Pearl Harbor: la storia vera della tragedia che sconvolse l’America

Pearl Harbor non è, purtroppo, un film basato su pura fantasia: l'opera nasce da una tragedia reale. Ecco la storia vera ed i retroscena della celebre operazione militare.

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Va in onda stasera su La7 “Pearl Harbor”, film ispirato ad una delle vicende più terribili della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta dell’attacco che le forze aeronavali giapponesi eseguirono contro la base militare americana di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii: l’attacco avvenne in assenza di una dichiarazione di guerra fra le due nazioni, con gli USA che nemmeno erano entrati a far parte del conflitto mondiale e che iniziarono dunque a combattere soltanto dopo questo tremendo attacco. Chiaramente il film è romanzato, alla narrazione reale vengono aggiunti elementi verosimili ma non verificati per quanto riguarda personaggi ed interazioni fra di loro, ma la tragedia è reale: ecco di preciso cosa accadde.

Essendo localizzato appunto nelle Hawaii, zona che fa effettivamente parte degli Stati Uniti ma che è estremamente decentrata rispetto al resto della nazione federale, l’esercito che stazionava presso la base di Pearl Harbor viveva una vita decisamente tranquilla: la base non aveva mai attirato attenzioni particolari, non era mai stata interessata da attacchi rilevanti in passato ed i militari che ne facevano parte nemmeno avevano avuto oneri troppo pesanti. Fu proprio per queste condizioni da “guardia abbassata” che l’ammiraglio Isoroku organizzò l’operazione Z, attacco avente lo scopo di annientare la flotta statunitense in maniera preventiva prima che la guerra entrasse nel clou.

I retroscena dell’operazione sono abbastanza chiari: il Giappone era già ufficialmente schierato dalla parte dei nazisti mentre per gli USA si vociferava un futuro intervento sul versante opposto. Ma gli interessi internazionali erano l’ultima delle spiagge: la questione principale era il desiderio espansionistico del Giappone dell’epoca, che aveva deciso di mettere le mani sul resto dell’Asia e che approfitto della Seconda Guerra Mondiale per farlo. Gli USA appoggiarono apertamente l’UK, nazione che si impegnò nel cercare di limitare il più possibile le mire espansionistiche del Giappone, e la loro posizione si fece netta soprattutto quando l’impero asiatico decise di non intervenire più sul fronte tedesco-sovietico ma di occuparsi esclusivamente della questione asiatica, conquistando tutti i territori che circondavano la Cina al fine di isolarla.

Gli USA reagirono infatti a questa decisione con il divieto d’importazione di tutti i principali prodotti dal Giappone: la decisione, presa proprio nel ’41, mise in ginocchio l’economia giapponese che a quel punto doveva decidere se accettare di fare una marcia indietro così che il provvedimento venisse sorpreso o reagire con l’attacco. Alla fine la scelta ricadde sulla seconda opzione, con l’ideazione e la messa in pratica della cosiddetta “operazione Z”: il 7 dicembre 1941 avvenne dunque l’attacco a tradimento, con lo scopo dichiarato di “indebolire a tal punto la flotta statunitense per fare in modo che le sorti della guerra fossero scritte dal giorno uno, ma farlo evitando uno scontro con l’apparato bellico centrale americano, dotato di risorse di molto superiori a quelle giapponesi”.

Le conseguenze di Pearl Harbor sul lungo termine

L’operazione Pearl Harbor, in sé e per sé, fu un successo: la base ed i suoi militari furono annientati e molte delle battaglie successive fra USA e Giappone videro conseguentemente i nipponici come vincitori, ma a che prezzo? Molto alto, ovviamente: l’azione militare fu infatti la radice del forte odio anti-asiatico che ha attanagliato gli USA per anni e che ancora condiziona la nazione federale, in cui ciò che è asiatico continua ad essere visto male – seppur la situazione sia migliorata col tempo.

Non appena gli USA si furono organizzati, inoltre, le sorti della guerra iniziarono a propendere per loro: si arrivò poi alla terribile vendetta finale, quando gli Stati Uniti decisero di sganciare ben due bombe atomiche sul Giappone proprio alla fine della Guerra, colpendo anche proprio la terra in cui l’ammiraglio che aveva escogitato tutto si trovava quando la flotta giapponese distruggeva quella americana: Hiroshima.

La guerra fra USA e Giappone si concluse dunque nella maniera esattamente opposta rispetto a com’era iniziata, ma chiaramente non c’è paragone fra le due tragedie: l’attacco atomico ha coinvolto direttamente anche i civili e messo in ginocchio una nazione già sconfitta per decenni e decenni. Certo, è comprensibile la volontà di mettere fuori gioco un Paese che si era rivelato così pericoloso, imprevedibile e sleale, ma è chiaro che le proporzioni di questa seconda tragedia siano state maggiori.

Da sottolineare, infine, che proprio da tutto questo nasce il seme del sentimento che permetterà poi di affrontare senza problemi la guerra-truffa del Vietnam, operazione che meriterebbe però di essere affrontata in separata sede…

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