stranieri.

Primo ritratto di Pietro Aretino, Tiziano

La vita

Pietro Aretino è nato in una situazione familiare alquanto disagiata il 20 aprile del 1492, figlio di un calzolaio di Arezzo, all’epoca assoggettata alla città di Firenze. La situazione familiare crolla quando la madre lascia il marito e si trasferisce a convivere con un nobile locale, portando i suoi figli con sé. A diciotto anni il giovane Aretino lascia Arezzo e si trasferisce a Perugia per diventare un servo nella casa dell’umanista Francesco Bontempi. Qui entra a far parte di una cerchia di umanisti, pittori e autori della città e acquisisce il suo gusto per la scrittura e la pittura che lo porta a scrivere e pubblicare un libro di poesie, in cui si descrive come un pittore, e conosce anche Agostino Chigi, un eminente banchiere senese possessore di una villa a Roma.

Il trasferimento a Roma

Chigi divenne il patrono di Aretino, invitandolo a trasferirsi nella capitale papale, dove allargò la sua cerchia di amici e conoscenti. All’epoca Roma stava emergendo come la capitale del Rinascimento. La città eterna era polverosa e sporca rispetto a Firenze e agli altri centri dell’Italia settentrionale dell’epoca, ma era in trasformazione, diventando centro della vita artistica e intellettuale. In questa brillante atmosfera, l’Aretino fu costantemente coinvolto in scandali.

Gli scandali letterari

Prima pagina dei “Sonetti Lussuriosi”

A Roma, Aretino diviene presto noto per le sue abilità di satirista quando Giulio de ‘Medici lo assume per sostenerlo, con i suoi scritti di propaganda, all’elezione a papa nel 1521. Oltre a scrivere opuscoli che lodavano il candidato dei Medici, Aretino scrisse anche una serie di satire sconvolgenti che deridevano i rivali medicei e quando uno di questi candidati vinse le elezioni invece di Giulio, Aretino fuggì dalla città. Due anni dopo, però, Giulio de ‘Medici alla fine si assicura l’elezione a papa e Aretino riesce a rientrare a Roma. Tuttavia, ha irritato il suo potente amico quando ha scritto una serie di sonetti pornografici che hanno attaccato il vescovo Giberti, uno dei consiglieri più stretti di Giulio.

Uno scrittore scomodo

Questi sedici “Sonetti lussuriosi” del 1526 raccontarono i bizzarri gusti sessuali di Giberti e provocarono il secondo esilio di Aretino dalla città. Si dirige quindi alla corte francese e cerca di assicurarsi il patrocinio di Francesco I, anche se la sua riconciliazione con il papa gli permise presto di tornare a Roma. Il suo gusto per lo scandalo, tuttavia, lo ha spinto a scrivere “Ragionamento delle corti”del 1538, una satira pungente delle dissolute vite sessuali di quelli della corte papale. Aretino cadde di nuovo in disgrazia, e quando cercò di sedurre la moglie di un potente cittadino romano, un tentativo di omicidio finì quasi la sua vita. Sebbene non abbia avuto successo, l’aggressione ferisce gravemente la mano di Aretino, ferita che lo costringe ad interrompere l’attività della pittura. Aretino decide di cambiare rotta e si sposta al nord Italia, più precisamente a Mantova, dove continuò a scrivere satire e opere teatrali che attaccarono la corte papale, ma un secondo tentativo di omicidio nel 1527 lo costrinse a vivere da fuggitivo. Questa volta giunge a Venezia, un luogo più congeniale per il suo spirito acuto, e vi rimane per il resto della sua vita.

Venezia città liberale

Tiziano vecellio, autoritratto

Venezia all’epoca è ampiamente conosciuta in tutta Europa per la sua atmosfera tollerante e la sua politica anti-papale, quindi Pietro Aretino in questo scenario ha la possibilità di prosperare. Diviene presto amico intimo dell’artista Tiziano e dell’architetto Jacopo Sansovino. Insieme, le tre figure formano una sorta di triumvirato che stabilisce i gusti e le mode della città. Aretino scrive per la stampa popolare a Venezia su una vasta gamma di argomenti, tra cui il petrarchismo, il neoplatonismo e altri argomenti filosofici, ma diviene ricco grazie alle sue satire riguardanti il papa, la vita di corte e dei peccati sessuali perpetrati. La sua prosa e la sua poesia sono vigorose e catturarono lo spirito e l’arte della città. È diventato amico dell’arbitro letterario italiano, il cardinale Pietro Bembo che ha sostenuto e promosso il lavoro di Aretino. Le sue satire e opere teatrali lo hanno reso ricco, così come la sua abitudine di inviare “ricatti” a principi e nobili europei.

Gli ultimi anni

Intorno al 1550, Aretino ottiene nuovamente il favore della corte papale, abbastanza perché gli venga concessa una pensione da Roma, ma solo pochi anni dopo la sua morte, le sue opere sarebbero state collocate nell’indice dei libri proibiti. Tali estremi di favore e sfavore, polemiche e lodi alla sua opera hanno assegnato a Pietro Aretino un’ aurea affascinante e unica nel panorama artistico italiano.

Annunci

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here