Pena di morte per reato di stupro: Bangladesh in rivolta

Una novità inaspettata

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Se combattere la violenza non passa mai di moda, è anche certo che i modi per combatterla sono pressoché infiniti. E’ inoltre da tenere a mente che la violenza richiama altra violenza, quindi, il modo più utile per lottare contro il fenomeno, non dovrebbe comprendere alcun tipo di atto d’aggressione od oppressione. Questa morale, fa discutere ancora oggi tutto il mondo. E non solo. Essa funge spesso da motivazione radicata dietro vere e proprie leggi. Probabilmente, tutto ciò è stato discusso in Bangladesh, paese nel quale, da oggi, è stata approvata la pena di morte per reato di stupro.

La nascita di una nuova legge

A richiedere a gran voce provvedimenti contro la violenza sessuale, sono state una serie di proteste tenutesi nel paese soprattutto nel corso degli ultimi mesi. Queste, non sono che il frutto di un grave fenomeno che va sempre di più a intensificarsi, in maniera seriamente allarmante. Addirittura, secondo Ain o Salish Kendra, associazione che si batte per i diritti delle donne nel paese, tra gennaio e agosto gli stupri sarebbero stati 889 e almeno 41 i decessi a causa della violenza subita. Prima di oggi, la massima pena contro il reato di stupro, era l’ergastolo. Unica eccezione, il caso di morte della vittima. In tale circostanza, si procedeva alla pena capitale. Adesso, quest’ultima, potrà essere attuata anche in assenza di decesso della persona colpita.
Un numero che conferma ancora una volta quanto ci sia ancora bisogno, nel nostro millennio, di parlare di violenza, e di combatterla.

In particolare, di recente le proteste si sono fatte sentire ancora di più nella città di Dhaka. Un’onda di voci che non ha mai smesso di infrangersi contro lo scoglio degli stereotipi di genere e della resistenza all’aiuto. Perché purtroppo, ancora oggi, di frequente risulta più semplice voltarsi dall’altra parte, piuttosto che porgere la mano a chi ha bisogno di rialzarsi.

Pena di morte per reato di stupro: un autentico passo avanti?

Sicuramente, il fatto che la pena nei confronti dell’aggressione sessuale sia salita di grado, fa passare un messaggio fondamentale. Quello che, la sensibilizzazione su questo tema è fortunatamente in aumento. Ci si sta finalmente alzando per dire no, per urlare basta contro l’atrocità della violenza. Tuttavia, è doveroso aprire una riflessione, quella che ha aperto questo articolo. Non è forse, provocare la morte di un uomo, un atto stesso di violenza?

pena di morte per reato di stupro

Quando si parla di pena di morte, in generale, si è soliti a ragionare in un’unica direzione. Si vede quest’atto come a una maniera definitiva di punire un uomo, in seguito a un reato commesso. Naturalmente, ciò è indiscutibile. Specialmente quando si parla di un fatto così grave come lo stupro, non si può assolutamente negare l’estrema gravità di ciò che è stato commesso. Ad ogni modo, non tocca a noi vestire i panni dei giudici. Ciò che però dovremmo fare, è ragionare in maniera critica.


“Gesù Cristo sono io”: combattere la violenza


L’arma migliore per combattere la violenza, è l’educazione, la conoscenza. La lotta contro di essa comincia nel praticare la parità di genere e l’importanza dei diritti umani, ogni singolo giorno della nostra vita. Se la violenza richiama altra violenza, è davvero uccidendo un’altra persona, dunque vestendo i panni del carnefice, che possiamo combatterla? La pena di morte per reato di stupro, rappresenta realmente un progresso?
Teniamo a mente che la violenza ha infiniti volti, e per riconoscerli e combatterli, dobbiamo piantare radici fertili. Dobbiamo far sì che l’albero della cultura cresca forte e resistente, in modo che più vite possibile possano trovare riparo tra i suoi rami.

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