Si moltiplicano le supposizioni sulle possibili misure che il governo di Pechino potrebbe adottare per affrontare le proteste a Hong Kong che vanno avanti ormai da undici settimane.

In seguito allo sciopero generale che ha bloccato la città il 5 agosto, la settimana scorsa il Global Times, testata giornalistica vicino al Partito cinese, ha riportato la notizia di una massiccia esercitazione della polizia cinese che ha coinvolto circa 12,000 agenti nella città di Shenzhen, al confine con Hong Kong. Nelle immagini, gli agenti sono in tenuta antisommossa e stanno affrontando una folla di persone dotate di bastoni, mascherine ed elmetti gialli come quelli in dotazione ai manifestanti a Hong Kong.

Ufficialmente l’esercitazione è in preparazione dei festeggiamenti per il 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese che si terrà in ottobre.

Nella giornata di lunedì, mentre i manifestanti occupavano l’aeroporto di Hong Kong, sempre il Global Times ha pubblicato un video che mostra veicoli militari della Polizia Armata del Popolo di vari tipi – tra cui carri armati – entrare a Shenzhen.

Ancora una volta si tratterebbe di un programma di esercitazioni in larga scala come affermano fonti ufficiali ma nello stesso articolo viene specificato che il compito della Polizia Armata è quello di “affrontare le rivolte, scontri violenti e illegali, attacchi terroristici e pericoli per la sicurezza sociale”

Pechino, secondo gli osservatori, starebbe insomma “flettendo i muscoli”.

Al di là delle supposizioni, Pechino non ha ancora fatto sapere ufficialmente quali sono i sui veri piani.

Continuano le proteste antigovernative a Hong Kong – Indetto sciopero generale per bloccare la città

L’opzione di un ricorso all’esercito e di una repressione aggressiva sono da escludere

Il ricorso alle forze armate non sembra però una reale opzione.

Il professor Steve Tsang, direttore del SOAS China Institute di Londra ed esperto in storia e politica cinese, ha detto in un’intervista a France24 che la diffusione del video che mostra i mezzi militari al confine serve chiaramente a recapitare il messaggio che se la situazione dovesse sfuggire di mano al governo di Hong Kong, la Cina è pronta ad intervenire. Si tratta quindi di una strategia psicologica.

Kerry Brown, professore di politica cinese al King’s College di Londra, concorda sul fatto che un eventuale schieramento dell’esercito è una mossa troppo azzardata per Pechino soprattutto in un’ottica di costi-benefici. Il prezzo di una “seconda Tiananmen” sarebbe infatti troppo alto da pagare in termini di reputazione.

Il Partito cinese nel corso degli anni, a partire dal governo di Hu Jintao, ha lavorato molto per dare alla Cina l’immagine di una potenza non aggressiva e rassicurare la comunità internazionale del fatto che la sua sarebbe stata “un’ascesa pacifica” e non può quindi permettersi di vanificare questi sforzi.

Gli effetti negativi di un’eventuale repressione aggressiva si riscontrerebbero anche in campo economico

Hong Kong rappresenta un importante polo finanziario per la Cina e gode al momento dello status di economia libera di mercato, non dipendente cioè da un governo centrale.

Investitori stranieri potrebbero perdere fiducia in questo sistema se percepissero una sempre maggiore influenza della Cina continentale sulla città. Questo danneggerebbe proprio le stesse aziende cinesi con sede a Hong Kong che ricevono capitali di investimento stranieri.

Come si legge in un editoriale dell’Economist, sebbene nel corso degli anni la Cina sia riuscita a spostare i suoi affari “verso l’interno” – grazie allo sviluppo di poli finanziari come Shanghai e Shenzhen – è consapevole che non può ancora rinunciare a Hong Kong.  

Al momento la responsabilità resta nelle mani della polizia locale

I portavoce del Ministero degli Esteri cinese hanno più volte affermato che Pechino appoggia pienamente tutte le decisioni che il governo di Hong Kong prenderà per affrontare la situazione. Al momento tutto sembra essere nelle mani della polizia locale che però è stata più volte condannata per l’uso della forza contro i manifestanti e per le misure eccessive come lancio di lacrimogeni ad altezza uomo e in spazi chiusi, uso di proiettili di gomma e cariche con manganelli.

Recentemente i media hanno riportato casi di arresti fatti dalla polizia con agenti sotto copertura tra i manifestanti, notizia confermata anche dal vicecommissario responsabile delle operazioni di polizia Chris Tang Ping-keung durante una conferenza stampa.

Non è stato specificato quanti agenti sotto copertura sono stati utilizzati e in quali specifiche operazioni. Un video rilasciato dall’agenzia di stampa Hong Kong Free Press mostra appunto un arresto effettuato da un agente vestito in abiti civili, con una maglietta nera, un elmetto giallo e il volto coperto da una mascherina, abbigliamento adottato dai manifestanti.

Icarus Wong, attivista per i diritti umani e portavoce di Civil Rights Observer, ha dichiarato che si teme che gli agenti sotto copertura agiscano come istigatori prima di effettuare gli arresti.

Riapertura aeroporto di Hong Kong dopo le proteste

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