Pietra pomerica a Roma: trovato travertino del 49 d.C.

Un blocco che delimitava l'area sacra della città è per ora conservato al museo dell'Ara Pacis

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Pietra pomeriana
Il blocco di travertino ora al Museo dell'Ara Pacis di Roma

Si trovava nei pressi del mausoleo di Augusto la pietra pomerica in travertino scoperta a Roma. Un masso che delimitava l’area sacra dell’Urbe il perimetro entro cui non era consentito entrare con le armi.


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Com’è fatta la pietra pomerica?

Squadrato come un pilastro, il masso reca un’iscrizione che lo identifica come elemento del recinto sacro (finis Pomerium). Il testo ricorda anche la data del 49 d.C. anno in cui l’imperatore Claudio amplia l’area sacra dell’Urbe, creando una nuova delimitazione. Il blocco è in travertino, una roccia sedimentaria utilizzata nell’edilizia in sostituzione del più costoso marmo.

Il Pomerium a Roma

Romolo prima di fondare la città traccia un solco con l’aratro che diventa l’area sacra dell’abitato. Un luogo con una valenza particolare in cui potevano entrare i sacerdoti per osservare il volo degli uccelli e compiere sacrifici. Anche i re avevano accesso alla zona per esercitare l’imperium domi. Ogni volta che costruivano una colonia, i Romani ampliavano il Pomerio, modificandone il tracciato. Già con Servio Tulio la recinzione era più grande e Silla cambia ulteriormente il tracciato.

Il ritrovamento della pietra pomeriana

La scoperta del segnacolo è avvenuta durante gli scavi per deviare una rete fognaria nella zona del mausoleo di Augusto. Il Direttore dei Musei civici di Roma, Claudio Parisi Presicce, ha spiegato, alla conferenza stampa per informare del ritrovamento, che la pietra aveva valore civile e simbolico. Era presente anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che ha notato che finora soltanto dieci blocchi simili sono riemersi all’Urbe. Il ritrovamento precedente risale a 100 anni fa. Il reperto è all’esposizione dell’Ara Pacis, nella sala Paladino, dove resterà fino all’apertura del percorso museale permanente di Augusto. Il ritrovamento permette di soffermarsi sulla valenza che i Romani attribuivano allo “spazio” pubblico e .