Pazienti in attesa di trapianto, quali i rischi?

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Pazienti in attesa di trapianto e donazione di organi- articolo di Loredana Carena-
surgeon with his fresh delivery

L’attuale pandemia ha aperto un nuovo scenario per le persone che attendono un trapianto

Il sistema donazioni e trapianti del nostro Paese ha subito solo una lieve decrescita durante il periodo di pandemia.

Come attestano i dati della Rete Nazionale Trapianti, durante i mesi più critici dell’emergenza sanitaria il numero dei donatori è sceso del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Alcune regioni, come il Piemonte e la Valle d’Aosta, invece, sono in controtendenza. Queste, infatti, hanno registrato un aumento di oltre il 20% rispetto al 2019.

I dati dimostrano come le strutture sanitarie di queste regioni, coinvolte nel processo di donazione – trapianto, siano state capaci di finalizzare le donazioni per il trapianto.

In questo modo si sono rispettate le necessità dei pazienti.

Inoltre il Ministero della Salute ha incluso i trapianti fra gli interventi di emergenza non sospendibili anche durante il periodo di crisi sanitaria.

Qual è il livello di rischio dei pazienti in attesa di trapianto?

Recenti studi clinici evidenziano che l’attuale pandemia ha aumentato di circa 2 – 3 punti il livello di rischio di complicazioni nei pazienti in attesa di trapianto.

I fattori di rischio sono l’età, il sesso maschile, le patologie connesse alla necessità del trapianto ed eventuali comorbilità.

La situazione di emergenza sanitaria ha reso quindi necessaria l’adozione di misure di tutela ancora più stringenti sia per i riceventi che per i donatori.

“La prima misura di sicurezza in corso di pandemia – sottolinea il professor Antonio Amoroso, coordinatore del Centro Regionale Trapianti della Regione Piemonte – si è indirizzata verso il paziente deceduto”.

Infatti è necessario escludere qualsiasi rischio di infezione virale per non arrecare danno al paziente ricevente, anziché beneficio.

Dallo scorso marzo tutte le persone in attesa di trapianto sono state accuratamente monitorate. Ciò è stato fatto in modo tale da non compromettere ulteriormente il loro sistema immunitario già deficitario.

Potenzialità di rischio

I rischi non sono legati soltanto all’immunodepressione. Dipendono anche dalla tipologia dell’organo da trapiantare.

Ad esempio il trapianto di fegato ha un numero di fattori di rischio inferiore a quello del polmone.

A ciò si aggiunge il fatto che alcuni pazienti in attesa di trapianto sono ospedalizzati o devono recarsi spesso in strutture ospedalieri. Questo fa sì che aumentino le probabilità di contrarre il virus.

“In epoca di pandemia – dichiara il professore Amoroso – è più sicuro sottoporsi a trapianto che attenderlo”.

Quali sono le misure preventive per i pazienti in attesa di trapianto?

Per i pazienti in attesa di trapianto o trapiantati valgono le stesse regole di protezione adattate dalla popolazione in generale.

Distanziamento sociale, igienizzazione frequente delle mani e uso della mascherina.

La Rete Nazionale Trapianti, inoltre, sta utilizzando, laddove sia possibile, la telemedicina, che consiste in visite in videoconferenza e non in presenza.

Questa procedura è stata accolta positivamente dalle associazioni che tutelano i diritti dei malati, preoccupate che, durante la pandemia, le visite dei pazienti potessero non essere regolari.

“La Rete dei Trapianti ha saputo far fronte efficacemente al contenimento dei costi (…) – conclude il coordinatore del Centro Regionale Trapianti della Regione Piemonte – seguendo sia i pazienti che necessitano di visite periodiche sia coloro in follow – up”.

La rete nazionale dei trapianti si è strutturata, quindi, in modo tale da poter seguire nel modo migliore i pazienti sia in ospedale che a domicilio.

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