Il picco delle Orionidi a breve incanterà il cielo

Meno di ventiquattro ore ci separano dalla magia

0
485

Quando qualcuno a cui si tiene lascia questa Terra, può succedere che ci si rivolga al cielo. Lo si fa, sperando che la persona persa sia diventata parte di quell’immensità. Accade che la sera, al calar del sole, si osservino le stelle. Quegli astri tanto affascinanti quanto misteriosi che illuminano la notte. E’ proprio ammirando quest’ultimi, che il nostro pensiero vola verso chi non respira più con noi. Capita di ritrovare l’affetto di questi individui tra le stelle, specialmente quelle più luminose. Il mese nel quale ci troviamo, oltre ad avvolgerci col suo freddo e il suo carattere mite, ci regala la possibilità di esplorare a occhio nudo il fascino stelle. Il picco delle Orionidi è infatti in arrivo.

Che cos’è il picco delle Orionidi?

Il nome deriva da Orione, “il punto celeste da cui prospetticamente queste meteore sembrano scaturire”. Così chiamato poiché ospita il radiante di questa danza celeste. Si tratta di uno spettacolo contemplabile durante un solo periodo dell’anno. Uno sciame meteorico che compare all’incirca tra il 2 ottobre e il 7 novembre. Mancano meno di ventiquattro ore alla sua comparsa. Infatti, la pioggia di stelle apparirà all’alba del 21 ottobre 2020, momento nel quale si assisterà al picco delle Orionidi. Quest’ultime, non sono che particelle derivate dalla cometa di Halley. Il passaggio di quest’astro in prossimità del sole, ha comportato una perdita di materiale, trasformatosi appunto nello sciame delle Orionidi.

Se il meteo sarà dalla nostra parte, l’assenza della luna renderà il tutto ancora più evidente. “Tramontando nella prima parte della notte, la Luna lascerà completamente la scena libera alle Orionidi“, conferma Gianluca Masi, astrofisico e responsabile scientifico del Virtual Telescope.

Come osservare al meglio la pioggia delle stelle?

Le Orionidi saranno ben visibili dopo mezzanotte, quando il radiante a nord della stella Betelgeuse sarà più alto sull’orizzonte. L’assenza della luna permetterà ogni tipo di studio: nel visuale sulle frequenze orarie e sulla distribuzione delle luminosità, nel dominio fotografico e video sulla posizione del radiante“. Un altro suggerimento che l’esperto osa confidarci, è quello di ammirare lo sciame delle Orionidi in un luogo il più possibile privo di smog. Questo, perché l’inquinamento nasconde lo spettacolo della natura. Ciò che si potrebbe scorgere con facilità, viene sottomesso a quel fenomeno denominato dagli umani come progresso.

La poesia dell’universo

“Eppure un tempo ridevi
E mostrandomi il cielo
Mi disegnavi illusioni e possibilità
E la Cometa di Halley ferì il velo nero
Che immaginiamo nasconda la felicità”


La Cometa di Halley e l’arazzo di Bayeaux


Correva l’anno 2010, e l’artista Irene Grandi cantava questo pezzo, scritto dal frontman dei Baustelle Francesco Bianconi. Fra queste righe, si può ammirare come il cielo sia considerato come un foglio bianco. Una pagina intonsa sulla quale è consentito disegnare l’immenso. Perfino le illusioni possono prendere vita e diventare concrete, se le si imprimono sulla carta. Divengono reali al pari delle chances che l’esistenza terrena ci offre. Ecco perché, perdersi un istante a osservare il cielo, può rivelarsi un’occasione di ricongiungimento con le nostre radici.