Patty Hearst: il 18 settembre 1975 l’arresto dell’ereditiera diventata guerrigliera

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Patty Hearst è stata arrestata il 18 settembre 1975.

Il 18 settembre 1975, a 19 mesi di distanza dal giorno in cui era stata dichiarata una fuorilegge ricercata dall’FBI, Patty Hearst viene individuata e arrestata. La storia della ricca e bella ereditiera diventata una criminale-terrorista ha catalizzato su di sé le attenzioni dell’opinione pubblica e degli studiosi che hanno cercato di capire perché una giovane benestante e dal futuro radioso si sia trasformata in una vera e propria guerrigliera. Una vicenda che ha ispirato libri – tra cui le memorie della diretta interessata – anche un film, «La vera storia di Patty Hearst», con Natasha Richardson nei panni della protagonista.

Tutto ha inizio il 4 febbraio 1974 quando Patricia Hearst, discendente di una delle famiglie più ricche e potenti degli Stati Uniti (il nonno William aveva fondato un impero dei media) viene rapita quando ha appena 19 anni. La giovane si trova insieme al fidanzato Steve Weed nella sua casa di Berkeley quando all’improvviso un piccolo plotone di combattenti dell’Esercito di Liberazione Simbionese fa irruzione nella residenza, aggredisce Weed e porta via con la forza la ragazza. Quest’ultima è finita nel mirino di una pericolosa organizzazione di estrema sinistra che negli Anni ’70 sta gettando nel panico gli States rendendosi responsabile di azioni criminali. I suoi militanti avevano ad esempio assassinato Marcus Foster, preside di una scuola della città di Oakland.

La storia di Patty Hearst: da ereditiera a terrorista.

Tra le fila dei guerriglieri ci sono militanti di diversa provenienza sociale: dagli afroamericani agli anarchici, passando per esponenti dell’alta borghesia e sopravvissuti alla guerra in Vietnam. L’esercito è guidato da Donald De Freeze, nominato Generale delle Forze Armate, e il sequestro della ricca Hearst fa scalpore e fa temere il peggio per la sua incolumità.

La svolta criminale di Patty Hearst: «Ho scelto di restare e di lottare»

Patty Hearst dopo il rapimento viene rinchiusa, bendata, all’interno di uno sgabuzzino per quasi due mesi. Intanto l’Esercito di Liberazione Simbionese accampa una serie di pretese per il suo rilascio, chiedendo somme milionarie da destinare ai poveri. In realtà, sembra che l’obiettivo del gruppo armato sia quello di fare leva sull’influenza politica della famiglia della prigioniera per ottenere la liberazione di due membri che erano finiti in galera dopo il delitto Foster. Ronald Reagan, in quel periodo governatore della California, si rifiuta però di scendere a patti con lo SLA.

Il 3 aprile giunge un messaggio video che sconvolge i parenti della ragazza e lascia senza parole gli Stati Uniti. Patty Hearst vi compare ancora in vita e in buona salute e dichiara che le è stato chiesto di fare una scelta: il rilascio in un luogo sicuro oppure l’ingresso nell’Esercito di Liberazione Simbionese per lottare per la libertà sua e di tutti i popoli oppressi. La decisione è la seguente: «Ho scelto di restare e di lottare». A poche settimane da quelle sconvolgenti affermazioni, la giovane dimostra che fa sul serio. Viene immortalata dalle telecamere di sorveglianza di una banda mentre, imbracciando un fucile, dà ordini durante una rapina.

Hearst il 3 aprile 1974 dichiara di essersi unita a SLA.

È la conferma che l’ex modella, con il nome di battaglia Tania, ha deciso di armarsi e di combattere insieme all’organizzazione criminale. Immediatamente l’FBI la dichiara una ricercata ma per ben 592 giorni non riesce a catturarla. In questo lasso di tempo, l’ereditiera statunitense si macchia di rapine e attentati terroristici. Soltanto il 18 settembre 1975 giunge notizia dell’arresto di Patty Hearst, e da lì comincia una dura battaglia legale e si susseguono teorie, ipotesi e prove più o meno schiaccianti sui reali motivi che l’hanno spinta (o costretta) a diventare una militante di SLA.

Il processo, la condanna e l’indulto di Reagan

Durante il processo, gli avvocati di Patty Hearst portano avanti la tesi del lavaggio del cervello a cui sarebbe stata sottoposta la giovane dai suoi aguzzini che avrebbe fatto sorgere in lei la cosiddetta Sindrome di Stoccolma. L’imputata in diverse circostanze racconta e conferma di essere stata violentata durante la prigionia e di aver subito una pesante opera di indottrinamento da parte dei sequestratori fino a convincerla di essere una di loro. La difesa però deve fare i conti con una serie di prove eloquenti raccolte e mostrate dall’accusa.

Foreign fighter italiana condannata per terrorismo

Ci sono i filmati di tutte le rapine alle quali ha partecipato e soprattutto viene portato in tribunale un ciondolo recante l’immagine di una scimmia olmeca che le è stata donata dal leader dell’Esercito di Liberazione Simbionese, Donald De Freeze, e che la polizia aveva trovato nella borsa della donna al momento della cattura. Gli inquirenti sostengono che una persona abusata dal suo rapitore non conserverebbe mai un oggetto tanto caro a lui, dunque questa sarebbe la dimostrazione che non è mai stata presa con la forza ma che si è concessa volontariamente ai combattenti. Inoltre pesa su di lui l’essersi definita un «guerrigliero urbano» quando è stata arrestata, e il rifiuto di rispondere a più di 40 domande durante l’interrogatorio, appellandosi al quinto emendamento.

Il 20 marzo 1976 la giuria dichiara l’imputata colpevole e la sentenza la condanna a 35 anni di reclusione per rapina a mano armata, successivamente ridotti a 7 anni. Bisogna attendere fino al 1979 quando il Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter decide di commutare la condanna, sancendo il ritorno alla libertà della terrorista dopo 21 mesi di galera. Intanto si è sposata con Bernard Shaw, una delle sue guardie del corpo, durante una cerimonia che aveva suscitato un certo clamore mediatico e celebrata quando aveva lasciato il carcere su cauzione. Qualche anno dopo arriva anche l’indulto per mano di Ronald Reagan.

Patty Hearst oggi è una allevatrice di cani.

Patty Hearst, negli anni, ha scritto anche un libro di memorie, «Every Secret Thing», ha messo al mondo due figlie e si è dedicata all’allevamento di cani. Nel gennaio del 2001, poco prima della fine del suo mandato presidenziale, Bill Clinton le ha concesso la grazia. Ma gli interrogativi sul suo conto non sono mai terminati e non sono mai stati chiariti: ancora oggi ci si chiede cosa sia scattato nella sua mente o cosa sia realmente successo durante la prigionia per trasformare una bella ragazza benestante in una sanguinaria ribelle e guerrigliera.

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