Pasqua ortodossa. La fede religiosa tra i “cristiani d’Oriente”. Il caso russo.

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Oggi i credenti cristiani di fede ortodossa, i “cristiani d’Oriente” festeggiano la Pasqua, una settimana dopo che la stessa festività è stata celebrata nei paesi “d’Occidente”. Le popolazioni dell’Est celebrano abitualmente il Natale il sette di gennaio in quanto seguono il calendario giuliano e la Pasqua, sempre di domenica, facendo riferimento al calendario lunare. La Pasqua ortodossa non cade mai in coincidenza di quella ebraica.

Gli ortodossi, a differenza dei cattolici, non si riconoscono in un’unica figura politica e carismatica, come quella del Papa, ma hanno spesso, in ciascun paese, un Patriarca a cui i fedeli ed i vari “pope” fanno riferimento. Dei vari patriarchi ortodossi quello di Gerusalemme, di Istanbul e di Mosca sono i più eminenti ed importanti.

Le origini della chiesa ortodossa in Russia

La fede cristiana in Russia comparve verso la fine del nono secolo grazie a Vladimir il Santo principe di Kiev; questi, dovendo dare una religione al suo nascente principato consultò vari rappresentanti delle principali religioni del suo tempo. La candidatura dell’ebraismo a diventare religione di Stato venne subito accantonata, non appena alcuni ebrei gli dissero che il loro Dio li aveva scacciati dalla loro terra. Una prospettiva sicuramente poco interessante per uno Stato appena nascente. L’Islam gli venne presentato come una serie di restrizioni, dal rifiuto degli alcolici ed in particolar modo del vino e di una dieta che non contemplava tra i suoi piatti la carne di maiale, poco gli parve affine allo spirito del giovane popolo russo che amava e mangiar e bere senza che gli venissero poste limitazioni. I cattolici, attraverso alcuni delegati del Papa, quasi portarono dalla loro parte il principe di Kiev, se gli ortodossi dell’Europa centrale, in particolar modo i Bulgari, non gli fecero notare che la comunione cattolica non consisteva se non in una piccola particola di pane azzimo, mentre l’eucarestia ortodossa era rappresentata da pezzetti di pane e vino (nel rituale ortodosso l’Ultima Cena è riproposta con la comunione totale col corpo e col sangue di Cristo). Fu appunto la maggiore apertura dei riti, unita ad una pomposità delle chiese ortodosse rispetto alle contemporanee costruzioni cattoliche, a spingere Vladimir il Santo alla scelta di questa confessione, le cui caratteristiche principali più si avvicinavano allo spirito del suo popolo oltre che al suo gusto personale.

Rituali pasquali

Al di là della sontuosità ed alla tendenza all’eccesso della Chiesa ortodossa, alcuni fedeli di questa confessione cristiana mi hanno voluto palesare la loro scelta (come nei casi dei figli di madre ortodossa e padre cattolico) per la Chiesa d’Oriente per la maggiore spiritualità di quest’ultima. Nel caso della Pasqua, festività sentita forse anche più del Natale, le cerimonie seguono rituali lenti e molto coinvolgenti da un punto di vista emotivo e spirituale. La cerimonia della Vigilia di Pasqua, così come la Liturgia della mattina di Pasqua, durano spesso anche più di tre ore e vengono celebrate oltre che nella lingua nazionale, anche in greco e latino. Tra le letture la più importante è l’incipit del Vangelo di San Giovanni “In principio era il Verbo…”. Numerosi sono i canti che accompagnano la funzione, ma il solo strumento usato è la voce umana, il canto, che si libera tra i fili del leggero fumo dell’incenso che costantemente si può respirare in una chiesa ortodossa.

L’intera Quaresima ortodossa segue, inoltre pratiche spiritualmente molto più profonde di quelle attuate dai cattolici. Il digiuno consiste in una dieta a base di verdure ed in alcuni casi, durante la Settimana Santa è consentito mangiare solo del pane e bere solo acqua. Il Venerdì Santo è il giorno della “pulizia”, tanto del corpo e delle case private, quanto delle anime che si preparano all’evento pasquale. Il lunedì dell’Angelo, chiamato in Russia “lunedì dello Spirito” è una festa all’apparenza meno sentita dagli ortodossi, anche se ancora in questo giorno si può sentire, quasi per inerzia, la spiritualità del periodo precedente.

La religione ortodossa nella società russa

Quanto presentato in questo articolo, per quanto relativo in particolare all’ortodossia religiosa russa, vale in differenti misure e modalità per tutti gli altri paesi in cui viene seguita questa confessione. Anche se la popolazione in alcuni casi vede nelle cerimonie religiose ufficiali un evento “social”, il sentimento religioso di questi popoli, soprattutto durante queste festività è particolarmente profondo e sincero. Le chiese sono particolarmente affollate in queste giornate, ma molte sono anche le persone che le frequentano anche quando non si celebra un evento particolare. Nel caso russo, nello specifico, la scelta di una forma religiosa “adatta” all’anima di un popolo, operata dal principe Vladimir nel 899, sembra evidenziare quel legame tra religione e struttura sociale che non pochi studiosi hanno rilevato negli ultimi due secoli.

La religione ortodossa e lo Stato

Pur essendo molto presente nella popolazione la silenziosa guida della chiesa ortodossa questa non ha una diretta influenza nella vita sociale così come questa è regolata dallo Stato. E’ indubbio che un’organizzazione come quella che fa capo al Patriarcato di Mosca disponga di mezzi e possa contare su rapporti tali da influenzare la cultura ed il sentimento generale di un Paese, ma le ingerenze dirette nell’amministrazione dello Stato sono molto limitate rispetto a quanto è avvenuto con altre fedi religiose in altri contesti fino a pochi decenni fa. La Rivoluzione d’Ottobre ha sicuramente portato il clero russo in una posizione più defilata rispetto al centro del potere, ma ciò nonostante ha sempre rappresentato un punto di riferimento forte per la cultura del paese.

La Chiesa ortodossa e le altre religioni

Tanto poco influisce la Chiesa ortodossa nella vita dello Stato che in molti casi, nelle scuole, oltre alla possibilità di chiedere di rinunciare alle lezioni di “cultura ortodossa” (non “fede ortodossa”), vi è anche quella di chiedere di seguire dei corsi di “culture” religiose differenti (dall’Islam all’ebraismo al cattolicesimo). Oltre ad un’apertura interna con le varie minoranze religiose è sempre attivo il dialogo con altre confessioni anche all’estero, cercando spesso con queste momenti di meditazione, riflessione e preghiera comuni (anche se non è stata mai celebrata una cerimonia religiosa di altre fedi a cui partecipassero anche gli ortodossi).

La radice profonda del presente

La Chiesa ortodossa rappresenta quindi, per molti seguaci di questa fede, sicuramente una più o meno conscia identità morale storica e culturale, ma è anche, in un certo qual modo un rifugio, un luogo nel quale è possibile ritrovarsi (con gli altri ed in sè) e soprattutto non disperdersi, per quanto altre forze sociali stiano modificando in vari modi le società in cui questa fede è professata. E’ come se sulle radici di una fede scelta più di mille anni fa da molti popoli dell’Europa orientale si vada formando la certezza di una identità, una coscienza della comunità cui si appartiene ed una forza morale; se questa, da un lato, non può che irretire e bloccare l’avanzare di modelli culturali nuovi e alternativi (per citare un esempio su tutti, la scarsa apertura al riconoscimento, anche da parte dello Stato, delle unioni tra omosessuali), dall’altro sembra facilitare l’apertura al nuovo e potrebbe anche aiutare a formare una coscienza di sé che è ad un tempo presupposto e conseguenza del rapporto con l’altro.

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Sono Vittorio Musca, ho 39, sono originario di Torchiarolo, in provincia di Brindisi e vivo a Bologna anche se negli ultimi anni per studio o lavoro ho vissuto in Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Ho conseguito due lauree. La prima in Scienze Politiche e la seconda in Lettere. Parlo inglese, italiano, spagnolo, tedesco e polacco. Mi piace leggere, prevalentemente classici della letteratura e della filosofia o libri di argomento storico, suono il clarinetto e provo, da autodidatta ad imparare a suonare il piano. Mi piacciono il cinema ed il teatro (seguo due laboratori a Bologna). Ho pubblicato un libro di poesie, "La vergogna dei muscoli, il cuore" e ho nel cassetto un paio di testi teatrali e le bozze di altri progetti letterari. Amo viaggiare e dopo aver esplorato quasi tutta l'Europa vorrei presto partire per l'Africa ed il Sud Est asiatico, non appena sarà concluso l'anno scolastico, essendo al momento impegnato come insegnante. I miei interessi sono vari (dalla letteratura alla politica, dalla società al cinema, dalla scuola all'economia. e spero di riuscire a dedicarmi a ciascuno di essi durante la mia collaborazione con peridicodaily.

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