Pena di morte in Iran: calpesta i diritti umani

La pena di morte in Iran sta diventando un'abitudine, soprattutto fra persone che non hanno commesso reati

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pena di morte in Iran

L’ennesima tragica notizia arriva dall’Iran: è stato impiccato il giornalista Ruhollah Zam. Come accade di continuo, la pena di morte in Iran è spesso accompagnata da accuse infondate. Tuttavia, agli iraniani non interessa se mancano le prove, se uno “merita di essere impiccato”, questo deve avvenire. I diritti umani continuano ad essere calpestati, in un paese in cui nessuno può tenersi stretta la propria dignità di uomo, soprattutto se questa persona spaventa il governo iraniano.

Quanto è diffusa la pena di morte in Iran?

Nel 2019, ci sono state 251 esecuzioni in Iran. 8 di queste sono state uccise per “inimicizia verso Dio” e 2 per “diffusione della corruzione sulla terra”. Quest’ultimo reato viene spesso inflitto a persone che sono accusate di famigerati spionaggi. Come è accaduto anche nel caso di Ruhollah Zam, questi reati politici non hanno mai delle vere prove. In Iran non hai diritto a un vero processo. La confessione che ti porterà alla morte, ti viene estorta sotto tortura. E’ quello che è successo anche a Ahmadreza Djalali, che da giorni aspetta la fine della sua vita. L’unica prova che il governo ha contro di lui è una dichiarazione fatta sotto tortura e ricatto. Inoltre, continuano le uccisioni per i minorenni: l’Iran uccide i bambini. Nessuno merita di morire per crimini che non ha mai commesso, nessuno merita di morire e basta.

I diritti umani non esistono

Un giorno, la famiglia di Javad Khosravanian viene informata di una tragica notizia. Khosravanian era deceduto dopo il suo arresto avvenuto qualche giorno prima. Secondo le notizie l’uomo stava benissimo, era in ottima salute. Che cosa può essere successo? Nei dati della pena di morte in Iran non sono segnate tutte quelle morti che avvengono in segreto. Dopo ore di maltrattamenti e fustigazioni, numerosi prigionieri si lasciano andare alla morte. Infatti, durante gli interrogatori sono molto diffuse torture e maltrattamenti. Decine di persone sono state fustigate per furto, o per aver manifestato pacificamente, o per aver tradito il partner. In Iran se sei omosessuale muori. Se tradisci il tuo compagno vieni frustato e rischi di morire. In Iran se ti arrestano, perdi completamente la tua dignità di essere umano.

Dalla pena di morte in Iran ai crimini contro l’umanità

Le autorità iraniane continuano ad essere responsabili di crimini contro l’umanità. Migliaia di dissidenti politici sono spariti e nessuno saprà mai dove si trovano o dove sono sepolti. Tra il luglio e l’agosto del 1988, migliaia di persone sono morte dopo delle esecuzioni extragiudiziali di massa. Molti dei funzionari accusati di aver causato queste sparizioni di massa, continuano a ricoprire cariche importanti. Per citarne uno, Alireza Avaei è rimasto ministro della Giustizia dell’Iran. Come può esserci giustizia in un paese in cui è la giustizia stessa ad uccidere? Se poi apriamo il paragrafo “libertà d’espressione”, il numero dei morti aumenta. A novembre del 2019, la polizia iraniana ha represso numerose proteste, uccidendo più di 300 persone. Tra queste 300 persone c’erano diversi bambini.

Manifestazioni pacifiche e arresti arbitrari

Centinaia di persone sono finite in carcere per aver manifestato pacificamente. Si tratta di arresti che non hanno alcun senso. Tra questi arresti, almeno 240 hanno coinvolto avvocati, difensori dei diritti umani, ambientalisti, femministe e naturalmente, persone che volevano la verità che si meritavano. Non troveremo immagini o video di queste proteste e nemmeno della brutalità con cui la polizia le ha represse. Questo perché durante ogni manifestazione, le autorità iraniane bloccano internet per impedire la diffusione di prove contro il governo. Vi dico un’ultima cosa che probabilmente non vi sorprenderà: in Iran i gruppi per la difesa dei diritti umani sono vietati.


Ruhollah Zam è stato impiccato questa mattina presto