PFW 22: la sobrietà di Dior e la donna “sacerdotessa” di Schiaparelli

Dior e Schiaparelli hanno inaugurato la settimana della moda di Parigi 2022 con le rispettive collezioni per la Primavera-Estate.

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PFW 22 Dior
La sfilata Dior alla Paris Fashion Week 2022 (screenshot Instagram).

La Paris Fashion Week 2022 è iniziata nel segno di due grandi brand del mondo della moda. Innanzitutto Dior, la cui collezione per la Primavera-Estate si è basata sulla sobrietà, sull’artigianato e la semplificazione. E poi alla PFW 22 è giunto il turno di Schiaparelli, marchio italiano del Gruppo Tod’s, che ha deciso di portare in passerella l’immagine della donna “sacerdotessa”, divinità e aliena allo stesso tempo.

PFW 22: la sfilata Dior è un inno alla sobrietà ed alla valorizzazione dell’artigianato

Dior nel presentare la nuova linea Primavera-Estate alla Paris Fashion Week ha voluto mettere in evidenza la qualità dell’artigianato. Anche in questa circostanza, la maison francese ha confermato la collaborazione con la The Chanakya School of Craft di Mumbai. Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa dell’azienda transalpina, ci ha tenuto a ricordare quanto sia importante tutelare l’artigianato. Gli abiti portati in passerella hanno messo da parte la spettacolarizzazione per lasciare spazio ad uno stile raffinato ma sobrio, rimarcato dai colori scelti. È stata data la precedenza al bianco, al grigio e al nero.

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La donna di Schiaparelli è “dea e aliena”

Oro, bianco e nero hanno dominato nella collezione Primavera-Estate di Schiaparelli approdata alla PFW 22. Lo stilista texano Daniel Roseberry, creativo del marchio, ha illustrato così la nuova linea: “La nostra ultima collezione è stata concepita in un breve periodo di speranza, ad aprile. I vaccini stanno diventando disponibili, viaggiare di nuovo una possibilità. Potevamo immaginare che l’incubo collettivo – ha proseguito – fosse alle nostre spalle, o almeno lo sarebbe stato presto. Eppure, ora, intrecciata a quella speranza c’è un senso di perdita. La perdita delle persone, la più straziante. Ma anche la perdita di un futuro collettivo”. In un secondo momento, soffermandosi sulle sue creazioni, Roseberry ha rivelato: “Sentivo che era necessario del nero, del bianco e dell’oro. Dopo due anni trascorsi a pensare al surreale, mi sono ritrovato a pensare all’empireo: il cielo come luogo di fuga dal caos del pianeta, ma anche la casa di una mitica sacerdotessa, allo stesso tempo dea e aliena, che potrebbe in effetti camminare tra noi. Un essere i cui abiti sfidassero le regole della gravità. L’ho immaginata indossare forme sartoriali affilate come un rasoio, la vita stretta e colli di colomba enormi, pronti a prendere il volo”.