Pentagono riduce truppe USA a 2500 in Iraq (video)

Mentre Joe Biden sceglie i suoi ministri, Trump gioca l'ultimo scacco al suo successore ordinando un ritiro delle milizie che potrebbe mettere in difficoltà il nuovo presidente

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Il Pentagono riduce le truppe statunitensi in Medio Oriente come stabilito a fine novembre. L’ordine rilasciato in adempimento alla promessa elettorale del Tycoon è entrato in vigore venerdì 15 gennaio col proposito di cessare le “guerre infinite” degli Stati Uniti. Intanto, Biden lamenta tensioni con il Dipartimento della Difesa e incassa il nuovo “scacco” del repubblicano Trump.

Perché il Pentagono riduce le truppe?

Il Pentagono riduce le truppe in Medio Oriente come stabilito a fine novembre da Donald Trump. Con questa decisione, il presidente uscente vuol dimostrare di adempiere alla promessa elettorale a suo tempo fatta di cessare le “guerre senza fine” del Paese. Almeno questo ha riferito l’advisor per la sicurezza Robert O’Brien. Più precisamente, l’ordine è entrato in vigore venerdì 15 gennaio e riguarda i contingenti statunitensi in Afghanistan e Iraq. A tal proposito, EuroNews ha osservato che: “Quasi vent’anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle, da gennaio 2021 gli Stati Uniti ridurranno la loro presenza militare in Afghanistan di quasi la metà, passando da 4500 a 2500 uomini e in Iraq da 3000 a 2500“.

Lo zelo del Pentagono

Ansioso di raggiungere l’obiettivo Trump ha twittato il licenziamento del Segretario alla Difesa Mark Esper che si era detto contrario a un ritiro in tempi così brevi. Contestualmente, Trump ha annunciato la nomina del suo uomo di fiducia Christopher Miller, già direttore dell’Antiterrorismo, che ricoprirà l’incarico ad interim. Mentre lo scorso novembre il Dipartimento della Difesa aveva inoltrato il warning order della Casa Bianca ai comandi dei contingenti USA in Medio Oriente. A quel tempo, era stato lo stesso Miller a comunicare la decisione alla stampa: “Tutte le guerre finiscono e ora è il momento di tornare a casa”. In questo modo, aveva sottolineato l’uomo fidato di Trump, si sarebbe evitato “l’errore strategico del passato“. Ciò nonostante, Miller aveva assicurato che la guerra non fosse finita e che gli Stati Uniti avrebbero proseguito la battaglia ad al-Qaeda come a qualsiasi altro gruppo terroristico.


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Le parole di Miller

In proposito, l’agenzia askanews ha riportato le dichiarazioni del capo della Difesa ad interim a una conferenza con la stampa. Nell’occasione Miller aveva spiegato che “La riduzione del numero delle forze Usa in Iraq rispecchia le maggiori capacità delle forze di sicurezza irachene“, soprattutto nell’affrontare “la minaccia posta dall’Isis“. Poi, l’uomo di Trump aveva osservato che “Il governo iracheno e quello americano hanno concordato sul fatto che l’Isis rimane una minaccia e che la presenza americana e della Coalizione resta vitale“. Pertanto, ha concluso Miller, le truppe statunitensi combatteranno il terrorismo sostenendo “le forze partner con forza aerea e intelligence“.

Il timore internazionale

Ad ogni modo, un ritiro delle truppe così repentino preoccupa soprattutto gli alleati. Come ha riportato EuroNews, “Per il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg l’Afghanistan rischia di diventare nuovamente una base per i terroristi internazionali“. In effetti, la decisione non è stata accolta con entusiasmo nemmeno dai parlamentari repubblicani. Ad esempio, Mac Thornberry, capo della commissione Forze Armate della Camera, ha definito il richiamo delle truppe “un errore”. E la preoccupazione è condivisa anche dal fedelissimo Senatore Mitch McConnell, l’onorevole a capo dei repubblicani in Campidoglio. In particolare, McConnell ha parlato di “favore a chi vuole fare male” agli USA. Mentre EuroNews ha riferito che il Senatore “In un intervento al Congresso ha detto di temere una partenza umiliante come quella da Saigon (Vietnam, n.d.r.) nel 1975 e che le conseguenze di questa azione prematura potrebbero essere peggiori di quelle prodotte dal ritiro dall’Iraq nel 2011 sotto l’amministrazione Obama“.

Pentagono ritira le truppe: mossa ponderata?

Secondo il Washington Post, Trump avrebbe ricevuto un rapporto classificato nel quale i generali avrebbero sconsigliato di ridurre le truppe in Afghanistan. Le truppe statunitensi “presidiano” il territorio dall’ottobre 2011, diretta reazione al drammatico attentato alle Torri Gemelle. In precedenza, le truppe dell’esercito era concentrate in Iraq fin dal 2003. Ma come ha osservato EuroNews, “L’Afghanistan è ancora una polveriera nonostante sia stato messo in piedi sotto l’egida statunitense un accordo fra talebani e governo locale per convivere in pace“. Del resto, “I primi sono pronti ad approfittare della partenza degli americani per riprendere il totale controllo del Paese”.

Pentagono ritira le truppe per accordo coi talebani?

Nel marzo 2020, gli Usa avevano iniziato a Doha le trattative con i talebani per porre fine 19 anni di conflitto. Tra i termini dell’accordo, gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a ritirare le proprie truppe dall’Afghanistan entro i successivi 14 mesi. A suggellare l’intesa, Washington aveva subito richiamato gran parte del suo contingente riducendolo a circa 8.600 unità. In questo modo, sarebbero rimasti su suolo afghano “solo” dai 2 ai 4 mila soldati americani, soprattutto delle forze speciali come controffensiva agli jihadisti di al Qaida e Isis. All’epoca, il Segretario di Stato Mike Pompeo aveva definito l’intesa come un importante “banco di prova” che avrebbe determinato tutti i successivi rapporti tra i due Paesi. Mentre Trump aveva commentato: “Se i talebani e il governo afghano saranno all’altezza di quegli impegni avremo un percorso forte verso la fine della guerra in Afghanistan e per riportare a casa le truppe“.

Le parole di Trump

Poi, il presidente aveva aggiunto: “Quegli impegni rappresentano un passo importante per una pace durevole in un Afghanistan nuovo, libero da Al Qaida, dall’Isis e da ogni altro gruppo terroristici impegnato a colpirci“. E concluso: “Alla fine spetterà al popolo afghano lavorare per il suo futuro. Noi lo invitiamo a cogliere questa opportunità per la pace e un nuovo futuro per il suo Paese“. Mentre la Nato aveva auspicato che l’avvio dei negoziati afghani potessero condurre “a un accordo di pace duraturo e complessivo che metta fine alla violenza, salvaguardi i diritti umani di tutti gli afghani, compresi donne e bambini, rispetti lo stato di diritto, e assicuri che l’Afghanistan non sia mai più un rifugio sicuro per i terroristi”.

Perché tanta fretta?

A ben vedere, però, il “siluramento” di Esper è avvenuto ad appena cinque giorni dall’insediamento alla Casa Bianca del suo successore Joe Biden. Il che fa pensare se la mossa sia fatta in rispetto degli accordi con i talebani oppure se nasconda un intento più “subdolo”. Soprattutto dopo le indiscrezioni di fonti vicine a Washington secondo cui consiglieri del presidente avrebbero sconsigliato un ritiro immediato. Dal canto suo, il neoeletto Biden lamenta una scarsa collaborazione del Pentagono ancor prima di insediarsi ufficialmente. Così, mentre il democratico è impegnato a raccogliere l’approvazione degli altri capi di Stato e a creare la propria squadra di governo, un’irriducibile Donald Trump continua a spadroneggiare. Insomma, una Nazione due leader. Altro che American United.


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Le ultime cartucce di Trump?

In effetti Trump sembra tutt’altro che sconfitto, anzi. Il presidente non è intenzionato a sprecare i suoi ultimi giorni di mandato, come dimostra la recente minaccia di elargire nuove sanzioni alla Cina. A maggior ragione se può sferrare qualche ultimo colpo basso alla prossima amministrazione Biden. Dal canto suo, il neoeletto Joe Biden sostiene che l’atteggiamento infantile dei repubblicani mette a rischio la stessa sicurezza nazionale. A tal proposito, il democratico aveva rilasciato una serie dichiarazioni ai giornalisti a seguito di un vertice con i propri consiglieri sulla sicurezza nazionale. In particolare, aveva commentato: “In questi quattro anni abbiamo assistito al danneggiamento della leadership americana nel mondo, e delle nostre alleanze, a causa di una politica di isolamento. La verità è che nessuna sfida può essere vinta da alcun Paese se agisce da solo”.

Le rimostranze di Biden

Al momento non abbiamo tutte le informazioni necessarie riguardo le aree chiave per la sicurezza nazionale“, ha soggiunto il nuovo presidente. E ancora: “Dal mio punto di vista, è estremamente irresponsabile”. Poi, Biden ha commentato: “Ci serve conoscere il budget pianificato dalla Difesa e dalle altre agenzie in modo da evitare fasi di confusione di cui potrebbero approfittare i nostri avversari”. Comunque, i timori dei democratici non sembrano del tutto infondati vista la riluttanza dimostrata da Trump nel riconoscere a Biden il ruolo di suo successore.


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Pentagono riduce le truppe: il commento

Qui il sito ufficiale dell’ambasciata USA in Iraq.

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