Ecco perché dire ”parli a vanvera” sia il peggior insulto, e non solo!

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La vanvera era una guaina, con un serbatoio terminale che aderiva ai glutei delle nobildonne e veniva messa sotto le ampie vesti in uso ai tempi della serenissima. Questo permetteva alle dame di ”emanare peti” in tutta libertà senza alcun imbarazzo e senza detestare alcun sospetto. Bastava poi ogni tanto ritirarsi in qualche calle (strada poco agevole) solitaria, dicendo di andare alla toilette, e grazie ad una valvola lasciar fuoriuscire i miasmi. Da qui il detto ”parlare a vanvera” sinonimo di parlare con l’ano, abitudine ancora oggi molto diffusa, nonostante, ovviamente, la vanvera non si usi più!

 

Non usavan i vecchi nostri far le cose a vánvera” con questa frase Alessandro Allegri, sul vocabolario della Crusca, spiega esplicitamente così l’utilizzo del termine “Vánvera”, che significa, come tutti sappiamo: parlare “a caso, all’aria“.

Ma ancor più divertente, e oserei dire quasi geniale, è stata un’invenzione simile: La Piritera.

Di simile utilizzo quindi, la Piritera, la quale però non andava appoggiata alle natiche ma bensì aveva una cannula per essere infilata direttamente nell’ano dell’utilizzatore. Il suo utilizzo, purché simile, non era del tutto uguale, infatti se la Vanvera si usava per nascondere le proprio emissioni di peti, la Piritera serviva quasi ad annunciarlo. La sua particolare funzione infatti, era quella di trasformare il suono delle flatulenze in suono armonioso e angelico di cinguettii di adorabili uccellini. Non a caso, la loro forma, riprendeva proprio quella degli uccellini.

Invenzione forse ancora migliore invece, è stata la Piritera Da Alcova la quale si usava in due, in coppia, ed era una sorta di tubo con imbuto che andava posizionato fra le lenzuola delle coppie, e consentiva agli sposi, magari freschi di nozze, di scaricare all’esterno i frutti dei banchetti senza ammorbare l’aria di sgradevoli miasmi intestinali.