Gli animali, sia quelli domestici che non, rispetto agli esseri umani hanno un qualcosa in più è risaputo.

Infatti, a differenza di noi umani, mantengono più vivo il contatto con l’istintività che noi perdiamo crescendo, creando strutture e  sovrastrutture mentali, nonché regole stabilite.

Proprio per questo, chi ha paura degli animali da affezione spesso ha perduto il contatto con la propria istintività ed è dunque una persona che facilmente si lascia vincere dalle paure della vita.

Pertanto, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di adulti o bambini e rivalutare al tempo stesso il rapporto uomo/animale, la PET therapy si presenta come un valido alleato che si può affiancare alle tradizionali cure o trattamenti sanitari già in corso per problematiche quali la depressione, i disturbi dello spettro autistico, le difficoltà relazionali o alcuni problemi neurologici.

La PET Therapy, letteralmente terapia con animali, ossia terapia basata sull’interazione uomo/animale, non si presenta esclusivamente come una terapia a sé, ma si pone come un intervento sussidiario che aiuta, rinforza, coadiuva e arricchisce altre terapie.

Infatti, la presenza di un animale a supporto di un qualsiasi altro tipo di terapia socio-sanitaria favorisce l’approccio tra le figure medico-sanitarie ed il paziente.

Il rapporto tra l’uomo e l’animale è stato sempre molto forte sin dai tempi della preistoria, tempi in cui già gli uomini primitivi si servivano degli animali per procurarsi del cibo, per lavorare o per controllare greggi e armenti.

Nonostante ciò, solo a partire dal 1792, grazie allo psicologo inglese William Tuke, che incoraggiò i suoi pazienti affetti da disturbi mentali a prendersi cura di animali, cani, gatti, cavalli, conigli o altro, iniziano ad essere considerati come una fonte di benessere per l’uomo.

Nel 1875 invece il medico francese Chessigne, prescrisse per la prima volta l’equitazione per problemi neurologici, ma solo nel XX secolo la PET Therapy assume un importanza di rilievo mondiale.

Infatti, gli studi elaborati dallo psichiatra infantile Boris Levenson nel 1953, hanno rafforzato in maniera univoca l’importanza che può avere il prendersi cura di un animale per migliorare la capacità di trasmettere calore affettivo, ridurre l’ansia e la depressione, in quanto l’interazione con un cane, un cavallo o un qualsiasi altro animale da affezione, stimola la sensibilità, la curiosità, la creatività e la capacità di osservazione.

Pertanto, dietro ogni gesto d’amore che regaliamo ai nostri “amici pelosi” non c’è solo un beneficio per loro, ma una cura per la nostra anima.

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