Pau Gasol: 40 anni di classe

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Pallone NBA di Pau Gasol

Due titoli NBA con i Los Angeles Lakers, un oro mondiale nel 2006 con annesso titolo di MVP della manifestazione, tre titoli europei e tre medaglie olimpiche (due argenti e un bronzo). Basterebbero questi traguardi per capire l’impatto di Pau Gasol sul basket mondiale. Ma oltre i numeri c’è molto di più. Il catalano, fresco 40enne, è stato uno dei giocatori che ha proiettato la pallacanestro nel futuro e uno dei cestisti europei più forti di sempre. Ed è arrivato il momento di celebrare una carriera indimenticabile.

Gasol nasce a Barcellona il 6 luglio 1980 da una famiglia di medici. Primo di tre fratelli, coltiva fin da giovanissimo la passione per lo sport e per il basket in particolare. Da subito i suoi allenatori capiscono di trovarsi davanti a un talento unico nel suo genere, un “unicorno” alto 213 cm ma con mani dolcissime e una visione di gioco da playmaker.

Saranno proprio queste doti uniche a permettergli di entrare nel vivaio dei blaugrana e, dopo due ottime stagioni in prima squadra, a farlo sbarcare nella NBA. Nel 2001 gli Atlanta Hawks selezionano Gasol con la terza scelta assoluta e lo girano subito ai Memphis Grizzlies. Mai decisione fu più azzeccata per la franchigia del Tennessee. Reduci da anni di difficoltà e mancate qualificazioni alla post season, i Grizzlies promuovono lo spagnolo in quintetto e trascinati dal futuro Rookie of The Year raggiungono i playoff per tre delle sette successive stagioni.

Ma a Pau non bastano i playoff, lui vuole vincere. È così che dopo sette anni e mezzo forza la mano alla dirigenza per farsi cedere ai Los Angeles Lakers di Kobe Bryant. Ottenuto il trasferimento, impiegherà una manciata di partite per entrare nel cuore del capitano gialloviola e diventare un ingranaggio fondamentale della squadra che dopo aver perso la finale del 2007/08 contro i Boston Celtics vincerà i due successivi titoli NBA.

È il picco della carriera. Le successive stagioni saranno caratterizzate da alcuni infortuni, dal difficile rapporto con gli allenatori gialloviola (con Mike D’Antoni in particolare) e da un lungo girovagare che lo porterà ai Chicago Bulls (per due stagioni), ai San Antonio Spurs (dal 2016 al 2019) e ai Milwaukee Bucks prima dell’arrivo in questa stagione ai Portland Trail Blazers, squadra con cui però non scenderà mai in campo.

Capace di mettere insieme statistiche di tutto rispetto, come si legge su pokerstarsnews.it, Gasol non è stato solo un giocatore da “grandi numeri”. Grazie alla sua capacità di correre per il campo, al suo Qi cestistico e alle sue mani magiche, sia per il tiro che per il passaggio, lo spagnolo è stato uno dei primi lunghi ad aver favorito la transizione dal gioco interno a quello perimetrale che oggi caratterizza la Lega statunitense. Ma soprattutto è stato uno dei primi europei a diventare una stella in NBA, aprendo le porte all’arrivo delle decine di giocatori del vecchio continente che oggi popolano il basket a stelle e strisce.

Dicevamo che i numeri non sono fondamentali, ma hanno comunque la loro importanza. Gasol in carriera ha messo insieme oltre 550 doppie doppie, ha partecipato a 6 All-Star Game ed è stato inserito per quattro volte nell’All-NBA Team. In più rientra nel ristretto club di 47 giocatori ad avere realizzato in NBA almeno  20.000 punti, 10.000 rimbalzi, 3.500 assist e 1.500 stoppate.

Gasol stella della NBA dunque, ma anche, e soprattutto, del basket europeo e della nazionale spagnola. Pau ha collezionato record anche con la canotta delle Furie Rosse, vestita in 198 occasioni, trascinate alla vittoria di un mondiale e di tre europei. Numeri che fanno di lui il cestista con il maggior numero di punti realizzati e con più medaglie a livello continentale.

Negli ultimi anni, anche grazie a un “cervello” non convenzionale e a una cultura non comune per un atleta, l’iberico si è dedicato anche alla beneficenza: dal 2003 è ambasciatore UNICEF e nel 2012 il suo impegno nel sociale gli ha permesso di vincere il «J. Walter Kennedy Citizenship Award» e il «NBA Community Assist Award». Nel 2018 ha anche scritto la prefazione della biografia dell’amico ed ex compagno di squadra Kobe Bryant, leggenda dei Lakers scomparsa a inizio 2020.

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