Può ogni pianeta di questi ospitare la vita?

“Non lo sappiamo” ha detto Ignas A.G. Snellen, un ricercatore della Leiden University, ma una cosa è certa: “in pochi miliardi di anni, quando il Sole avrà esaurito tutto il suo combustibile e il Sistema Solare avrà cessato di esistere, TRAPPIST-1 sarà ancora una stella molto giovane. Brucia il suo idrogeno così lentamente che sopravviverà ancora per centinaia di miliardi di anni, 700 volte l’età attuale dell’Universo e quindi un tempo sicuramente ragionevole per lo sviluppo di vita”.

Una team internazionale di circa trenta studiosi  ha raccolto una serie di evidenze sufficienti per affermare che il sistema solare da noi conosciuto presenta altre zone interessanti, un sistema parallelo, molto più ampio di quanto immaginavamo. Un sistema che contiene in effetti ben sette pianeti, tutti di tipo terrestre. Il dato più affascinante è che i pianeti scoperti risulterebbero in gran parte nella zona abitabile del sistema e questo, come abbastanza ben noto recentemente dopo sempre più numerose scoperte di esopianeti, significa che potrebbero ospitare acqua allo stato liquido. Abbiamo tra le mani un primo caso di sistema con un così elevato numero di pianeti in zona abitabile e per di più con dimensioni terrestri. Questa scoperta apre profonde implicazioni nella ricerca di vita extraterrestre nei sistemi extrasolari.

Tutti i pianeti sembrano orbitare in risonanza, il che potrebbe significare che rivolgono sempre lo stesso lato verso la stella; la rivoluzione in risonanza e la rotazione sincrona potrebbero anche essere un vantaggio, nel senso che potrebbero aver indotto ad un robusto riscaldamento  dei nuclei planetari. Questo calore potrebbe di conseguenza aver sciolto il ghiaccio in acqua liquida e generato un comportamento vulcanico alla base di un isolamento di una atmosfera planetaria.

Lo studio suggerisce che i diametri e le masse dei pianeti, stimate sulla base dell’abbassamento della luminosità stellare in prossimità del transito del pianeta, sono compatibili con quelle dei pianeti rocciosi. Date le distanze calcolate e la determinazione della zona di abitabilità del sistema solare, la teoria sulla presenza dell’acqua allo stato liquido su questi pianeti, appare sempre più concreta, ma questo non significa che possiamo saltare alla conclusione di presenza di vita.

Nel giro di 15-20 anni risolveremo, pare, la questione inerente alla presenza di vita su questi pianeti gemelli, il tragitto è breve, dobbiamo avere solo “qualche anno” di pazienza.

 

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